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Giovedì, 12 Luglio 2018 09:08

La situazione drammatica degli anziani non autosufficienti e delle loro famiglie nell’area di Cosenza

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Sarebbe utile documentare e far conoscere ad amministratori pubblici e cittadini la situazione drammatica in cui vivono molte persone anziane non autosufficienti e le loro famiglie non solo nell'area di Cosenza, ma credo in molte altre aree del Paese. Quasi nessuna assistenza domiciliare pubblica esistente, necessità di ricorrere al supporto di badanti con costi insostenibili per chi ha bisogno di assistenza 24 ore su 24. In alternativa possibilità di trasferirsi in case di riposo spesso poco accoglienti a volte con stanze e bagni in comune.

Per poter ottenere prestazioni sanitarie c'è necessità di sottoporsi spesso lunghe file di attesa. Le guardie mediche sono attive solo di notte e può capitare in caso di emergenza di chiamare per oltre due ore senza ricevere alcuna risposta. Rimane il 118 che per la verità ho trovato efficiente e a volte si finisce nel pronto soccorso affollatissimo dell'Ospedale di Cosenza dove medici ed infermieri sono sottoposti ad una forte pressione.

E’ possibile che abbiano avuto direttive per dimettere al più presto i pazienti o spostarli in altri reparti. Nei casi più gravi si può avere la possibilità di rimanere qualche giorno in ospedale, con l'assistenza però necessariamente continua anche di familiari e badanti a spese del paziente. Dopo pochi giorni se si è fortunati e non si finisce nell'obitorio, si ritorna a casa, pur senza alcuna assistenza qualificata, o si cerca di ottenere il ricovero in qualche residenza sanitaria assistita nell'hinterland.

E' evidente che in questa situazione le speranze di vita di persone anziane con gravi disabilità si riducono. Il peso dell'assistenza è affidata alle famiglie sottoposte ad un forte stress e a dare fondo ai lori risparmi. Per i pochi che possono spendere e non certo per anziani con pensioni inferiori a 1000 euro che costituiscono all'incirca il 70% del totale, ci si può rivolgere a badanti italiani e stranieri. Nonostante si impegnino molto non hanno il più delle volte le competenze professionali di base per fronteggiare i casi più difficili, ma sono comunque di grande utilità.

Visto anche l'invecchiamento crescente della popolazione c'è necessità di ripensare l'organizzazione del sistema sanitario pubblico e privato, facendo riferimento anche ai casi di maggiore successo in Italia. Mi risulta ad esempio che a Trieste per le persone con problemi psichiatrici e le loro famiglie è attiva una rete di assistenza domiciliare alternativa ai manicomi. Sono aperti 24 ore su 24 quattro centri per le emergenze, per ricoveri di pochi giorni, necessari per superare momenti di crisi.

Ci saranno però sicuramente altri casi di successo da imitare e mi auguro che se ne tenga maggiormente conto nella programmazione sanitaria e sociale.

 

Vincenzo Gallo

 

 

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