Prosegue in luglio il calo dell’audience dei siti di informazione rispetto al clou dell’emergenza coronavirus, quando la fame di notizie era massima, a cui si somma il rallentamento del traffico tipico del periodo estivo. Nella settimana tra il 13 e il 19 luglio due terzi dei brand della nostra classifica, basata sulle rilevazioni di Audiweb Week, vedono diminuire i propri utenti unici nelle pagine testuali e lo stesso andamento si riscontra anche per i contenuti video (vedi l’ultima colonna della tabella) 

Il calo riguarda in particolare i brand della categoria ‘current event & global news’, vale a dire i giornali online generalisti, con alcune significative eccezioni: diverse testate locali del centro sud (Il Centro, la Gazzetta del Sud, il Corriere Adriatico, Il Corriere dell’Umbria, La Sicilia, Il Giornale di Sicilia) sono cresciute tra il 7 e il 40%; Affaritaliani, il quotidiano online diretto da Angelo Maria Perrino, ha fatto un +48%; il Nuovo Quotidiano di Puglia addirittura un +201%.

Articolo scritto da Claudio Cazzola

Fonte: primaonline.it

 

Un dialogo interrotto di mute e rumorose parole in cui la stessa essenza non risiede nella loro manifestazione più comune, ma in quella semantica delle emozioni che a soli pochi eletti è dato da proferire. Brevi sussulti ed entusiasmanti connessioni interneuronali che spingono all’agitato trasporto dello stato di tensione dell’artista all’artista, in un vago ed edulcorato palato di sensazioni troppo stimolate per renderle fino in fondo leggermente fruibili, non perché l’artista volutamente provochi nel fruitore ordine compiuto del suo entropico fare arte, tutt’altro perché l’Artista è Arte. Quali che siano le supposte ipotesi ermeneutiche di rimando a periodi storici, politici, sociali ben precisi l’Artista resta nel hic et nunc , quindi nell’immanenza senza far torto ad un tempo, quale che esso sia, sospeso, non inglobato in categorie preconfezionate, predefinite. Maria Credidio, con la sua mostra, non è esente da questi postulati. Lei ne percepisce l’aura forte e la propone senza audace supponenza, attraverso linearità vibranti quasi a voler ricomporre le corde di uno strumento musicale che ti conduce in una dolce ninna nanna a cui affidare l’attività onirica del fruitore. Si potrebbe ipotizzare, quale che ne sia la forma sulla quale le linee si rappresentano, così come i punti di continuità, che l’autrice intimamente, chieda di continuare l’orchestrazione della sinfonia. L’elemento monocromatico è, quindi, in diretta correlazione con l’acromia, ne funge da luce di superficie in cui incide le note, la cui la temporalità non viene scandita e non viene percepita, ma celatamente marcata da spazialità fisiche entro cui perdersi e ritrovarsi subliminandone una spiritualità profonda. Quest’ultima appartiene in maniera sinestetica, cui l’autrice già in passato ne ha superbamente costruito lodevoli percorsi artistici, alle stesura dell’elemento “cereo” che senza artificiosità, resta intatto sia nella cromia come nell’odore così come viene dalla natura creato. Ecco dipanarsi il “fil rouge” di questo percorso immortalato nei luoghi deputati per eccellenza alla consacrazione dell’arte sacra: un’osmosi contemporanea perfetta di valori universali verso l’assunzione di un’elevata spiritualità, a cui l’artista Maria Credidio resta, da sempre, fedele. L’invito è di visitare la mostra, grazie

