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Lunedì, 19 Marzo 2018 09:24

Importante donazione della famiglia Bilotti alla Galleria Nazionale di Cosenza, si realizza il desiderio di Umberto Boccioni, il grande futurista calabrese

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Forme uniche nella continuità dello spazio Forme uniche nella continuità dello spazio

Umberto Boccioni nato a Reggio Calabria nel 1882 e morto prematuramente nel 1916 a soli 34 anni desiderava ardentemente di essere presente nella sua natia Calabria con una sua scultura. Dopo la sua scomparsa Marinetti volle dar seguito al desiderio dell'Artista promuovendo la realizzazione di una fusione del capolavoro boccioniano: "Forme uniche nella continuità dello spazio" del 1913, che rappresenta una figura umana in cammino simboleggiante il movimento energetico per sintesi e fluidità, rappresentata sui 20 centesimi di euro coniati in Italia. L'iniziativa di Marinetti è documentata da una sua lettera del 23 nov. 1933 al Potestà di Milano Visconti al quale prospettava la fusione da destinare alla Calabria (Archivio Civico Milano Segr. Gen.prot.3715 del 2/12/33).

Dopo ottant'anni, grazie al mecenatismo della famiglia Bilotti, il progetto Boccioni-Marinetti si è concretizzato con la donazione del bronzo della collezione Bilotti alla Galleria Nazionale di Cosenza con atto del Direttore del Polo Museale Angela Acordon e del direttore del Museo Domenico Belcastro. Altre fusioni tratte dal modello in gesso al Museo di San Paolo del Brasile si trovano a New York: Metropolitan Museum e Modern Art; Londra: Tate Gallery; Milano: Museo del Novecento; Giappone: Museo Hakone; Sindney: Museo metropolitano. L'esemplare donato è dichiarato d'interesse particolarmente importante con Decreto n° 77/2013 del Ministero dei Beni Culturali ed è pubblicato sul catalogo generale a cura di Calvesi-Dambruso (pag. 452) Allemandi Torino 2016. "Forme uniche" è una delle poche sculture boccioniane sopravvissute, nove di esse in gesso, nel 1927, sono state distrutte a martellate dall'artista Piero da Verona, a Milano, alle quali erano state affidate dalla madre di Boccioni dopo la morte dell'artista.

Dalla discarica di "Acqua Bella", dove erano stati buttati i frammenti, l'allievo Marco Bisi, riuscì a recuperare solo quelli di sviluppo di una bottiglia nello spazio in quanto dipinta di rosso, il cui bronzo è al Museo del Novecento, Milano. Il gesso delle "Forme uniche" si è salvato perché in possesso di Marinetti, come l'Antigrazioso, gesso patinato, venduto da Benedetta Marinetti nel 1952 alla GNAM Roma, acquisito dalla lungimirante direttrice Palma Bucarelli da Locri. Nel 1949 Benedetta Marinetti eredita il gesso "Forme uniche" e fa realizzare due bronzi uno dei quali (oggi al Metropolitan NY) per Lydia Winston Malbin, la più grande collezionista di arte futurista italiana. Nel 1990 Carlo Bilotti acquista dagli eredi Winston Malbin duecento opere tra le quali 65 disegni di Boccioni che documentano l'esperienza prefuturista del 1906, l’evoluzione stilistica fino a quella della piena maturità del 1915 verso il dinamismo plastico. Salvandoli dalla dispersione li riporta in Italia, a Cosenza e nel 1996 li cede alla Galleria Nazionale dove sono esposti nella sala boccioniana centrata dalla scultura.

Insieme all'opera scultorea sono stati consegnati a Palazzo Arnone cinque preziosi bozzetti di Boccioni, della collezione Bilotti-Winston Malbin, preparatori dei quadri futuristi più significativi: "La città che sale" 1910, "la risata" 1911, "studio di periferia" 1910, "vecchia a tavola" 1907, "Maria Sacchi che legge" 1907. Il grande futurista calabrese rimane uno degli artisti più celebrati, il primo marzo scorso il dipinto "Testa+luce+ambiente" del 1912 è stato venduto all'asta da Sotheby's a Londra per 9.070.100 sterline, pari ad € 10.314.544 più i diritti d'asta del 25%. Oltre a Boccioni la famiglia Bilotti ha donato altre sculture di grandi artisti italiani che vanno a costituire la "sala del Novecento".

