L'Università della Sapienza di Roma è la più grande Università Europea e, per la prima volta, è stata chiamata a guidarla una donna, Antonella Polimeni, di origini calabresi. Antonella Polimeni succede a Eugenio Gaudio, che ha guidato l'Università dal 2014 al 2020 (originario di Mendicino) ed è stata eletta alla prima tornata con il 60,7% dei voti e sarà in carica sino al 2026. Ad esprimere grande compiacimento per la prestigiosissima nomina la già deputata Stefania Covello.  "È una grande notizia l'elezione della bravissima professoressa Antonella Polimeni quale prima Rettrice dell'Università La Sapienza - scrive su Facebook Stefania Covello, dirigente di Italia Viva - alla guida di un'Università dalla storia lunga e prestigiosa, va una calabrese speciale. Ed è per tutti noi motivo di grande orgoglio".

Redazione

Franco Vetere, docente emerito dei Licei, è uno studioso di grande valenza, acuto scrittore e letterato. Apprezzati in tante manifestazioni e gare di poesia i suoi versi sempre carichi e densi di grande significato e di "sentimento". Abbiamo già avuto il piacere di pubblicare sulla nostra testata on line delle sue opere, ne pubblichiamo ora i versi di una poesia "Natura e Anima" accompagnandola anche della nota critica di Eugenio Maria Gallo, anch'esso docente emerito, e noto critico letterario.

NATURA E ANIMA

Il sacro
Tempio della Natura cattura
l'occhio umano che ne trapassa
i limiti nella sua multiforme
pulcredo profusa in un onirico
scenario dove i contorni si
perdono nel tempo. Creature
della sua grandezza sono i
simboli che si vestono di colori
ora sfumati da nebbiosa coltre
ora vividi di intenso ammanto
viriscente. Anche l'Anima
s'innerva di sua vivifica essenza
irrorandosi dei suoi ciclici passaggi
temporali per poi plasmarli nei
molteplici rivoli della sua arcana
interiorità. La Madre di
ciò che esiste intride per sua
duplice veste amara linfa nelle
già lacerate ferite dell'umano
spirito ma per accorato moto
può aspergerle di benefico
lenimento per rimaginarne i
solchi scavati nella psiche.

(Franco Vetere)



Nota critica a cura di Eugenio Maria Gallo

Natura ed anima, in questi versi di Franco Vetere, pur nella propria misura poetica, denotano anche una valenza filosofica che avvince il cuore e lo porta a dettare dei versi profondi e belli, che si determinano in una poesia filosofica. Sono poesia filosofica questi versi di Franco Vetere, non perché implichino moti raziocinanti dell'intelletto, argomentate esposizioni dialettiche, ovvero costruzioni concettuali frutto di astrazioni intellettive, bensì sono poesia filosofica per la dimensione meditante, che hanno in sé e per l'impulso meditativo che fanno sorgere nel lettore. Poesia del cuore e di sentimento, pertanto la poesia di Franco Vetere, ma dal profondo senso filosofico, come del resto si può notare anche in altri suoi lavori poetici. Natura e anima, in questi versi, si dipanano infatti in una dimensione di senso che il cuore, evocando le voci profonde, dagli antri più oscuri del proprio intimo labirinto, le porta alla luce attraverso la parola poetica e le traduce in delicate immagini.

E, allora, meditando su questo viaggio di senso, che i versi di Franco Vetere propongono ed esprimono, Natura e Anima si manifestano quasi come un'endiadi in cui la Natura si fa anche natura dell'Anima e l'Anima, a sua volta, si fa anima della Natura. Franco Vetere, infatti, racchiude l'essenza stessa della Natura, in un "Sacro Tempio" e coglie ed esprime l'essenza dell'Anima nella sua "arcana interiorità". E in questi aggettivi, "sacro" e "arcano", in cui Natura e Anima finiscono per consistere nella loro essenza più profonda, non sono forse senso d'una ricerca che, nell'universale e nell'eterno, sembrano avere il proprio essere? Certo! In fondo, la Natura dei versi di F. Vetere "cattura l'occhio umano", che è comunque espansione ed espressione della stessa Natura e, in quanto tale, può andare oltre, può innalzarsi oltre il limite della "pulcredo", quasi ad impossessarsi delle meraviglie, che essa nella propria bellezza possiede, e a goderne in un "onirico scenario", i cui "contorni si perdono nel tempo". E, in quel perdersi, c'è tutta la forza dionisiaca, di quel Dioniso che si perde (muore) e si ritrova (rinasce).

