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La libertà dell'informazione e soprattutto di quell'informazione impegnata a far crescere la cultura della legalità e che da sempre è sottoposta a continui tentativi di controllo e censura, ripropone il dilemma di difendere ad oltranza il ruolo reale che il giornalismo assurge nella eterna lotta per la verità. Ed è sempre opportuno e attuale ricordare la storia di coloro i quali, credendo fermamente nel ruolo del giornalismo nella lotta alla criminalità, nella lotta alle mafie, hanno immolato la propria vita per amore della verità. Nove i giornalisti caduti sotto il piombo delle mafie. Nove storie diverse ma accomunate da un comune tragico destino e dalla comune esigenza di verità. Dal primo omicidio che risale al lontano 5 maggio 1960 di Cosimo Cristina, collaboratore con "L'Ora"di Palermo all'omicidio di Beppe Alfano, corrispondente del quotidiano di Catania "La Sicilia" avvenuto l'8 maggio 1993.

Una scossa di terremoto di magnitudo 4.1 è stata registrata con epicentro a tre chilometri da Collelongo (L'Aquila), centro situato a 54 chilometri dall'Aquila, ad una profondità di 17 chilometri, alle 19.37 di ieri: a segnalarlo è l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. La scossa è stata avvertita non solo in tutta la Marsica, ma anche all'Aquila, a Roma, Latina e Frosinone: ad Avezzano le persone si sono riversate nelle strade. Non si segnalano danni. Alla prima scossa ne sono seguite altre due, una, alle 19.53, di magnitudo molto inferiore, pari a 0.9, e una alle 20.14 di magnitudo 1.4.

"In 5 anni cinquecento persone colpevoli di avere ceduto e detenuto materiale pedopornografico se la sono cavata con l'applicazione premiale del patteggiamento, non scontando un giorno di carcere e non avendo nemmeno la menzione della pena". Lo afferma il giornalista e sociologo Mario Campanella, Presidente dell'associazione Peter Pan, associazione la cui finalità è quella del contrasto alla pedofilia.

Il Ministro dell'Interno e Vicepremier Matteo Salvini durante la consegna alla Guardia di Finanza di un edificio confiscato alla 'ndrangheta a Sorbolo nel parmense ha affermato che "Siamo più forti noi. Possono tener duro ancora qualche mese o qualche anno, ma mafia, camorra e 'ndrangheta saranno cancellate dalla faccia di questo splendido Paese, ce la metteremo tutta. L'unico modo di aggredire la criminalità organizzata è aggredirli nel portafogli, nei conti in banca."

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