Una notizia eclatante che non ci sorprende quella del parlamentare europeo, nonché candidato alla presidenza della Giunta Regionale Calabrese, Pasquale Tridico, che la Calabria ha finora speso soltanto il 13% dei fondi PNRR assegnatole, il più basso d’Italia e fra sei mesi si avrà il rendiconto vero.
[ nella foto in apertura Aldo Bonifati, ( Castrovillari 16 maggio 1922 - Castrovillari 27 ottobre 2016 ) grande imprenditore che costruì l'UniCal ]
“C’è ancora l’87% dei fondi da spendere; bene che vada – ha detto Pasquale Tridico - arriveremo al 20%. Tutto ciò è un grande fallimento, un’occasione mancata non solo per la Calabria, ma per tutto il Sud. Il 40% dei fondi PNRR , circa 100 miliardi, era destinato al Mezzogiorno per ridurre le disuguaglianze.
Certamente arriveremo a giugno 2026 (chiusura del programma) avendo speso forse 20 miliardi su 100 destinati”.
Sapevamo fin dall’inizio che la Calabria sarebbe stata la pecora nera di questo programma in quanto già con i fondi strutturali europei alla fine degli anni novanta accadde la stessa cosa, tanto che il concessionario responsabile della realizzazione del progetto dell’Università della Calabria, Aldo Bonifati, presidente della Bonifati Costruzioni, attraverso la competenza dei propri uffici, riuscì a individuare e recuperare ben 1000 miliardi di lire di fondi inutilizzati, facendosene assegnare dall’Unione Europea ben 600 miliardi di lire per poter portare a compimento il progetto dell’Università della Calabria scaturito dagli elaborati dipartimentali e residenziali predisposti dai gruppi degli architetti Gregotti e Martensson.
Una storia che la dichiarazione dell’on. Tridico mi riporta a galla, per essere raccontata e farne oggetto di riflessione, utile a costituire memoria nel tempo, ma soprattutto per avere contezza di una classe politica incapace di adempiere il proprio ruolo di essere al servizio delle comunità amministrate e garantirne crescita e sviluppo.
Ero certo del risultato che si è verificato nella incapacità, da parte degli amministratori e della classe politica in auge negli ultimi quindici anni, di saper investire, programmare e utilizzare al meglio i fondi del PNRR.
Tanto che inviai al presidente della Regione Roberto Occhiuto un messaggio accorato affinché ci si mobilitasse per utilizzare questi fondi al completamento del progetto dell’Università della Calabria, in modo da evitare che questa divenisse una “cattedrale nel deserto”, come auspicato da molti negli anni iniziali di avvio del suo percorso esistenziale, bloccata da 18 anni sulla collina di contrada Rocchi.
Spero che se ne ricordi, come anche il fatto di essere un laureato della prima Università calabrese.
Diciamo questo per sensibilizzare il Rettore Gianluigi Greco e il suo delegato allo sviluppo Edilizio, prof. Paolo Lonetti ad essere vigili ed occuparsi da subito di tale materia coinvolgendo la stessa regione nella persona del presidente Occhiuto, se è vero, come ha dichiarato l’on. Pasquale Tridico, che si prevede per fine giugno nel rendiconto finale un 87% di fondi non utilizzati.
A differenza di altre situazioni calabresi, l’Università della Calabria si trova una disponibilità di territori liberi e vincolati, sia nel Comune di Rende che di Montalto Uffugo con dei progetti già predisposti ed esecutivi, tanto che proprio sul territorio di contrada Rocchi è stato stabilito dalla Regione Calabria la collocazione del nuovo hub sanitario cosentino, definito anche policlinico universitario.
Ma veniamo alla storia dei 600 miliardi di lire di fondi strutturali non utilizzati destinati all’UniCal e svaniti in poco tempo per reazioni di gelosia umana.
Eravamo al 24 settembre 1998 quando il quotidiano “La Repubblica” pubblica un primo servizio in cui parla di un grosso finanziamento di 1.350 miliardi per l’Università della Calabria destinato a divenire l’ateneo italiano del futuro.
Sempre il quotidiano “La Repubblica” il giorno dopo pubblica un nuovo servizio in cui descrive la forma di finanziamento destinato dal governo all’Università di Arcavacata: “E’ qui nel giro di tre anni verrà completato infatti il primo ”campus”, ovvero la prima università residenziale per trentaseimila studenti mai realizzata in Italia.