"Donna Teofora" di Emilio Greco, uno dei grandi scultori iconici con studi legati al corpo e alle espressioni femminili;
"Onice" e "Solida" due significative opere di Pietro Consagra, tra i più prestigiosi esponenti dell'astrattismo;
"Cavallo con cavaliere" di Giorgio de Chirico principale esponente dell'arte Metafisica che esprime l'esperienza sensibile verso gli aspetti più autentici della realtà;
"Grande maternità" di Antonietta Raphael Mafai scultrice vigorosamente antiaccademica che con il suo lavoro "estrae" la tenera e vibrante carnalità presente nella pietra;
"Gigantea" del catanzarese Mimmo Rotella legato al movimento del Nouveau Réalisme e della Pop Art internazionale.

E' con il Futurismo che la nostra Regione è stata vera protagonista sulla scena internazionale, non solo con Umberto Boccioni, ma anche con gli altri artisti Antonio Marasco (Nicastro 1896-1906), Enzo Benedetto (RC 1905 - 1993); Armiro Yaria (RC 1901 - 1980); Michele Berardelli (Cs 1912-1995), Orazio Pigato (RC 1896-1966), Principio Federico Altomonte (RC 1912), Angelo Savelli (Pizzo 1911-1995); Luigi Versace (Bovalino 1927-1991), i post futuristi Lina Passalacqua (Sant’Eufemia d’Aspromonte RC 1933) e Silvio Lo Celso (Rende 1956-2000) gli scrittori ed artisti Leonida Répaci (Palmi 1898-1985); Geppo Tedeschi (Tresilico-Oppido RC 1907-1993) gli scrittori e poeti, Piero Bellanova (Sant’Agata d’Esaro Cs 1917- 1987), Luigi Gallina (Corigliano Calabro 1906-1973); Giuseppe Carrieri (San Pietro in Guarano Cs 1886 – 1968), Alfonso Dolce (Cropani Cz 1882); Luca Labozzetta (Mileto - Vibo 1891-1917); Giovanni Rotiroti (Cardinale Cz 1905-1983), Leonardo Russo (Catanzaro); Rodolfo Arturo Alcaro (alias Rofalcar futurista), Antonio Altomonte (n. Palmi); Domenico di Pietro, Mario Potente (Cs), Mimi Mancuso, il giornalista Luigi Scrivo (Cz); il grande gallerista Giuseppe Sprovieri (Montalto Uffugo Cs 1890-1988).

Enzo Bilotti è stato tra i pochi, forse l'unico, a formare una collezione completa, un repertorio, dei futuristi calabresi che hanno segnato una pagina d'eccellenza della nostra Regione e, che gli eredi per evitare frazionamento e dispersione hanno donato al Museo del Presente a Rende ed oggi costituisce la sezione permanente del museo. Il Futurismo anche in Calabria è stato una ricostruzione non solo in campo artistico ma anche nel cinema, teatro, scenografia, danza, fotografia, arredo, gastronomia, i nostri corregionali erano in prima linea in ogni espressione. In Calabria Marinetti organizzava “serate futuriste”, memorabile quella del 16 giugno1909 a Reggio: la IV su chimica e futurismo tra letteratura e scienza.

Francesco Cangiullo, in “Le serate futuriste - romanzo storico vissuto con giudizi di Marinetti, Ojtti, Borgese, Simoni, Lipparini, Goli” ET Editrice Tirrena 1923 pag. 101 e ss., ricorda quella del marzo 1910 a Catanzaro con Marinetti che “prova in teatro” e gli incontri futuristi con gli studenti calabresi con la stesura delle celebri tavole parolibere. La IV Biennale calabrese d'Arte e industrie a Reggio Calabria del 1926 è incentrata sul Futurismo. Benedetto invita Dottori, Depero, Fillia, Tato, B. Marinetti, artisti interagiscono con il territorio calabrese: Depero espone abiti, arazzi e tarsie di panno con testa di diavolo ispirate alle maschere apotropaiche di Seminara. Benedetto con le riviste “Futurismo Oggi” e "Originalità" celebra il volo vittorioso sugli altri mezzi di locomozione. Marasco divulga le nuove idee con "supremazia futurista" e il bollettino "il passo oltre" pubblicati in Calabria e veicolati nel resto del Paese verso un cambiamento visivo e dinamico. Grazie al mecenatismo della famiglia Bilotti il nostro territorio riscopre le eccellenze culturali regionali dimenticate, promuove la conoscenza e la narrazione delle proprie componenti identitarie e lo sviluppo pro-sociale. Questa è una nuova occasione di rilancio della Città attraverso sinergie strutturate tra pubblico e privato e di modello di sviluppo che l'allineano culturalmente alle altre grandi realtà implementando l'offerta turistica e creando occasioni di diffusione e di crescita.


Redazione

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