Proprio da quella Natura, che ha in sé la forza dirompente di Dioniso, ma che ha altresì un'Anima che la modula e l'armonizza (Apollo), nascono le varie manifestazioni del nostro mondo ("simboli che si vestono di colori / ora sfumati da nebbiosa coltre / ora vividi di intenso ammanto / viriscente"), nascono le meraviglie del nostro universo, che nella loro armonia hanno la misura dell'apollineo. A sua volta, l'Anima (Apollo) per la propria Natura prima ("s'innerva di sua vivifica essenza") si appropria di queste meraviglie e ne gode nel tempo presente ("irrorandosi dei suoi ciclici passaggi / temporali") nella propria intima Natura, plasmandole nella misura profonda della propria "arcana interiorità" ("plasmarli nei / molteplici rivoli della sua arcana / interiorità"), in cui esse incontrano la propria stessa essenza e trovano il senso stesso della propria vita e del proprio splendore, la propria "Anima" segreta, che è anche "Anima" della "Natura".

E, se la vita è turbamento, se è lacerazione dello spirito e del corpo di ciascuno, se è tormento, incubo, inquietudine, se è sofferenza e lento tracimare dell'esistenza verso un altro lido in cui sfociare, prima che ciò avvenga si ricompone, grazie al "divino" e sublime sospiro d'una "Madre" che ne lenisce il dolore e ne placa l'affanno. C'è sempre una "Madre" nella vita dell'uomo, del mondo e della natura, una "Madre" buona che è capace di placare, con una semplice carezza, l'ansia e la sofferenza del figlio ("La Madre di / ciò che esiste intride per sua / duplice veste amara linfa nelle / già lacerate ferite dell'umano / spirito").

Ed è una "Madre" che è, insieme, "Natura" ed "Anima", è "Natura" per la propria immediata premura ed è "Anima" per la propria infinita bontà, bontà che fa della "Natura" una misura benefica ("per accorato moto / può aspergerle di benefico / lenimento per rimaginarne i / solchi scavati nella psiche"). Quest'Anima (Apollo) è la dolce "voce" che riporta all'armonia il fuoco della "Natura" (Dioniso) e che si pone come misura abitante nello stesso "Sacro Tempio della Natura". E', in fondo, questa "Anima" che rende santa e benefica la "Natura" e a questa "Anima" deve rivolgersi, ritornare e riferirsi, nel tempo effimero e passeggero di questa umana vita, la "Natura" umana. E' questo il messaggio dei versi  Franco Vetere ed è, altresì, questo il senso della ricerca della sua poesia filosofica.

Eugenio Maria Gallo

Domani sera dalla pagina facebook di Calabria News 24 alle ore 21.00 si dicuterà di un tema particolarmente sentito in questo grave momento di Pandemia e di forte crisi economica. "S.O.S. Impresa" sarà il tema trattato con la partecipazione del Presidente della Confederazione Nazionale Artigiani C.N.A., dott. Francesco Rosa. A moderare il confronto Giancarlo Costabile, docente Unical. Parteciperà anche Gianfranco Bonofiglio, direttore di Calabria News 24.  Si discuterà con un esperto del settore, quindi, del grave momento di fortissima crisi vissuto dal mondo delle imprese e dell'artigianato, settore fondamentale della debole struttura economica della nostra Regione. Si discuterà di come affrontare con le proposte della CNA la crisi in atto e il post - covid che ci auguriamo sia il più vicino possibile e dell'attenzione che dovrebbe avere sia il Governo nazionale che quello regionale per un settore dell'economia che attraversa il periodo più cupo dal dopoguerra ad oggi.

