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Mercoledì, 04 Luglio 2018 09:39

Donna uccisa a Reggio Calabria, Polizia ferma i killer

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Fortunata Fortugno Fortunata Fortugno

La Polizia ha fermato i presunti assassini di Fortunata Fortugno, la donna di 48 anni uccisa il 16 marzo scorso a Reggio Calabria con una serie di colpi di pistola sparati da più persone mentre era in auto con l'amante, Demetrio Lo Giudice. L'uomo, un 53enne ritenuto elemento di spicco dell'omonima cosca della 'Ndrangheta, rimase ferito ad un braccio durante l'agguato. I due furono raggiunti dai sicari nei pressi di un torrente nel quartiere Gallico, dove si erano appartati a bordo di un fuoristrada.

Il decreto di fermo è stato emesso dalla Dda di Reggio Calabria nei confronti di quattro persone, tutte italiane e accusate, a vario titolo, di omicidio e tentato omicidio pluriaggravati anche dal metodo mafioso, associazione mafiosa, detenzione e porto d'armi da fuoco clandestine, danneggiamento aggravato, furto aggravato e detenzione illegale di segni distintivi e oggetti in uso ai corpi di polizia.

La svolta nelle indagini della squadra mobile di Reggio Calabria è arrivata grazie alle immagini acquisite dagli impianti di videosorveglianza pubblici e privati e dalle intercettazioni ambientali disposte nei confronti di alcuni sospettati. All'esecuzione delle misure ha contribuito anche il reparto prevenzione crimine 'Calabria' della Polizia. I dettagli dell'operazione saranno resi noti in una conferenza stampa in programma alle 11 in questura a Reggio Calabria.ù

Fra i fermati c'è anche Paolo Chindemi, figlio 28enne di Pasquale, ucciso meno di un mese prima dell'agguato ai due amanti e non molto distante dal luogo in cui i due sono stati sorpresi. Per inquirenti e investigatori è lui il sicario che il 16 marzo scorso ha sorpreso i due amanti, trasformando in tragedia l'agognato appuntamento che i due strappavano alla routine di coniugi e figli.

Insieme a lui sono finiti in manette, lo zio Mario Chindemi, 50 anni, Santo Pellegrino, 32 anni e Ettore Corrado Bilardi detto "Pietro", 66 anni. Per gli investigatori della Mobile, sono tutti parte di un emergente gruppo mafioso che puntava ad approfittare del vuoto di potere creato da arresti e condanne per mettere le mani su Gallico, popoloso quartiere dell'hinterland reggino, storicamente considerato "cortile di casa" dei clan di zona Nord. E su cui i Chindemi e gli altri indagati, a suon di intimidazioni, danneggiamenti e scontri feroci con fazioni opposte, puntavano a mettere le mani. In esclusiva. Non a caso, alcuni dei quattro fermati sono accusati anche si aver sparato contro le serrande di due garage di un condominio di cinque piani del quartiere.

Ingordigia probabilmente - filtra da ambienti investigativi - punita con l'omicidio di Pasquale Chindemi, ucciso da due sicari che la sera del 15 febbraio scorso che lo hanno atteso sotto casa e lo hanno inseguito per finirlo quando ha tentato di scappare. Monitorato fin dalle ore successive alla morte del padre, il 28enne Paolo Chindemi si è tradito nel corso di conversazioni telefoniche e ambientali, mentre le telecamere di videosorveglianza hanno permesso di individuare senza dubbio alcuno il percorso fatto in auto per avvicinarsi ai due, per poi fuggire dopo l'agguato. Probabilmente una vendetta - filtra da ambienti investigativi - per l'omicidio del genitore, da leggere nel più ampio quadro dello scontro in atto per il controllo sul popoloso quartiere periferico di Gallico.

Quella notte però Chindemi ha sbagliato bersaglio. Fortunata Fortugno, da tutti conosciuta come Donatella, non era l'obiettivo programmato. I colpi che l'hanno uccisa erano destinati al suo compagno, conosciuto in ambienti criminali come Mimmo "u Boi" (il bue). Ritenuto vicinissimo a potenti famiglie di 'ndrangheta, in passato coinvolto in operazioni antimafia che hanno colpito il clan Tegano e amico personale di boss di primo livello Paolo Schimizzi, scomparso anni fa per lupara bianca, e Mario Audino, reggente dell'omonimo clan ucciso anni fa, "U boi" è stato "studiato" a lungo dai sicari, che lo hanno monitorato a lungo in modo da scoprirne le abitudini e hanno deciso di colpire nel momento di massima vulnerabilità. Ma i colpi a lui destinati lo hanno raggiunto solo alla spalla, mentre hanno ucciso la donna prima ancora che arrivasse in ospedale.

Fortunata è stata vittima innocente di una guerra che probabilmente neanche conosceva e di certo non combatteva. Ha pagato con la vita l'ingordigia delle famiglie che puntano a mettere le mani su zolle di un territorio rimasto senza padrone dopo l'arresto di molti capi operativi. Una guerra che, oltre a lei, conta già diverse vittime.

 

 

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