Che in Calabria, da anni dominata dalla corruzione più assoluta che come una metastasi ha coinvolto l'intero corpo dominate ed istituzionale, i partiti di ogni colore siano espressione dell'autoconservazione del potere e dell'esistente e che siano il principale sbarramento allo sviluppo è un fatto oramai conclamato. Ma quella parte di calabresi che non ha mai accettato tale situazione non è mai riuscita ad essere compatta e ad esprimere una propria forza anche elettorale per incidere ed avviare un vero processo di cambiamento. Il forte astensionismo elettorale, il perenne individualismo e l'incapacità di creare "Sistema" tra i calabresi che vogliono cambiare ha sempre facilitato la permanenza al potere di chi con il voto di scambio, con le collusioni con la 'ndrangheta e attraverso la corruzione dilagante, quindi con il controllo del territorio, domina de decenni e forma il ceto politico corrotto e carnefice che ha demolito e mantenuto alla fame e nel sottosviluppo la terra di Calabria. A conoscere bene il "Sistema" calabrese è Luigi De Magistris, Sindaco di Napoli, che, quando era pm a Catanzaro ha pagato con la sua defenestrazione dall'indagine "Why Not" il tentativo di far luce su un modello corruttivo diffuso ed ambientale. Sconfitta che lo ha condotto alle dimissioni dalla magistratura. Ed in merito alla sua possibile candidatura a Governatore della Calabria lo stesso De Magistris in una intervista concessa al quotidiano "Domani" ha affermato di pensarvi seriamente. "Deciderò tra il 15 e il 20 gennaio. Devo verificare  - ha affermato De Magistris - se ci sono le condizioni. Da quella regione in cui sono stato pubblico ministero, dove ho legami molto forti, mi arrivano tantissime sollecitazioni. Quando parlo di sollecitazioni non penso al ceto politico che ha come unico obiettivo l’autoconservazione ma a quei segmenti importanti della società da anni esclusi dalla politica e dal governo delle istituzioni, ovvero a rappresentanti di movimenti della società civile che sul territorio si oppongono alla malapolitica e alle sue compromissioni con la ‘ndrangheta., realtà che i partiti respingono”. Non vi è dubbio che chi ha sempre lottato per una società migliore e si è speso per la legalità è sempre stato respinto dai partiti, vecchi e nuovi, che in Calabria, anche se ogni giorno sostengono di essere contro il malaffare, la corruzione e la 'ndrangheta, ne alimentano, in realtà, il potere ed il "Sistema" per garantirsi l'impunità, il potere e, in alcuni casi, anche la possibilità di tramandare le poltrone da padre in figlio. Usanza da sempre in voga in una terra arretrata, immobile, omertosa e complice come la Calabria.
Redazione