Redazione

 
 
Si cercava disperatamente un parcheggio fra i pochi disponibili vicino alla Piazza per stare in auto in cinque o sei per ascoltare la musica "in" del tempo, i Deep Purple, i Genesis, gli Who, i Dire Streats, Neil Young, solo per citare alcuni dei mitici gruppi degli anni settanta con la loro musica rivoluzionaria, con la loro musica anticonformista, in quel grande sogno che era quello di cambiare il mondo, di distruggere tutto, di vivere nelle libertà e di abrogare ogni limite ed ogni remora del tempo. Questa era la gioventù cosentina del tempo, questi erano i "guagliuni i Piazza Kennedy", i figli di papà di una borghesia benestante che godeva di un boom economico figlio anche di una politica che in quegli anni a Cosenza aveva un peso e che riusciva anche a "sistemare" chi vantava agganci con i Riccardo Misasi, i Florindo Antoniozzi, i Cecchino Principe, i Giacomo Mancini. Altri tempi, Tempi di chiamate in massa ai Beni culturali con la cooperative costituite da Antoniozzi, dei posti alla Cassa di Risparmio per chiamata diretta, delle assunzioni con false invalidità per i posti riservati agli invalidi per chiamata diretta negli uffici cosentini dipendenti da vari ministeri. Anni in cui anche i ragazzi dei quartieri popolari volevano i mitici camperos, le fiammanti Golf Gti, e per avere gli oggetti del desiderio, del superfluo e del lusso, non esitavano ad entrare nel "giro", ragazzi diciottenni, ventenni, e molti di loro pagarono con la vita lo loro folle scelta. Solo nel 1981 furono diciannove i morti ammazzati a Cosenza nella prima guerra di 'ndrangheta. E quanti di questi, oggi chi pentito, chi morto, chi in galera, frequentava Piazza Kennedy. Quanti facevano a gara per avere la moto più bella. Il Kawasaky Gpz 1300 sei cilindri, il Vespone con gli adesivi sulle scocche di Marilyn Monroe. Si parlava di moto da cross, il Villa, il Ktm, le moto di enduro, le moto da trial, ed erano sempre gli stessi ad avere una, due, tre moto, a partecipare alle gare di motocross, a ritrovarsi i primi di settembre al bar "Leonetti" di Camigliatello o nei mesi estivi al "Castello" di Sangineto, al Clubbino di Diamante, al Tortuga di Cittadella o al Moana di Tortora. Ma il più "in" di tutti i locali della costa, per il quale si partiva con le amate due ruote anche d'inverno da Piazza Kennedy, erano le indimenticabili "Le Caravelle". Il locale che fece la storia dei figli di papà di Piazza Kennedy di mitici anni '80. Quante liti furiose alla "Caravelle", quante risse dove ognuno partecipava per non dimostrare alla comitiva di avere paura o di essere fifone. Quanta incoscienza, quanta speranza nel futuro. Quante volte ci si fermava ad ammirare Willy Valentini, il re della movida cosentina e dell'alta borghesia degli anni settanta e dei primi anni ottanta che posteggiava la sua Rolls Royce, comprata a Milano da Achilli Motors, la concessonaria più "in" del paese, con le iniziali incastonate di brillanti e incollate sulla portiera, per come era la moda di quegli anni, per andare a bere uno dei formidabili aperitivi del mitico bar "Manna", storico locale sito dinanzi la Piazza su Corso Mazzini, sempre colmo di assidui e fedeli frequentatori, accompagnato sempre da qualche biondona mozzafiato. Una grande voglia di vivere, di divertirsi, le grandi comitive, i gruppi delle gite in moto, la scampagnate al mare, le corse in Sila. Questi erano i mitici anni ottanta, questi erano i guagliuni di Piazza Kennedy che ballavano alle Caravelle con la disco - music che impazzava, con Le Chic Le Freak, con Gloria Gainor. Piazza kennedy era anche la piazza dei giovani simpatizzanti della destra, del Msi di Almirante, delle fazioni giovanili di una destra in eterna lotta con i "compagni" che stazionavano, invece, sulle scalinate del Palazzo degli Uffici, a poche centinaia di metri di distanza. Quante risse, quante scazzottate fra "camerati" e "compagni". Anni irripetibili che rimarranno sempre nel cuore e nell'anima dei cinquantenni di oggi, i ragazzi di allora. Anni che non ritorneranno più e che erano anni - luce distanti dagli anni senza gioia, senza glamour, senza ideali e senza anima che sono quelli che viviamo oggi, senza sogni e senza alcuna voglia di voler cambiare il mondo, senza la grande utopia della rivoluzione (nera o rossa, ma pur sempre rivoluzione). Ed è meglio vivere con l'illusione dell'utopia che con l'amarezza della realtà.

