Conquista la  prima pagina dei quotidiani nazionali, come nel caso de "IlGiornale.it" e "LaRepubblica.it", la protesta dei cittadini di Amantea, popoloso comune del Tirreno cosentino, contro il trasferimento di ben 13 migranti provenienti dal Bangladesh risultati positivi al Covid19. Trasferiti da Roccella Ionica ad una struttura Cas di Amantea. Una protesta che ha registrato momenti nei quali è stato necessario anche l'intervento delle forze dell'ordine per liberare la Ss 18 bloccata dal fatto che alcuni manifestanti si erano stesi a terra per bloccarne il transito in segno di dura protesta. A guidare la manifestazione l'ex consigliere comunale Tommaso Signorelli, molto conosciuto nella cittadina tirrenica. “Amantea è sempre stata una cittadina tranquilla senza casi eclatanti di Covid. Voglio sapere chi ha dato l'autorizzazione a inviarci 13 persone affette dal Coronavirus. Qualcuno avrà dato sicuramente il consenso, per questo motivo - ha affermato Signorelli - voglio parlare con i commissari prefettizi“. E' bene ricordare che Amantea è sorretta dai Commissari Prefettizi in seguito allo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose. Scioglimento decretato dal Consiglio dei Ministri. inutile negare che il trasferimento di 13 giovani migranti positivi al Covid ha suscitato forti preoccupazioni, anche se si tratta di positivi asintomatici, motivo per il quale non è stato disposto alcun ricovero. I manifestanti hanno richiesto il trasferimento immediato dei migranti in un centro più idoneo. Deve essere sottolineato anche cha la cittadina di Amantea è una cittadina costiera che vive di turismo e che, quindi, attraversa un momento di gravissima crisi economica. Suscitare allarmi e pure potrebbe ancor più disincentivare la presenza turistica estiva che rappresenta per molti l'unica attività di mantenimento economico. E sul continuo flusso di sbarchi di persone che provengono da Paesi in cui il contagio da Coronavirus è fuori controllo è intervenuta l Presidente della Regione, Jole Santelli. "Siamo stati facili profeti quando abbiamo avvertito il governo - ha affermato Jole Santelli - circa i pericoli relativi a un'immigrazione fuori controllo. Purtroppo, però, non abbiamo avuto ascolto e ora ci troviamo tutti a dover far fronte alle conseguenze di queste non scelte". In merito alla vicenda il Prefetto di Cosenza e il responsabile dei dipartimento prevenzione dell'Asp hanno assicurato che   "Da Roccella i migranti sono stati trasportati, senza alcun contatto con la popolazione di Amantea, direttamente nella struttura e da lì non sono più usciti" e che "non usciranno per tutta la quarantena, grazie a un controllo costante delle forze dell'ordine e a un monitoraggio dei medici dell'Azienda Sanitaria". 

Redazione

Sono trascorsi ben 45 anni da quando a Lamezia venne ucciso dalla 'ndrangheta il giudice Francesco Ferlaino. E, come tutti sanno, la Calabria non è la Sicilia e non è la Campania, ma è la terra dell'impunità e della repulsione verso la memoria. Infatti gli esecutori, i mandanti e le motivazioni dell'omicidio eccellente sono rimasti oscuri. Nessuno ha pagato. In perfetto stile calabrese. Nessuno fra i tanti pentiti che hanno costellato negli anni successivi la storia della 'ndrangheta ha mai fatto luce sull'omicidio. Esecutori, mandanti e motivazione ignoti. Ed anche la memoria vacilla. In pochi in Calabria conoscono la storia di un giudice irreprensibile come lo era Francesco Ferlaino. Lo stesso Palazzo di Giustizia di Catanzaro è intitolato a suo nome. A ricordarne il 45° anniversario il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. “Il 3 luglio del 1975, mentre stava rientrando a casa dal lavoro, il giudice Francesco Ferlaino veniva ucciso a colpi di fucile da sicari mai identificati, esponenti della malavita organizzata. Giudice autorevole e apprezzato studioso, Francesco Ferlaino, sempre impegnato negli uffici giudiziari in Calabria, ha interpretato in modo esemplare la funzione giudiziaria, al servizio della giustizia e del Paese. È necessario non disperdere la memoria di quanto accaduto e l'insegnamento professionale e umano legato a questo magistrato. Rievocare il suo assassinio  richiama il senso etico di quanti hanno saputo opporsi ai nemici della convivenza civile nel Paese, per costruire il futuro della nostra comunità secondo principi di legalità e solidarietà umana. A distanza di quarantacinque anni, desidero rinnovare i sentimenti di partecipazione e vicinanza del Paese ai suoi familiari e a quanti lo hanno stimato e che in questi lunghi anni ne hanno ricordato la passione e l’encomiabile impegno nello svolgimento dell’attività professionale”. Peccato che nessuno abbia pagato per la sua morte. Una grande ferita per lo Stato in una Regione dove lo Stato ha spesso e sovente dimostrato grandi limiti nella lotta alla criminalità, sottovalutando in alcuni casi anche volutamente e colpevolmente la ferocia, la determinazione ed il potere della 'ndrangheta, oggi l'organizzazione criminale più potente al mondo. Molto di più di quanto lo era la mafia ai tempi di Totò Riina o la Camorra ai tempi di Raffaele Cutolo.

