Lo scorso 16 dicembre la proposta di legge di iniziativa popolare sul voto fuorisede è stata ufficialmente assegnata alla Commissione Affari Costituzionali del Senato.
La Commissione doveva avviare la discussione del disegno di legge entro un mese dall’assegnazione e così è stato. L’appuntamento è stato fissato per domani 7 gennaio 2026 e non siamo gli unici ad avere i fari puntati sulla notizia: molti giornali ( fra i quali anche lavoceromana.it e lavocecosentina.it ) ne stanno parlando data l’eccezionalità dell'occasione.
I "Fuorisede" sono coloro i quali per motivi di lavoro e di studio vivono in luoghi diversi dalla residenza. Considerando che il voto si esercita nei luoghi di residenza e che spesso per raggiungere la residenza si incontrano notevoli difficoltà di viaggio.
( nella foto in apertura i giovani dinanzi alla Corte Suprema di Cassazione - Piazza Cavour - Roma )
Alla fine in moltissimi rinunciano al voto che è il vero ed unico esercizio della democrazia.
Tante sono state le battaglie, le manifestazioni, le raccolte di firme negli anni per porre il problema ai Parlamentari e condurre gli stessi ad approvare una legge che possa consentire ai "Fuorisede" di votare dove sono domiciliati con il voto valido per dove sono residenti.
E si è comunque giunti alla presentazione di una apposita legge che è stata approvata alla Camera il 4 luglio 2023.
Tale proposta di legge depositata in Cassazione punta a garantire il diritto di voto fuorisede a tutti e per qualsiasi tipo di elezione, sempre nel rispetto dei principi di uguaglianza, libertà, personalità, segretezza e sicurezza del voto.

La proposta di legge è disponibile sulla piattaforma digitale ministeriale dal 4 luglio, data simbolica per chi combatte da anni per ottenere una legge che garantisca il voto a distanza.
I senatori hanno dimostrato scarsa sensibilità al tema rispetto ai colleghi deputati.
Ad oggi, l’Italia è l’unico paese dell’Ue a non garantire il voto fuorisede insieme a Malta e Cipro.
Poiché si tratta di una proposta di legge di iniziativa popolare, per poter essere portata all’attenzione del Parlamento sarà necessario raccogliere almeno 50 mila firme autenticate da cittadini elettori, entro sei mesi dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, come previsto dall’articolo 71 della Costituzione italiana per le leggi proposte direttamente dalla società civile.