Gianfranco Bonofiglio

 
 
 
 
 
 

 
Come preannunciato l’associazione AIVEC proseguirà nel già tracciato percorso volto ad ottenere la regolamentazione delle lezioni con la didattica a distanza per le scuole di ogni ordine e grado. A tal fine, nei prossimi giorni impugnerà il DPCM pubblicato in Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 253 del 13- 10-2020, nella parte in cui non prevede l’attivazione della didattica a distanza e le sue modalità, peraltro, in aperto contrasto con il contenuto dell’allegato n. 21, richiamato dallo stesso DPCM nel quale si legge testualmente: “è infine noto che la carica virale di sintomatici e asintomatici non è statisticamente differente e quindi il potenziale di trasmissione è verosimilmente lo stesso. Più in generale, non è noto quanto i bambini, prevalentemente asintomatici, trasmettano Sars-cov2 rispetto agli adulti, anche se la carica virale di sintomatici e asintomatici e quindi il potenziale di trasmissione non è statisticamente differente. Questo non permette una realistica valutazione della trasmissione Sars-cov2 all’interno delle scuole del contesto italiano”. Si legge ancora nel ridetto allegato che non è predicibile il livello di trasmissione, concludendo che la didattica a distanza operata già nel corso dell’anno scolastico precedente è stata una modalità cardine per il contenimento della diffusione dell’infezione. Palese, pertanto, è la contraddittorietà del provvedimento in esame che si discosta visibilmente dalle direttive già impartite in via d’urgenza. Il provvedimento si basa, quindi, sul presupposto di fatti palesemente erronei. Il diritto alla salute costituzionalmente garantito non incide solo sull’individuo ma è anche a protezione della collettività alla quale deve essere garantita la sicurezza sul posto di lavoro, negli ambienti pubblici in generale e quindi nelle scuole. Il diritto allo studio dovrà essere garantito in sicurezza e l’unico attuale strumento è costituito proprio dalla didattica a distanza tanto conclamata. Il DPCM si pone in aperto contrasto con l’art. 174 paragrafo 2 del Trattato Istitutivo dell’Unione Europea nonostante l’approccio precauzionale sia stato ampiamente utilizzato in politica e più in generale nella gestione dell’ambiente. In sintesi, la richiamata norma dispone che il principio di precauzione può essere invocato ogni qualvolta ci si trovi di fronte a un intervento urgente o a un possibile pericolo per la salute umana, ovvero di fronte alla protezione dell'ambiente nel caso in cui i dati scientifici non consentano una valutazione completa del rischio, come nel caso in esame. Dalla lettura del DPCM emerge, altresì, come sia stato trascurato il comparto scuola al quale non è stata prestata la giusta attenzione come per gli altri settori. AIVEC, prima che la curva dei contagi salga ulteriormente chiede una risposta istituzionale, ed è pronta ad adire la Giustizia nelle opportune sedi.
Redazione

