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Lunedì, 10 Dicembre 2018 09:28

Calabria in fuga, dal 2002 al 2017 oltre 300.000 calabresi sono andati altrove, l'85% verso altre regioni italiane ed il 15% all'estero

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Dei 300.000 calabresi che negli ultimi 15 anni hanno abbandonato la Calabria ben 180.000 sono under 35. Si tratta quindi, in prevalenza, di una forte emigrazione giovanile, scolarizzata, figlia di un ceto medio che non è più in grado di offrire in Calabria delle autentiche prospettive per i propri figli. Un preoccupante impoverimento sociale e collettivo con il capitale umano giovanile che è la base primaria per ogni società che vuole evolversi e vuole progredire. Un dato quello dello spopolamento che dura da anni che da solo condanna e dimostra come l'azione politica collettiva sia nazionale che regionale per la Calabria sia fortemente fallimentare.

Una Casta politica deleteria ed improduttiva che impegnata solo a tutelare i propri piccoli interessi personali non ha fatto nulla di concreto e di reale per invertire tale tendenza. Basti solo accennare a titolo di esempio a come siano stati spesi male i fondi comunitari che da anni non riescono a far uscire la Calabria dal novero delle regioni svantaggiate a livello europeo. L'Obiettivo 1 che delimita le regioni con maggiori deficit economici, sociali e culturali rispetto alle altre regioni e quindi destinatarie di importi considerevoli per promuovere azioni tendenti allo sviluppo non ha mai raggiunto, in realtà, nessun obiettivo.

Fra investimenti sbagliati, corruzione endemica e progetti mirati solo ad aumentare il potere clientelare dell'Ente che li filtra, cioè la Regione Calabria, il vero Ente strumento della Casta che ha impoverito e distrutto la Calabria oltre che erogatore di privilegi e clientele oltre alla considerevole percentuale di fondi che ritornano indietro perché non spesi ed utilizzati nei tempi dovuti si spiega come ogni investimento economico che dovrebbe produrre ricchezza e sviluppo invece finisce per alimentare quel circolo vizioso di corruzione e di alimentazione di un potere, quello della Casta, che vuole una Regione povera per mantenere il proprio potere nel tempo attraverso la gestione del consenso con il voto di scambio e negare qualsiasi ascensore sociale e qualsiasi anelito di cambiamento.

In un tale contesto la Calabria non potrà che essere fautrice della propria estinzione demografica e non potrà che morire su se stessa provocando da sola e soprattutto perché prona e servile ed incapace di ribellarsi la propria morte civile, sociale ed economica. Di tale passo non passeranno molti anni ma basterà qualche decennio affinché il fenomeno di degrado e di impoverimento non sia più modificabile e quindi irreversibile.

Con buona pace di tutti coloro i quali, in pochi per verità, hanno avuto il coraggio di denunciare tale situazione inascoltati e spesso anche derisi da chi con il potere in mano da anni ed anni è oramai talmente arrogante da deridere e schernire chiunque abbia il coraggio di dire la verità, quella che è sempre dinanzi gli occhi di tutti ma che per viltà e ossequio al potente di turno, ognuno finge di non vedere.


Redazione

 

 

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