Il costo dell’opera che il Ministero dei Lavori Pubblici considera “priorità” tra le infrastrutture da ultimare e per le quali il governo ha trovato le risorse necessarie da investire nella legge finanziaria, ammonta ad oltre 1.300 miliardi, di cui 700 già spesi”.
A dare la notizia di tale investimento ripreso dal quotidiano nazionale “La Repubblica” fu il sottosegretario al Bilancio e alla Programmazione Economica, Isaia Sales, durante un convegno che si tenne alle cupole geodetiche di Cosenza per la Festa Dell’Unità.
Il 3 ottobre 1998 il quotidiano “Corriere della Sera” pubblica un servizio di Enzo D’Errico con il titolo che dice tutto “Mancini: no a quei 600 miliardi – Il Sindaco di Cosenza afferma che non serve uno stadio all’Università di Arcavacata”.
Lo stadio lo prevedeva il progetto Gregotti nell’ambito del villaggio dello Sport collocato nell’area di Settimo in territorio di Montalto Uffugo utile a svolgervi le Universiadi.
Fu quella una campagna mediatica nazionale dominata dalla personalità politica dell’on. Giacomo Mancini con lettere di protesta inviate al presidente del Consiglio Romano Prodi e al Ministro del Tesoro Carlo Azeglio Ciampi.

L'On. Giacomo Mancini
Furono giorni a livello mediatico di grande contrapposizioni tra personalità accademiche, politiche, sociali, culturali, dell’associazionismo sindacale e imprenditoriale, tra favorevoli e contrari, portando, comunque, ad una soluzione infausta per l’Università, alla quale non fu più concesso il finanziamento bloccando il suo sviluppo strutturale sulla collina di contrada Rocchi di Rende.
Di quella vicenda rimane oggi una testimonianza del presidente della società concessionaria Bocoge, Aldo Bonifati, che nel terzo volume del suo libro “L’Università della Calabria, dalla legge istitutiva alla sua realizzazione” (pagine 195/196), pubblicato dalla Pellegrini Editore, così ha scritto: “L’opposizione così violenta da parte di importanti uomini politici calabresi, in primis l’on. Giacomo Mancini, al finanziamento di 600 miliardi di lire a favore dell’Università della Calabria, annunciato dal sottosegretario Isaia Sales, mi ha profondamente turbato perché ha vanificato il lavoro svolto per anni dagli organi direttivi dell’UniCal e dall’Impresa concessionaria dell’opera, accomunati da un unico e solo obiettivo: completare la sede del Campus universitario più grande d’Italia, orgoglio della Calabria. Oggi dopo quindici anni, sicuro del fatto che purtroppo la cittadella universitaria non si completerà più, mi sono posto alcune domande nel tentativo di comprendere quali siano state le reali motivazioni da cui è scaturito il dissenso a tale importante finanziamento. E’ mai possibile che uomini politici responsabili e consapevoli della sorte del territorio da loro amministrato non conoscessero le cause delle revoche dei finanziamenti, ampiamente richiamati più volte e che le somme revocate alla sola Calabria ammontavano a circa mille miliardi di lire, che per legge, restavano a disposizione di progetti effettivamente realizzabili nella stessa Regione?”.
Nella dichiarazione fa poi riferimento al “Libro Bianco” per lo sviluppo delle aree depresse, in cui venivano individuati i progetti validi per essere realizzati e tra questi c’era quello dell’Università della Calabria.
Ecco ci risiamo oggi con la denuncia fatta dall’on, Pasquale Tridico, che ha messo a nudo come la Calabria ha appena utilizzato finora il 13% dei fondi del PNRR e che potrebbe arrivare a metà giugno ad utilizzarne appena il 20% dei fondi concessi. Ci sono sei mesi di tempo per adoperarsi affinché tali fondi non vengano revocati alla Calabria.
Occorre una mobilitazione immediata per impedire la revoca dei fondo PNRR da parte della nuova governance dell’Università, che ha le carte in regola nella progettualità e nella sua storia, come da parte dei tre comuni: Montalto Uffugo, Rende e Cosenza, sui cui territori grava il peso necessario dell’area urbana unica attesa per dare valore al Campus universitario nell’erogazione dei servizi, come da parte della stessa Regione Calabria per dare continuità e completezza a quel sogno che aveva il primo rettore dell’Università della Calabria Beniamino Andreatta nel dare alla Calabria una cittadella universitaria nel contesto di una “Grande Cosenza” aperta all’area del Mediterraneo.
Franco Bartucci


