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Qualche giorno fa si è svolto un incontro, sia online che in presenza, tra il personale del 118 di tutta la Regione Calabria, coinvolto nel passaggio ad Azienda Zero e i vertici delle Aziende Sanitarie Provinciali.

 ( nella foto in apertura le ambulanze del 118 )

L’obiettivo dichiarato era quello di dissipare i dubbi del personale sulla bontà della gestione della nuova struttura che ingloberà i dipendenti.

Le domande sollevate sono state numerose, ma una in particolare – a giudizio della scrivente O.S. – ha messo in evidente difficoltà il sistema.

È stato chiesto: “Una figura professionale specifica (medico, infermiere, autista-soccorritore) che aderisce ad Azienda Zero, qualora subisse un infortunio permanente che non le consenta più di svolgere la propria mansione, dove verrebbe ricollocata, considerando che Azienda Zero non dispone di altri ambiti operativi come invece accade nelle ASP territoriali?”

A questa domanda la Dirigenza non ha saputo fornire alcuna risposta.

Priva di argomentazioni, la parte datoriale ha mostrato evidente imbarazzo, ha abbandonato la sala con la scusa di impegni improvvisi, ha creato grave disagio per la controparte che aspettava risposte e rassicurazioni.

Un comportamento che lascia intuire quale sia – o non sia – il reale valore attribuito ai dipendenti all’interno di una riorganizzazione portata avanti a tutti i costi, con la complicità di alcune organizzazioni sindacali che oggi, non a caso, stanno prendendo le distanze da un accordo affrettato e pasticciato, firmato peraltro solo da loro.

Emblematico il caso della Cisl FP Calabria (non la Cisl Medici), firmataria dell’accordo, che dopo aver finalmente ascoltato i lavoratori – evidentemente non informati in precedenza – ha inviato ai vertici di Azienda Zero una lettera dai toni durissimi.

Nella missiva vengono denunciate una miriade di criticità relative alla Centrale Operativa Sud: carenza di personale, gestione inadeguata del parco mezzi, insufficienza territoriale del servizio, necessità di percorsi formativi, fino ad arrivare alla prospettiva di criticità gravi e rischio collasso del servizio emergenza-urgenza nella stagione estiva 2026, riferita in questo caso ad entrambe le centrali operative calabresi.

Insomma, le poche OO.SS. che hanno firmato l’accordo stanno ora rivedendo le loro posizioni, trovandosi in difficoltà nel fare sintesi con i lavoratori comprensibilmente scontenti.

Troppo spesso i grandi sindacati tendono a banalizzare, convinti che una base elettorale ampia li esoneri dal confronto preventivo con i dipendenti.

Ma le persone non sono numeri asettici: ragionano, osservano e, prima o poi, come si suol dire, presentano il conto, soprattutto quando il tema è il lavoro, il sostentamento di famiglie, con la grave crisi economica attuale e quindi proprio in questo contesto il sindacato dovrebbe avere la funzione di garantire i diritti non di toglierli.

Forse è proprio questa la ragione che oggi spinge tali OO.SS. a un improvviso cambio di rotta.

Tornando alla sostanza, si sta delineando una forma anomala di trasferimento del personale tra aziende sanitarie pubbliche, verso Azienda Zero senza un chiaro quadro normativo e contrattuale uniforme a livello nazionale.

Il personale delle ASP si ritrova sottoposto alle direttive organizzative di Azienda Zero, con evidenti criticità legate ai protocolli di sicurezza sul lavoro, alle coperture assicurative, e a molte altre questioni tutt’altro che marginali.

Così facendo, i lavoratori assumerebbero una posizione ibrida e incerta.

E ciò che è più grave è che parliamo di oltre 1.200 dipendenti che, qualora decidessero di non aderire ad Azienda Zero, rischierebbero di trovarsi in sovrannumero, con scarse possibilità di ricollocazione coerente con le competenze maturate in anni di servizio e nello stesso tempo si lascerebbe il settore dell’emergenza urgenza, di tutta la Calabria, già in posizione critica completamente al collasso.

Il DCA n. 52/2024, che disciplina il trasferimento di funzioni ad Azienda Zero, richiama l’art. 31 del D.Lgs. 165/2001, il quale esclude accordi sindacali che prevedano forme di mobilità volontaria.

E infatti, la proposta concordata non è una mobilità volontaria: il dipendente non la chiede, ma se la vede imposta in modo subdolo. Mobilità forzata o alternativa incerta?

Questo è il dilemma che oggi affligge i lavoratori.

Il compito di un sindacato serio è segnalare irregolarità e criticità, difendendo i diritti dei lavoratori e rifiutando accordi preconfezionati.

Sarebbe necessaria una risposta chiara e trasparente, utile non solo ai dipendenti ma anche all’opinione pubblica, che ha il diritto di sapere cosa stia accadendo all’interno di un servizio così essenziale, le cui disfunzioni inevitabilmente ricadranno sul paziente finale.

Questo sindacato insieme ad altre autorevoli OO.SS. resta in attesa dell’incontro già richiesto all’On. Roberto Occhiuto, per ottenere chiarimenti e proporre soluzioni alternative nell’interesse del personale, che mai come oggi appare smarrito e in attesa di legittime risposte.

Dott. Claudio Gentile

Segretario Territoriale FSI - USAE


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