Redazione

Che il Procuratore capo della Procura della Repubblica di Catanzaro, dott. Nicola Gratteri, sia oramai da anni in prima linea nella lotta alla criminalità e a quel mondo di mezzo che attraverso il radicato fenomeno della corruzione e della collusione rappresentandone la vera forza, è fuori discussione. E per tale impegno è certamente scomodo e pericoloso per chi governa il territorio con i soliti metodi della sopraffazione e della violenza. L'epoca Gratteri ha segnato in Calabria una svolta e lo dimostra l'operazione giudiziaria Rinascita Scott. Il primo e vero maxi - processo Calabria con ben 479 imputati. E sempre più alto è il rischio di attentati nei confronti dello stesso Procuratore che è sottoposto al massimo grado possibile di sorveglianza e tutela. E le minacce e gli allarmi per possibili attentati si susseguono senza sosta. Nei giorni scorsi, infatti, si è verificato l'ennesimo episodio che ne conferma l'alto rischio. Su "Il Fatto Quotidiano" è stato pubblicato un articolo nel quale si afferma che "una missiva in cui si rivolgono le minacce al procuratore Gratteri é stata fatta pervenire ai carabinieri di Lagonegro. Nella lettera si afferma che una potente cosca di 'ndrangheta avrebbe incaricato un uomo di fiducia di portare a termine il piano omicida, studiato a Limbadi ed affidato ad un killer residente a Belvedere Marittimo, in provincia di Cosenza. In merito a tale lettera sono state avviate apposite indagini per valutarne la credibilità. Si tratta comunque dell'ennesimo episodio di minacce che conferma come l'azione giudiziaria condotta da Nicola Gratteri sia sempre più osteggiata da quelle forze, più o meno occulte, che hanno tutto l'interesse affinchè nulla si muova e affinché tutto rimanga sempre immobile in un Regione consegnata alle mafie e alla corruzione.

