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Lunedì, 10 Dicembre 2018 09:01

Calabria, tasso di occupazione sceso al 40,1%, il più basso d'Italia, mentre il tasso di disoccupazione cresce inesorabile ed i giovani vanno via

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"Il dolore di un padre che vede andar via il proprio figlio è quanto quello del figlio che deve abbandonare le sue radici, la sua Itaca". Questa una delle frasi di Pasquale Rossi, un grande meridionalista, quando descriveva l'esodo del dopoguerra dei tanti calabresi che migravano in America in cerca di fortuna. Oggi l'emigrazione è cambiata, non vi sono più le traversate oceaniche che duravano giorni e giorni e non si attendono più le accorate e struggenti lettere che arrivavano dopo settimane. Oggi con il mondo dei sociale si è sempre in contatto ma il dolore di avere un figlio lontano da casa rimane sempre per un genitore.

E la Calabria è una terra dove soprattutto nel ceto medio con i figli scolarizzati e spesso laureati si vive con questo dolore. Tanti, tantissimi i giovani che partono dopo essersi laureati magari in Calabria con tanti sacrifici economici da parte della famiglia per raggiungere città della Germania, Londra o città del Nord. E questo perché oramai l'occupazione in Calabria non è più merce rara ma è merce quasi inesistente. Negli Enti pubblici non si assume più. Chi viene pensionato non viene più sostituito. Le piccole e medie imprese continuano a chiudere. Chi ha il lavoro lo perde. Figuriamoci a crearne del nuovo.

Qualche piccolo esempio soprattutto nel mondo digitale e delle start up esiste ma si tratta di piccole eccezioni che, purtroppo, confermano la regola. La classe politica che negli '80 e '90 hanno gestito le sorti della Calabria hanno sonoramente fallito. I risultati di quella scellerata gestione nei tempi delle vacche grasse sono evidenti per tutti. Oramai lo spopolamento dei paesi dell'entroterra ha assunto dimensioni allarmanti. Basta citare l'esempio di Morano Calabro, paesino dell'area del Pollino. A Morano con 4.424 abitanti ve ne sono 2.639 (il 60%) residenti all'estero e iscritti all'AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero).

E tali percentuali si ritrovano in tanti altri piccoli comuni calabresi. Quali le motivazioni della fuga di giovani che interessa la Calabria da molti anni. Da una indagine della Commissione Europea risulta che fra le motivazioni principali vi sia la mancanza di prospettive, la poca o inesistente meritocrazia, la poca stabilità del lavoro, lo scarso riconoscimento delle proprie professionalità e la scarsa sicurezza sociale ed imprenditoriale per chi, volendo creare nuove imprese, è costretto a fare i conti con la criminalità e la criminalità politica. Un insieme esplosivo di fattori che on potrà che condurre lo spopolamento già in atto della Calabria a cifre allarmanti e senza ritorno.

L'Istat ha calcolato che entro un ventennio con tale trend la Calabria si ridurrà a soli 1.200.000 abitanti con una stragrande maggioranza di ultrasessantacinquenni e pochissimi giovani. Uno scenario allarmante che dovrebbe far impensierire la classe politica che governare la nostra terra. Ma la Casta calabra è in ben altro affaccendata, altro che pensare al bene della Calabria e dei calabresi come falsamente affermano quotidianamente anche se oramai nessuno più li crede.


Redazione

 

 

 

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