I dati forniti dall'Airtum (Associazione Italiana Registri Tumori) confermano ancora una volta come in Calabria i dati sui tumori siano sempre dati da non sottovalutare. Circa 13.200 i casi registrati nel 2020.

13.200 casi in un solo anno rappresentano, in rapporto alla popolazione residente, ben sei casi ogni 1.000 abitanti. A confrontare tali dati con quelli della Regione Lombardia che ha registrato circa 65.000 nuove diagnosi di tumore nel 2020 si può constatare che anche in Lombardia il tasso tumorale è di circa 6 abitanti ogni 1000. Un tempo le insorgenze di malattie oncologiche erano molto più alte nelle regioni del Nord.

Oggi, invece, Calabria e Lombardia si equivalgono. E sono circa 3,6 milioni gli italiani che combattono quotidianamente contro il male del secolo. Ma il dato calabrese si differenzia da quello di tutte le altre regioni italiane per il tasso altissimo di chi per curarsi si rivolge a strutture fuori regione.

Il 60% dei malati oncologici calabresi si cura in centri prevalentemente del Nord Italia. L'Agenas ha confermato che nel 2019 sono stati effettuati oltre 5.000 ricoveri extraregionali a livello chirurgico - oncologico. Il dramma della insufficiente presenza di presidi ospedalieri di cura per malattie oncologiche che si accompagna alla necessità di avere almeno dieci macchine per la PET/TC (Tomografia ad Emissione di Positroni/Tomografia Computerizzata utilizzata nell'ambito della medicina nucleare) e che, invece, ve ne sono solo tre costringe i malati oncologici calabresi ad affrontare oramai da anni i famosi viaggi della speranza.

Non è dato sapere come mai la Calabria presenti un tasso tumorale pari ad altre regioni a forte radicamento industriale ed indubbiamente molto più inquinate. In molti hanno denunciato da anni che potrebbe essere originato dalla presenza diffusa sul territorio di tante discariche abusive e di tanti rifiuti tossici disseminati dalla 'ndrangheta che in tale settore detiene un triste primato con l'ovvia collusione della politica che continua a far finta di non vedere nulla di nulla.

La Terra dei Fuochi a Casal di Principe nel casertano

 

Ma tutto ciò  non ha mai generato alcun movimento di protesta a differenza dell'area casertana dove le mamme delle vittime della "terra dei fuochi" si sono ribellate. Ma in Calabria le parole lotta civile, ribellione, diritti sono delle parole sconosciute. L'importante è non parlare, non vedere, non sentire. Le tre regole dell'omertà imposta dalla dilagante e ambientale cultura dell'illegalità.

Carmine Schiavone, pentito di camorra

 

Il pentito di camorra, Carmine Schiavone, affermò quando era in vita che la vera "terra dei fuochi" era la Calabria e chiese di essere ascoltato dalla Procura di Reggio Calabria per poter raccontare quanto a sua conoscenza. Morì a 72 anni nel 2015 nella sua casa a Viterbo per un infarto, pochi giorni prima di essere ascoltato. Una strana combinazione. Ma in Calabria tutto tace. Da sempre e, probabilmente, per sempre.

Redazione.