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Il segretario regionale del CSE  - Sanità, Sebastiano Maucieri, ha inviato una lettera aperta alla Presidente della  Regione Calabria, Jole Santelli, e al Commissario Piano di Rientro, Giuseppe Cotticelli, nella quale si evidenziano le difficoltà nelle quali versa l'Asp più grande ed estesa della Calabria, quella di Cosenza. Nella lettera aperta, che pubblichiamo integralmente, si legge: "Ma chi gestisce l’ASP di Cosenza? A giudicare da quello a cui si assiste tutti i giorni non è sicuramente il neo Commissario D.ssa Simonetta Cinzia Bettelini, ma piuttosto il reincaricato Dott. Giampaolo Grippa che continua tranquillamente a dettare i tempi a tutte le attività dell’ASP, con quali risultati non è dato saperlo, ma sicuramente con enormi ritardi, come lo si può evincere dalle delibere adottate dal momento della nomina ad oggi. Infatti è noto che per la deliberazione degli atti legati alla gestione dell’ASP si passa dapprima al vaglio del Dott. Grippa il quale, come fa un buon maestro scolastico, corregge i compitini, da i giudizi ed inesorabilmente li restituisce al mittente!!! Ad oggi l’attività amministrativa più florida è quella della restituzione di centinaia di proposte di delibere alle varie UU.OO. proponenti. A questo punto ci chiediamo e chiediamo a chi di competenza: si possono rallentare in modo così evidente, senza dar conto a nessuno, le attività di una ASP così importante e vasta come l’ASP di Cosenza, solo perché un uomo calato dall’alto, non si sa da chi o per quali grandi capacità gestionali di Enti similari dimostrate nel tempo, vuole imporre il proprio dominio nell’Amministrazione dell’ASP stessa? E’ possibile che l’ASP di Cosenza venga affidata alla gestione di persone che non conoscono assolutamente la vastità del territorio da amministrare e le innumerevoli ed enormi problematiche ad esso legate? Sembra normale che dal momento dell’insediamento della nuova gestione, come verificabile dall’albo pretorio, siano state prodotte solo 29 delibere? Ma questi signori hanno minimamente idea di quante attività quotidianamente afferiscono alle competenze dell’ASP? A questo punto ci sorgono seri dubbi: che si stia mettendo in opera l’atto finale dell’ASP di Cosenza? Che questi Signori scesi dal Nord non sanno che pesci prendere e preferiscono non fare per non sbagliare? Che stiano preparando l’atto di dissesto dell’ASP di Cosenza per passarla alle competenze del Ministero dell’Economia e Finanze e così strapparla alla gestione della Regione Calabria? Ma i NOSTRI POLITICI CALABRESI DOVE SONO? Il Presidente della Giunta Regionale, tra l’altro anch’essa di Cosenza, si vuole rendere conto che questi amministratori posti alla gestione dell’ASP di Cosenza non danno alcun risultato concreto? Che non conoscono il territorio? Che non hanno la minima consapevolezza di quelle che sono le enormi esigenze sanitarie di un territorio vasto come quello dell’ASP di Cosenza? Vogliono mettersi bene in testa che l’ASP è cosa diversa da una Azienda Ospedaliera e che la stessa si governa solo se si è in grado di conoscere passo per passo il territorio che la ricomprende? Che non servono i Super Manager del Nord per gestire un’ASP? Che abbiamo tanti bravi Manager locali che potrebbero dare vere e serie risposte in materia di gestione territoriale della Sanità, senza disturbare “Le Menti” nordiche? Ed allora invitiamo le Autorità Regionali ad attivarsi affinchè possano porre fine nell’immediato a questa improduttiva gestione commissariale dell’ASP di Cosenza, decretando la revoca del Commissario Straordinario e del Direttore Amministrativo e nel contempo provvedano alla nomina del Direttore Generale o, nel frattempo, di un nuovo Commissario Straordinario, ma che in entrambi i casi possano essere scelti nell’ambito dei Manager locali, se si vuole effettivamente il bene dell’ASP di Cosenza".

IL SEGRETARIO REGIONALE CSE-SANITA’
Dott. Sebastiano Mauceri

La forte crisi dovuta al periodo di blocco delle attività per il Coronavirus ha aggravato una situazione già difficile per una crisi economica che in Calabria perdura ininterrottamente dal 2008 ed ha aggravto un fenomeno da sempre diffuso in città che in momenti difficili tende ad aumentare vertiginosamente. Quello dell'usura. Cosenza è sempre stata una città incline all'usura. E' stata spesso praticata anche da insospettabili che non erano legati alle organizzazioni criminali ma che non disdegnavano di rivolgersi ad esponenti della stessa quando vi erano oggettive difficoltà nell'incassare il prestito compreso gli interessi sempre altissimi. Con il tempo l'attività è stata praticata sempre più da esponenti criminali o, comunque, almeno consentita da personaggi legati alle varie organizzazioni. Attività che ha sempre fruttato lauti guadagni e che ha sempre rovinato molti imprenditori che stretti dalla morsa dell'usura hanno, alla fine, perso tutto.  oggi questo fenomeno è in crescita esponenziale Con prestiti anche di piccole cifre, 1000, 2000 euro che poi divengono cifre importanti con tassi di usura calcolati addirittura su base mensile. Vi sono lodevoli associazioni antiusura che operano sul territorio spesso legate al mondo della Chiesa che fanno quel che possono. Rimane invece insufficiente l'azione delle Istituzioni sia nel senso della prevenzione che in quello della repressione di una attività illegale terribile che ha determinato negli anni tanti suicidi di imprenditori e uomini disperati che in un momento di estrema debolezza rimangono intrappolati in un terribile girone infernale come quello dell'usura.