Ivana Ferraro  

Poco più di un anno dopo la pubblicazione di “Studi di Intelligence. Una visione sul futuro” (2019, edito da Rubbettino), da un’idea di alcuni dei ricercatori del Laboratorio di Intelligence dell’Università della Calabria nasce “Studi di Intelligence. Analisi sugli effetti della pandemia”, ricerca a più mani pubblicata per il portale editoriale della Società Italiana dell’Intelligence, associazione scientifica che promuovere la cultura e lo studio dell'intelligence in Italia. Il corposo saggio raccoglie diverse riflessioni sul delicato momento storico che stiamo vivendo, con uno sguardo alle prospettive future nei settori nevralgici della società. Un volume nato nella pandemia, sugli effetti della pandemia. L’opera collettanea - la cui prefazione è stata curata da Tito Lucrezio Rizzo, già Consigliere titolare dell’Organo Centrale di Sicurezza della Presidenza della Repubblica, e l’introduzione redatta da Mario Caligiuri, presidente della Società Italiana di Intelligence e direttore del Master di II livello in Intelligence dell’Università della Calabria – contiene saggi sulla crisi economica e sanitaria (a cura di Roberta Calderazzo), sulle ricadute dell’emergenza sanitaria nel contesto penitenziario (di Christian Costantino), sugli effetti della pandemia sul crimine organizzato (Giovanni Gambino), sulle profonde ricadute economiche dell’emergenza (Carmelo Idà), sulle implicazioni del lock-down nello sport e nel calcio italiano (Andreina Morrone), sulle conseguenze della pandemia sui social network con il contagio della disinformazione (Antonio Sapio) e sulle questioni legate alla privacy e alla comunicazione dei dati personali al tempo del Coronavirus (Alessandra Speranza). Analizzando informazioni da fonti aperte e documenti ufficiali prodotti da entità governative e sovranazionali, da centri studi e istituti statistici, gli autori hanno studiato, ciascuno per il proprio ambito, aspetti rilevanti della condizione socio-economica del nostro Paese in questo difficilissimo momento, soffermandosi su alcune tematiche in particolare e con uno sguardo rivolto anche al contesto internazionale. Infine, come si legge nell’introduzione curata dal professor Mario Caligiuri «gli studi presentati in questa pubblicazione costituiscono un contributo utile dal punto di vista scientifico e culturale alla comprensione di fenomeni decisivi, analizzati attraverso la chiave di volta dell’intelligence che è il campo di battaglia dove si vince o si perde la guerra del futuro».

Redazione

Nei giorni scorsi attraverso la pagina facebook dell'emittente televisiva regionale "Calabria News 24" che vanta ben 170.267 follower e nell'ambito delle iniziative promosse da "Pagine di R-esistenza" coordinate dal docente universitario Giancarlo Costabile si è discusso, con la moderazione dello stesso Prof. Costabile su "Il Sistema Cosenza". Ospiti del dibattito il giornalista Gianfranco Bonofiglio ed il giornalista Saverio Di Giorno. Il tema dell'incontro era il seguente: "Esiste davvero un "Sistema Cosenza"? Quali specificità presenta nell'organizzazione delle relazioni socio-economiche? Chi comanda in città? Qual è il ruolo degli intellettuali dinanzi ai centri di potere locale?". A tali domande hanno risposto, o, almeno hanno tentato di farlo, due giornalisti di due diverse generazioni. Gianfranco Bonofiglio autore del libro "La Città Oscura - Cosenza ed il suo racconto criminale" edito in prima edizione nel lontano 2005 ed i seconda edizione nel 2010 e Saverio Di Giorno, giovane giornalista di soli 22 anni, autore di "Teorema Cosenza" edito da poco tempo. E nell'ambito del dibattito si è discusso anche della relazione che il magistrato Otello Lupacchini, noto per essere stato il magistrato che sbaragliò la Banda della Magliana, confezionò nella sua ispezione presso il Tribunale di Cosenza, oramai datata ai primi anni 2000. Ma lo stesso Otello Lupacchini dal suo profilo Facebook ha voluto scrivere un suo commento sull'incontro e sull'iniziativa televisiva in web sul tema "Sistema Cosenza". La riportiamo integralmente: "Non è saggio cedere al narcisismo mentale e nemmeno aspirare al dominio del mondo schiacciando i propri simili sotto il peso di un potere abusivamente conseguito, con la violenza e/o la frode. Saggio è invece essere uomini liberi, evoluti, che si innalzano con la propria intelligenza, che sfidano la natura - scrive il magistrato Otello Lupacchini - con la forza incontrastata della scienza, con addosso l'entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo e convinti che la sola libertà sia la forza del pensiero. Guardate questo video. Guardatelo sino alla fine. Esso prova che la Calabria non è soltanto terra di malfattori e di ciarlatani, ma anche di Uomini che rifiutano di trasformarsi in topi e, dunque, di seguire pifferai magici, il cui scopo altro non è che condurli alla rovina". Un commento che non può che inorgoglire chi, nonostante tutto, vuole credere o ostinarsi a credere che un giorno anche in Calabria, anche in una città Oscura e priva finora di ogni reazione sociale e civile come la città dei Bruzi, possa nascere una nuova Primavera di legalità e di cambiamento.

