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Martedì, 18 Dicembre 2018 19:55

L'inchiesta "Lande desolate" e la Calabria

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Nicola Gratteri Nicola Gratteri

Ancora una volta e per l'ennesima volta nel leggere le carte dell'inchiesta "Lande desolate" condotta dalla Procura di Catanzaro guidata dal Procuratore capo Nicola Gratteri e nel leggere le numerose pubblicazioni di alcuni passaggi delle tante intercettazioni che fanno parte dell'inchiesta stessa si configura uno scenario che dimostra ancora una volta quale sia il "sistema" Calabria. Non è compito di alcun giornalista scrivere di vicende giudiziarie e di esiti di inchieste in corso. Tale compito spetta solo ed esclusivamente alla magistratura e la sacrosanta linea del garantismo esclude qualsiasi colpevolezza sino alla definitiva sentenza di Cassazione.

Ma senza entrare in giudizi o valutazioni squisitamente giuridici quello che interessa sottolineare è lo spaccato che si ricava dall'intera vicenda. Da burocrati che cercano favori per acquistare villette a buon prezzo, da altri burocrati che piazzano parenti e familiari nelle imprese destinatarie dei contributi statali, da presunte pressini per rallentare o accelerare i lavori a secondo della convenienza politica del momento. Questo e tanto altro è quello che emerge dalle carte. Dalle pressioni di personaggi politici che, nonostante non ricoprano alcun incarico, nei fatti continuano ad avere un peso determinante nella "vera" gestione del potere.

Un quadro che, seppur non fautore di reati di natura penale, dipingono un quadro esaustivo dell'andazzo della Calabria di sempre. Di quella Calabria infarcita di imprenditori che in realtà dovrebbero essere catalogati nel novero dei "prenditori - bancarottieri", di quella Calabria di burocrati sponsorizzati dalla Casta politica che determina il bello e cattivo tempo e che declina ad ogni passaggio una qualche utilità di natura personale e di quella Casta politica sempre pronta a magnificarsi quotidianamente per il presunto impegno sulla legalità e pronta a magnificare anche l'operato della magistratura, salvo poi ricredersi ed invertire rotta quando la magistratura alza il livello e colpisce la stessa Casta che si ritiene intoccabile e al di sopra di ogni sospetto.

Un modello "Calabria" che sembra essere eterno e immodificabile. Con un copione che si ripete stancamente. L'inchiesta, il clamore iniziale, la risposta dei politici, il presunto complotto, la divisione fra garantiti e giustizialisti, l'intromissione a gamba tesa della magistratura nella politica, le immancabili polemiche ed i fiumi di inchiostro. In una realtà dove, come ne "il Gattopardo" di Tomaso di Lampedusa, alla fine,tutto cambia ma nulla cambia.


Gianfranco Bonofiglio

 

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