Nelle campagne elettorali amministrative calabresi, comunali e regionali oramai da anni riappaiono dall'ombra, in ogni competizione, alcuni personaggi oramai storici e ben conosciuti.
Sono personaggi particolari che hanno sempre vissuto di prebende e di politica, che hanno sempre elemosinato di tutto e che durante le campagne elettorali vivono i loro momenti di gloria.
Un tempo , quando esisteva la Prima Repubblica, erano denominati "portaborse" e facevano a gara per portare le borse dei personaggi più importanti.
Oggi nel degrado della società e nella decadenza generale tali personaggi si possono configurare nella categoria dei "galoppini", molto spesso faccendieri senza scrupoli che vivono di truffe, di piccoli affari e di illegalità diffuse.
Ma i galoppini nella campagna elettorale riemergono e vivono il loro momento di splendore.
Ad ogni campagna elettorale scelgono il partito e il candidato che può avere ragionevolmente concrete possibilità di essere eletto, cioè il candidato vincente.
Quelli perdenti non suscitano alcun interesse e sono buoni solo per riempire le liste e portare il loro contributo di voti anche se poi i "riempilista" affetti da "candidite acuta", considerando che a chiunque chiedono il voto gli giunge sempre una risposta affermativa ( ovviamente fasulla) si convincono di essere eletti.
Poi prendono la batosta all'esito delle urne per riprendersi velocemente giustificandosi che erano troppo forti e gli sono stati tolti i voti con complotti o tradimenti vari e sono subito pronti per altre candidature ( ovviamente sempre perse).
Ma i galoppini più furbi ed esperti sanno bene con chi affiancarsi.
E inizia, quindi, il valzer delle promesse di vario tipo, dalle false assunzioni, alle assunzioni di due o tre mesi, alle promesse di finanziamenti, di contributi e tanto, tanto altro.
In un Paese normale tante promesse irrealizzabili produrrebbero offese e allontanamenti ma in Calabria dove la promessa è la base della cultura della raccomandazione e la richiesta del mitico favore è la Bibbia tale sistema orrido e vomitevole è ancora funzionante.
Ed è inutile sostenere che chi promette di più sarà, ovviamente, quello che sarà eletto.
E fra galoppini e politici mercanti si giunge ad un risultato clamoroso che si registra solo e unicamente in Calabria.
In un Paese normale tante promesse irrealizzabili produrrebbero offese e allontanamenti ma in Calabria dove la promessa è la base della cultura della raccomandazione e la richiesta del mitico favore è la Bibbia tale sistema orrido e vomitevole è ancora funzionante.
Ed è inutile sostenere che chi promette di più sarà, ovviamente, quello che sarà eletto.
E fra galoppini e politici mercanti si giunge ad un risultato clamoroso che si registra solo e unicamente in Calabria.
Il fatto che oltre il 90% di coloro i quali si recano a votare esprimono almeno una preferenza sulle due di genere diverso possibili.
La percentuale più alta fra tutte le Regioni d'Italia e, per fare un paragone, basti citare che in Lombardia solo il 7% di chi vota esprime una preferenza.
Preferenze che in Calabria consentono la certa elezione di personaggi che in ogni elezione si candidano in partiti diversi.
Tanto il voto non dipende dal partito ma dai rapporti personali e quindi qualsiasi partito è sempre accettato come nulla fosse.
Il voto clientelare non ha colore politico o idealità di programmi o intende il perseguimento del bene comune.
Tanto il voto non dipende dal partito ma dai rapporti personali e quindi qualsiasi partito è sempre accettato come nulla fosse.
Il voto clientelare non ha colore politico o idealità di programmi o intende il perseguimento del bene comune.

Voto di scambio
Il maledetto voto clientelare è uno scambio fra il politico corrotto e l'elettorato ugualmente corrotto.
Ed un bene che si tramanda da padre in figlio o figlia, si tramanda a cognati, generi e tutti i tipi possibili di parentela diretta o acquisita.
Con questo modello ogni campagna elettorale è solo una farsa.
Il maledetto voto clientelare è uno scambio fra il politico corrotto e l'elettorato ugualmente corrotto.
Ed un bene che si tramanda da padre in figlio o figlia, si tramanda a cognati, generi e tutti i tipi possibili di parentela diretta o acquisita.
Con questo modello ogni campagna elettorale è solo una farsa.
Vince chi ha potere, vince chi può permettersi più galoppini possibili, vince chi ha in ogni comune il suo referente o galoppino elettorale.
Ma questo è quello che vogliono la maggioranza dei calabresi che si recano alle urne.
Del resto non è una novità
Già il grande Aristotele nell'Antica Grecia, qualche migliaio di anni fa, sosteneva che "ogni popolo merita il Governo che ha".
E i calabri meritano i politici che votano.
E se fossero onesti e capaci, ovviamente, la maggioranza dei calabri che si recano al voto non li voterebbero.
Redazione