Redazione

C'è qualcosa che ha avuto inizio secoli e secoli fa e permane ancora oggi. È magia. E l'ha creata l’Uomo. So che sembra assurdo che l'Uomo abbia potuto dare vita a cotanta perfezione, ma è così. Questa magia si chiama teatro Greco. Cos'è il teatro greco? E perché ancora oggi è così importante? Il teatro è la culla dei poli opposti: il bene e il male, il bianco e il nero, la guerra e la pace, l'odio e l'amore. Il teatro è arte che prende forma. È cultura. È storia. È poesia. È laddove l’uomo è una creatura maestosa che si fa carico di macigni e di tormenti, di angosce e di timori. Gli esseri umani, a teatro, sono tali. Si ricordano d’essere, non solo d’esistere. Osservano il mare e vi nuotano. Affogano, talvolta. Ma solo i più saggi sapranno tornare a galla con la consapevolezza di essere salvi. Poiché solo chi sa affogare sarà purificato. In Grecia, il teatro era un'arma che tuttavia poteva sradicare le ribellioni dagli animi dei cittadini oppure alimentarle attraverso la rappresentazione del reale. Tutti dovevano andare a teatro. Il teatro era di tutti. Sei ricco? Vai a teatro. Sei povero? Vai a teatro. Esso era democratico. Il teatro era lo specchio delle sventure ma anche e soprattutto delle battaglie. Il protagonista combatte sulla scena, soffre, è tormentato. Ma non demorde. Non si arrende. E poi tra l'attore e l'uditorio vi è una certa empatia, poiché si stabilisce un legame inestricabile fino alla fine della rappresentazione, sia essa una tragedia o una commedia. Il teatro era un mezzo che garantiva agli ultimi di non essere più ultimi, che ricordava ai primi che non esistevano solo i primi. Era un posto in cui regnavano la bellezza e il bisogno di dire la verità. La parola, a teatro, prendeva forma con una facilità disarmante e a cui, ancora oggi, noi prestiamo attenzione con la consapevolezza che quel che ci è stato regalato ha un valore inestimabile, irraggiungibile. Il teatro greco è così attuale che, attualizzandolo ai nostri giorni, si può racchiudere in un’affermazione di Vittorio Gassman:“Il teatro è una zona franca della vita, lì si è immortali".

Greta Palermo

Mauretto è morto a 53 anni, dopo una vita vissuta all'ombra dell'eroina. Fu uno dei primi nel mio quartiere, negli anni ottanta, a cadere sotto i colpi della polvere iniettata che ti dava tre secondi di Paradiso.  Si celebra oggi in tutto il mondo la giornata mondiale contro la droga. Gli anni sono passati ma il consumo non è diminuito. Cocaina, eroina, pasticche imperversano su tutto il territorio nazionale, oggi silenziati da un consumo atipico e più ordinato. Si muore per overdose, spesso per infarto dovuto al consumo di coca, ma non più per strada, come accadeva quarant'anni fa.  Solo a Cosenza gli assuntori abituali sono 3.500 come ha dimostrato l'Osservatorio sulle tossicodipendenze nell'area urbana cosentina presieduto da Gianfranco Bonofiglio. Cosa è cambiato dunque rispetto agli anni ottanta? L'indifferenza collettiva. Mentre giovani e adulti riempiono narici e vene del vecchio veleno l'ambiente circostante reagisce nel silenzio. Eppure sono i nostri figli a cadere quotidianamente sotto il peso di un'angoscia che non trova soluzione. Le comunità di recupero sono organizzate secondo un modello arcaico, che istituzionalizza e non va a cercare nelle strade gli assuntori. Il vuoto e la solitudine del libero arbitrio è nutrito dal libero arbitrio di chi sceglie (forse) di vivere in un cono d'ombra. Non bastano le operazioni di repressione, né le invocazioni all'antiproibizionismo. In questa anfora piena di insidie bevono vecchi e giovani. E al resto, a tutti, sembra non fregare più niente.