Chiamami col tuo nome è un romanzo di André Aciman che vede due protagonisti intrecciarsi in una storia d'amore travagliata e complessa. Elio e Oliver, due menti evolute e intelligenti, senza freni, ma con tantissima paura che governa le loro anime. Oliver è un ragazzo adulto che dovrà trascorrere in Italia l'estate seguito dal padre di Elio, noto avvocato e rispettabile docente universitario, nella villa di famiglia. Sin dall’inizio, mediante la scrittura ardita di Aciman, si intravedono i segnali di un nodo inestricabile che diventerà poi amore puro, disinteressato, smisurato. L'incontro di due anime che si perderanno per sempre in un legame simbiotico, ma caduco. Le loro giornate saranno immerse in discorsi infiniti sulla nostalgia e su Proust, sul tempo e su Eraclito, sull'arte e su Van Gogh. E poi, tutto a un tratto, il nodo sarà brutalmente sciolto. Reciso. Oliver andrà via ed Elio resterà solo col suo dolore. Finché un giorno, quando tutto sembrava essere tornato alla mera normalità, squilla il telefono, e sarà proprio Elio a rispondere. Era il suo Oliver, quell’Oliver con cui in intimità scambiava il suo nome, quando Elio diventava Oliver e Oliver diventava Elio. Ecco, il loro gioco. Quello scambio di nomi che era personificazione concreta di scambio di identità, perché tra loro c’era stata una “full-immersion”, un'introspezione condivisa. Tutto sembrava tornato all'estate precedente, ma poi Oliver pronunciò parole aberranti e traumatiche alle orecchie di Elio: “mi sposo, volevo solo dirtelo, e dillo anche ai tuoi.” Ma può un matrimonio infelice, in fondo, porre fine a un qualcosa di così infinito? La risposta è no. È impossibile. Infatti fu esattamente il contrario: dopo anni si incontrarono a Roma, che qualche tempo prima era stata lo scenario del loro idillio. Quando si ritrovarono, le parole non servirono e non servì neppure perdersi in mille frasi fatte, tra un discorso convenzionale e l'altro. Elio, con la freddezza di chi nutre un amore impossibile e destinato a morire per poter restare vivo nell'anima, alla fine, gli donò una cartolina con una dedica: “COR CORDIUM.” E poi lo lascia con una consapevolezza: “avevamo trovato le stelle, io e te, e questo capita una volta sola nella vita.” Aciman avvicina i protagonisti del suo romanzo all'Iperuranio per poi scaraventarli brutalmente alla realtà e, assieme a loro, fa viaggiare anche il lettore, per ricordare che ciò che è astratto, asintotico, basato solo su un'idea, resterà tale per sempre.

 
Greta Palermo

La politica è l’impegno che, per antonomasia, ha coinvolto le menti di molti uomini affinché si impegnassero a fare del bene; come ci suggerisce la sua etimologia greca “πολιτεία”: “anima della città”. Essa è molto articolata, ecco perché col passare del tempo è diventato sempre più difficile essere competenti in materia. È indubbio che vi è incompetenza sia tra gli eletti che tra gli elettori. Uno Stato ignorante è lo specchio di un popolo ignorante. Nel brano “I doveri dell’uomo politico” tratto del “De Officiis” di Cicerone, si può delineare la figura ideale di politico. Un uomo che si occupa di politica ha il dovere morale di non favorire la propria famiglia, di non farsi corrompere e, soprattutto, di essere onesto. Certo è che i politici, nel momento in cui scegliessero di non “favorire” le classi sociali più emergenti e ricche, queste inizierebbero a vendicarsi ostacolando il loro lavoro ed i loro progetti per il futuro. Opporsi non è sempre semplice, specie se a detenere il potere sono i tuoi nemici. Ma la politica è lo strumento della parte più viva e attiva della società: il popolo. La politica è del popolo che elegge, perché mai si dovrebbe privare quest’ultimo di un suo diritto? Non esiste oligarchia populista, ma solo illusoria democrazia, meglio detta demagogia. Se lo Stato lo fa il popolo, è il popolo a dover detenere il potere “servendosi” di buoni rappresentati occupati ad impegnarsi per il proprio dovere senza mezze misure ma solo con coscienza e moralità.

Greta Palermo

  • I piu Letti

  • Ultime News

Editoriale del Direttore (2)