Da sempre circola la favoletta del voto di astensione quasi di massa dei calabresi alle urne con una percentuale ufficiale del 44% dei votanti.
In Calabria risultano iscritti agli elenchi elettorali ben 1.890.732 elettori, una cifra stratosferica, che presuppone una popolazione di almeno 2.300.000 abitanti compreso i minorenni.
Mentre i residenti in Calabria al 31.12.2024 risultano essere 1.832.000. E come è possibile che siano più gli elettori maggiorenni che tutti i residenti?
Tale dato assurdo si spiega con una legge assurda risalente al 1988. Cioè quando venne istituita l'AIRE, l'Anagrafe Italiani Residenti all'Estero, che consente a chi risiede all'estero di votare sia nel Paese della nuova Residenza sia nel Paese dal quale proviene.
E tale dato interessa soprattutto centinaia di migliaia di calabresi che vivono da decenni in America e che, ovviamente non hanno mai votato e mai voteranno.
Ed in Calabria gli iscritti all'AIRE sono una cifra iperbolica, circa 450.000.
E tutto ciò non basta, oltre ai 450.000 iscritti all'AIRE vanno detratti anche i 400.000 "fuorisede" che vivono fuori dalla regione da anni pur conservando la residenza in Calabria per vari motivi.
Ne consegue, fatte le dovute detrazioni, che i veri votanti che vivono in Calabria sono poco più di 1.000.000 e, su questi, si recano al voto alle regionali circa in 850.000, l'85%.
Un ragionamento semplice, comprensibilissimo, illustrato in modo elementare che politoligi, politici, candidati e pseudointellettuali che discutono ogni giorno del non voto, non conoscono e non comprendono e tutto ciò è una ulteriore prova dell'abissale ignoranza e disconoscenza che pervade questa povera e martoriata terra.
E il calabrese che abita e vive in Calabria si reca alle urne anche perchè il voto è l'unico bene prezioso che i calabri possono vendere al fiorente e ricercatissimo mercato del voto di scambio.
Ma su tale entità complessiva di votanti quanti sono i voti gestiti dalle potentissime famiglie di 'ndrangheta sparse sul territorio calabrese?
Una domanda alla quale è difficilissimo rispondere.
Ma alcuni studiosi del fenomeno mafioso e del rapporto della mafia con la politica hanno azzardato che, considerando il numero dei pregiudicati, calcolando almeno 5 voti per ogni pregiudicato e calcolando le ramificazioni su alcuni territori ad alta densità mafiosa nel vibonese, nel lametino, nella ionica reggina e in altri luoghi, il numero dei voti gestiti dalle famiglie 'ndranghetiste potrebbe raggiungere i 160.000 - 170.000 voti, circa il 20% di coloro i quali si recano a votare.
Il Procuratore Capo della Procura di Napoli, Nicola Gratteri, profondo conoscitore delle dinamiche criminali calabre, ha sempre accennato il numero di 200.000 voti.
Ma anche considerando il 20% dei votanti non è certamente un peso elettorale da sottovalutare.
Indubbiamente non esiste nella 'ndrangheta un Capo dei Capi che detta una indicazione precisa su quale candidato Presidente votare e la 'ndrangheta non ha mai avuto, fra l'altro, alcun colore politico se non quello degli affari.
Il rapporto fra voto di 'ndrangheta e voto regionale passa solo e unicamente attraverso il rapporto del candidato che può essere di qualsiasi partito e collegato con qualsiasi candidato Presidente.
E' solo il voto di preferenza che lega l'aspirante consigliere regionale uscente o meno ad andare a chiedere il voto di preferenza ai capi - famiglia di 'ndrangheta.
In tal senso numerose le inchieste e le indagini che hanno comprovato con intercettazioni telefoniche e anche ambientali e in diverse campagne elettorali la fila di candidati che andavano a pietire i pacchetti di voti (e quindi di preferenze) al capo - ndrangheta che controlla il territorio.
Ed è attraverso i pacchetti di preferenze ottenuti dai capi 'ndrangheta che molti consiglieri regionali eletti nelle diverse legislature regionali si sono posti poi al servizio degli interessi economici della 'ndrangheta imprenditrice.
E per come è usanza in una società basata sul capitalismo e sull'uso della forza i voti sono come il denaro, non emettono alcun odore e sono sempre ben accetti.
Da tempo immemore e soprattutto in Calabria dove il rapporto politica - mafie è sempre più stretto.
Redazione