Mario Campanella, giornalista

Troppo spesso trascurato dai giornali e dalla tv, l'anniversario del 17 giugno 1983 resta scolpito nella memoria di quanti assistettero sgomenti alla scoperta traumatica di cos’erano diventate nel nostro Paese l'amministrazione della giustizia e del diritto, le carceri, le leggi. Quel giorno due procuratori napoletani in cerca di popolarità e carriera fecero una clamorosa e imponente retata di 856 arresti di presunti camorristi (ne verranno poi condannati appena un terzo) e per sorreggere la credibilità di tale inchiesta decisero di infilare nel mucchio, senza indagini e senza uno straccio di prova, un galantuomo come Enzo Tortora. Da 37 anni ricordiamo questa data insieme ai compagni del Partito radicale. Sarebbe il caso che lo facesse finalmente anche il Parlamento, approvando una legge che istituisca nel nome di Enzo la Giornata per le vittime della giustizia ingiusta.Nell'attesa, questo 17 giugno 2020 cade proprio quando il virus del Trojan ha irrimediabilmente compromesso l'onorabilità della magistratura associata. Quella, per intenderci, che per anni ha occupato il pulpito arrogante dell’indipendenza senza limiti e della superiorità morale senza critica ma che adesso dovrebbe rassegnarsi allo scomodo banco degli imputati. Dovrebbe, se non fosse per la benevolenza che ancora le viene accordata da buona parte della stampa: antropofaga con Enzo Tortora, per anni complice dei tanti Palamara e ora silente per imbarazzo, convenienza e cattiva coscienza. Sì, cattiva coscienza. La stessa che pervade quella classe politica che negli scorsi decenni ha sistematicamente avversato le battaglie referendarie di Marco Pannella e dei radicali per la separazione delle carriere dei magistrati, per l'abolizione del sistema elettorale del Csm a liste concorrenti e per l'eliminazione degli incarichi extragiudiziari. Insomma, 37 anni dopo, il dolore e l'indignazione per quel che accadde devono fare ancora i conti con un'attualità immutata, tragicamente teatrale, contaminata oltretutto dal populismo giustizialista di una società “civile” nella quale si fatica a distinguere le guardie e i ladri. Nel gennaio 1984, in una lettera a Giorgio Bocca, Enzo scriveva: «Non entro nel merito dei due pesi e delle due misure che lei descrive. Valga solo un fatto. In una recente retata (mi pare sullo scandalo dei Casinò) fu ammanettato un tale, sorpreso a tavola, a cena, con un magistrato. Ciò non significa nulla. Ma si immagina se esistesse una foto di Tortora che banchetta con Cutolo? Lei pensa non sarebbe stata considerata, come tutte le altre infamie che mi crocifiggono, la “prova schiacciante”?». E più avanti: «Ho scoperto l’Italia nella quale la dignità del cittadino viene calpestata in omaggio a quello che una volta veniva definito il “Mussolini ha sempre ragione”. Ma io alla giustizia, e non al Duce, ci credo. E affermo che a battermi, disperatamente, per la Giustizia, sono oggi io, e non quel pugno di criminali che la beffano, la disonorano, la ingannano. Le ripeto: la mia è la storia di molti. La giustizia quella vera, non deve arroccarsi in un malinteso senso di irresponsabilità: deve semplicemente liberarsi da coloro che la disonorano in vista di un prezzo, di un miserabile privilegio. Ho compreso molte, troppe cose, in questi mesi d'angoscia. Eppure mi batto. Finché avrò vita, forza, voce». In tutti questi anni, grazie alla Fondazione costituita dallo stesso Tortora con volontà testamentaria e al Partito Radicale, quella voce è stata tenuta viva, non si è mai spenta. Ma non basta, evidentemente. Ci sono oggi altri soggetti - partiti, associazioni, giornali, personalità della cultura, dell'impresa e delle professioni - che abbiano la voglia e la forza di aggiungersi, rendendola più forte? Dalla risposta a questa domanda dipende buona parte del nostro futuro. 
 
Francesca Scopelliti *Presidente Fondazione per la giustizia Enzo Tortora"
 
Fonte: www.ilriformista.it

Editoriale del Direttore (2)