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Martedì, 18 Dicembre 2018 19:55

L'inchiesta "Lande desolate" e la Calabria

Ancora una volta e per l'ennesima volta nel leggere le carte dell'inchiesta "Lande desolate" condotta dalla Procura di Catanzaro guidata dal Procuratore capo Nicola Gratteri e nel leggere le numerose pubblicazioni di alcuni passaggi delle tante intercettazioni che fanno parte dell'inchiesta stessa si configura uno scenario che dimostra ancora una volta quale sia il "sistema" Calabria. Non è compito di alcun giornalista scrivere di vicende giudiziarie e di esiti di inchieste in corso. Tale compito spetta solo ed esclusivamente alla magistratura e la sacrosanta linea del garantismo esclude qualsiasi colpevolezza sino alla definitiva sentenza di Cassazione.

La Commissione Parlamentare antimafia (denominata ufficialmente Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere) è una commissione d'inchiesta bicamerale del Parlamento italiano, composta da 25 deputati e da 25 senatori, con sede a palazzo San Macuto a Roma. Istituita per la prima volta con legge del 20 dicembre 1962 e viene promossa con legge all'inizio di ogni legislatura. Fra i suoi tanti compiti, alcuni dei quali da non sottovalutare, vi è anche quello di "indagare sul rapporto tra mafia e politica, sia riguardo alla sua articolazione nel territorio, negli organi amministrativi, con particolare riferimento alla selezione dei gruppi dirigenti e delle candidature per le assemblee elettive, sia riguardo a quelle sue manifestazioni che, nei successivi momenti storici, hanno determinato delitti e stragi di carattere politico-mafioso" tanto per trascrivere letteralmente una delle funzioni previste per legge.

Il 4 marzo scorso con il voto degli italiani è stata indubbiamente segnata una svolta con il successo elettorale del Movimento 5 Stelle soprattutto al Sud e della Lega nelle regioni del Nord. Il 2 giugno dopo tante difficoltà per far nascere un nuovo Governo. è stata costituita l'alleanza Giallo - Verde, lega e 5 Stelle, meglio definita quale accordo di programma. Certamente una novità nel panorama politico nazionale. Da allora sono fortemente cresciute le aspettative di cambiamento e le tante speranze alimentate anche da un'incessante campagna mediatica soprattutto da parte del leader della Lega, Matteo Salvini, che ha promesso tutta una serie di riforme, dalla quota 100 con l'eliminazione della Fornero, al potenziamento della sicurezza alla tanto agognata pace fiscale, mentre il vicepremier Di Maio si è spesso molto sul reddito di cittadinanza per non accennare all'azione svolta sul tema dell'immigrazione.

Il cosiddetto "populismo", termine dispregiativo coniato dalla sinistra dei radical chic post comunisti con il Rolex ed il portafoglio pieno è in realtà un momento di protesta che riguarda non solo l'Italia ma un buon numero di Paesi dove la sinistra ha dimostrato chiaramente il suo fallimento clamoroso e la sua trasformazione da movimento per il popolo a nomenclatura trainata dall'alta borghesia e dal capitalismo alla Soros o alla "ONG". Il tentativo che riguarda soprattutto la storia italica di ripetere con Salvini la "via giudiziaria" per massacrare i nemici tanto cara a certa sinistra non solo è fuori tempo ma non gode più, per come accadde con tangentopoli, dell'opinione pubblica favorevole.

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