Redazione

Tante le inchieste sulle infiltrazioni della 'ndrangheta nelle regioni del Nord italia, dal Trentino Alto Adige, al Piemonte, al Veneto solo per citare alcune delle più recenti operazioni di polizia giudiziaria delle ultime settimane. Oramai non si contano più le inchieste che confermano il sempre maggior radicamento dei locali di 'ndrangheta nelle opulente regioni del Nord. Radicamento che, ad onor del vero, parte da tempi immemorabili. Sin dagli inizi degli anni '70 in Lombardia e soprattutto a Milano operava il clan dei calabresi che si contendeva il controllo della prostituzione, delle bische clandestine e del settore movimento terra con il clan dei marsigliesi, con qualche gruppo locale e con il clan dei siciliani. Ma sono tempi lontani. Oggi il predominio della 'ndrangheta è fuori discussione. Il controllo monopolistico del mercato della droga e la continua sottovalutazione del fenomeno ha consentito un radicamento lento e costante sul territorio che non è più possibile arginare. Oggi la 'ndrangheta è una potente holding finanziaria che investe miliardi di euro, che riclica fiumi di denaro sporco, che trova nel tessuto imprenditoriale del nord collegamenti ed appoggi un tempo impensabili, che ritrova nel mondo della politica collusioni e protezione collaudando quella formula vincente fatta di corruzione ed infiltrazione nello Stato. La formula vincente della 'ndrangheta è quella di non apparire, di non uccidere, di non mettersi in mostra, al contrario di come fece l'ala stragista di Cosa Nostra dei corleonesi che ponendosi contro lo Stato ne uscirono sconfitti. La 'ndrangheta investe, compra, corrompe attraverso quella generazione di imprenditori, di colletti bianchi incensurati e al di sopra di ogni sospetto, di quella borghesia mafiosa collusa ed oscura che la rende insidiosa e difficilmente individuabile. Investe in Borsa, investe nella sanità, investe negli appalti, investe nei locali alla moda, nei ristoranti di lusso e si infiltra sempre più nell'economia del Paese. Soprattutto oggi con la crisi in atto sfruttando l'immensa liquidità proveniente dai narcoeuro. Il tutto con un sistema giudiziario che annaspa e continua a sottovalutarla. Oggi la capitale della 'ndrangheta non è più la ionica o la tirrenica reggina ma è MIlano, sono le grandi capitali degli affari. Lodevoli le azioni giudiziarie in atto ma totalmente insufficienti a ridimensionare un fenomeno in forte crescita.

Il vescovo della diocesi di Cassano allo Ionio, Monsignor Francesco Savino, l'ancia l'allarme della diffusione sempre più dilagante della ludopatia. Nell'ultimo anno sono stati spesi ben 462 miloini di euro. “A livello regionale, e in particolare su scala diocesana, registriamo dati allarmanti che rimandano a un’emergenza sociale ed educativa: ogni cittadino calabrese - afferma Mons. Francesco Savino - mediamente dilapida 400 euro; secondo i dati forniti dall’Agenzia delle Dogane in Calabria sono stati spesi oltre 462 milioni di euro: una cifra monstre sottratta all’economia sana di questo Paese. a dipendenza  che coinvolge un target sempre più eterogeneo senza differenze di età o sesso, padri di famiglia, anziani e ragazzi poco più che adolescenti. Credo sia improrogabile una rivisitazione complessiva della governance regionale in materia di dipendenze, occorre individuare nuovi strumenti di lettura e buone pratiche per efficaci interventi di programmazione. Centrale è il tema della prevenzione, la cenerentola delle politiche sanitarie. A tal proposito ritengo sia fondamentale agire su due livelli: le risorse e la definizione di azioni di contrasto ben codificate e coerenti. La mancanza di adeguate risorse rappresenta un elemento ostativo all’elaborazione di strategie e piani educativi che non si perdano in interventi a spot. Penso al target scolastico e alla necessità di investire in interventi per identificare comportamenti a rischio e condizioni di vulnerabilità. Auspico altresì  che il legislatore regionale assicuri, con il senso del ‘bonus pater familias’, azioni legislative efficaci volte a salvaguardare le già molteplici storie piegate dal nefasto gioco d’azzardo”.  Un accorato appello, quello di Monsignor Francesco Savino, che ci si augura non rimanga inascoltato. Spesso alla ludopatia si accompagna il fenomeno dell'usura e la rovina di tante famiglie. Un dramma sociale che non può più essere sottovalutato.

Editoriale del Direttore (2)