Nel 2025 sono stati accertati in Italia 489 reati di "incendio doloso". E tali reati sono stati accertati per il 52% in sole tre regioni. Ovviamente Calabria, Sicilia e Campania dove a dettare legge nei boschi sono la 'ndrangheta, la Mafia e la Camorra. ( Dati Report Legambiente 2025).
( nella foto in apertura uno degli incendi )
Nel 2025 in Italia andarono in fumo 96.517 ettari.
Nella Provincia di Cosenza ne andarono in fumo 6.845 collocando la provincia cosentina al quarto posto in Italia.
Ma nell'anno in corso considerato lo spaventoso aumento dei roghi per gran parte dolosi, certamente la Provincia di Cosenza scalerà posizioni e magari riuscirà ad essere la provincia con più ettari di terreno bruciati in Italia. In realtà il "Sistema" degli incendi dei terreni è una pratica 'ndranghetistica che risale ai primi anni del dopoguerra.
Gli incendi di questi giorni sono in gran parte incendi dolosi e sugli incendi si basano affari per milioni di euro da sempre.
Molti pentiti ne hanno parlato ma nessuno gli ha creduto. Vi è un legame anche con il traffico dei rifiuti tossici. Nei lontanissimi anni '80 il settimanale' L'Espresso' pubblicò un accurato dossier sugli incendi in Calabria con l'intervista in anonimo di un boss del reggino.
Il "Sistema" incendi venne illustrato anche dal pentito di Camorra Carmine Schiavone, cugino di Francesco Schiavone, potente boss della Camorra detto "Sandokan".
Francesco Schiavone fu il pentito che per primo descrisse quello che accadeva nelle terra dei Fuochi in Campania e che, quando affermò che la vera "Terra dei Fuochi" è la Calabria nel 2015 misteriosamente morì per infarto qualche giorno prima di essere ascoltato per le sue dichiarazioni in Tv dalla DDA di Reggio Calabria.

Il pentito di Camorra, Carmine Schiavone, che parlò della Terra dei Fuochi in Campania
Tantissimi gli articoli di quotidiani regionali, locali e nazionali sugli affari legati agli incendi dolosi.
In numerose inchieste giudiziarie degli ultimi anni è stato posto in risalto il ruolo della cosiddetta "Mafia dei boschi".
Cosche che detengono in alcune aree il monopolio sul taglio boschivo attraverso aziende apparentemente pulite ma in realtà collegate con i capi mafia e sull'uso illecito di rifiuti nelle centrali a biomasse.
Nelle aree protette vi sono alberi ad alto fusto che non è possibile tagliare ma se il bosco viene dolosamente incendiato rimangono solo alberi bruciati e danneggiati che devono essere rimossi e smaltiti.
Tale smaltimento spesso viene destinato alle filiere della produzione di biomasse.
Tutto ciò è emerso in tante indagini e in alcune di queste si è addirittura ipotizzato che in alcune centrali centrali a biomasse si procedeva al mescolamento di residui di legno bruciato con rifiuti speciali.
Indagini che puntualmente sono sfociate in nulla di fatto con il solito "sistema" di complicità e impunità di una terra corrotta e consegnata da sempre alle mafie protette dalla politica corrotta e dalle Istituzioni silenti.
Inoltre è bene precisare che l'area colpita da un incendio può variare il suo effettivo valore.
Per evitare speculazioni è stata approvata una legge che stabilisce che un terreno colpito da incendio non può cambiare destinazione d'uso per ben 15 anni.
Ma siamo in Italia e fatta la legge vi è subito l'inganno.
Affinchè la norma di 15 anni di divieto di cambio d'uso sia effettiva è necessario che i comuni segnalino con precisione il territorio preso dal fuoco per poi essere inserito nel Catasto Incendi.
Ma il Catasto Incendi in Calabria è redatto da soli 67 comuni e, fra questi, in molti non sono neanche aggiornati.
Se i terreni non sono inseriti nel Catasto Incendi e come se l'incendio non ci fosse stato.
E magari i terreni che hanno subito degli incendi poi dopo qualche anno vengono utilizzati per impianti di pannelli solari o per installare enormi pale eoliche.
E non finisce quì.
Vi è anche il grande affare i fondi europei per l'imboschimento e il reimboschimento.
Come vengono utilizzati e come vengono utilizzati i fondi per la prevenzione, monitoraggio e controllo?
Tanti gli interrogativi da anni ed anni irrisolti. In una terra dove l'immobilismo regna sovrano e dove l'illecito ha sostituito il lecito.
Eppure oggi con il cambiamento climatico in corso distruggere migliaia e migliaia di ettari di bosco è un danno rilevantissimo per la salute e la vita dei calabresi.
In altri luoghi certamente il popolo si sarebbe ribellato, sarebbe sceso in Piazza, avrebbe chiesto alle Istituzioni e alle Procure di agire e indagare su reati di tale portata.
Ma altri luoghi che non sono la Calabria, dove tutto tace, dove si continua a votare i propri carnefici e dove la ribellione non esiste più come non esiste più il diritto e la giustizia.
Gli incendi continueranno come sempre, l'estate dell'anno prossimo saranno probabilmente ancora più vasti di quella attuale, chi vi lucra continuerà a lucrare e il popolo calabro, silente e passivo, continuerà a lamentarsi a parole ma continuerà sempre a vivere nell'individualismo ottemperando l'undicesimo comandamento, quello più potente in tutte le terre di mafia e di omertà :"Fatti i cazzi tua ca campi cent'anni" ( Fatti i fatti tuoi che vivrai cento anni).
Applicando alla lettera la regola aurea dei territori governati dalle mafie e della politica corrotta e collusa: "Non vedo, non sento, non parlo", le famose tre scimmiette delle quali una si copre gli occhi per non vedere, l'altra si copre la bocca per non parlare e la terza si copre le orecchie per non sentire".
Redazione


