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Mercoledì, 03 Giugno 2020
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Alcuni studiosi sostengono che il contagio del Coronavirus sia favorito anche dalla presenza di polveri sottili nell'aria, dall'inquinamento e dalla densità della popolazione. Tutti fattori completamente sconosciuti nella terra di Calabria. Anzi, in Calabria e precisamente in Sila, un gruppo di studiosi con una apposita ricerca finanziata dalla Comunità europea negli anni passati hanno potuto constatare che l’aria calabrese sarebbe più pulita di quella della Norvegia e dell’arcipelago delle Isole Svalbard, al Polo Nord. In alcuni punti del vasto altopiano silano e precisamente nella località Tirivolo a 1800 metri di altezza ricadente nel territorio comunale di Zagarise in provincia di Catanzaro è stata individuata l’aria più pulita d’ Europa. Il primato dunque alla Sila che con i fattori dalla bassa densità di popolazione, della presenza di alberi secolari e il clima favorevole, ha conquistato l'invidiabile primato dell'aria più pulita d'Europa e in tempi di Coronavirus tale primato potrebbe essere ancora più prezioso e vitale. Fra l'altro considerando che la stragrande maggioranza dei casi di positività registrati sinora in Calabria sono d'importazione, cioè di calabresi positivi ritornati dal Nord Italia non è detto che il clima, l'aria pulita e la bassa densità della popolazione non siano o non si rivelino essere un formidabile antidoto contro il contagio del temutissimo Covid-19.

Gianfranco Bonofiglio

 

Sono trascorsi ben 42 anni dal giorno in cui venne ritrovato il corpo dilaniato di Peppino Impastato nei pressi di Cinisi vicino ai binari. In quel momento per le autorità giudiziaria non vi fu alcun dubbio. Un estremista che voleva far saltare i binari, dilaniato dalla stessa bomba che stava armeggiando. Il giorno coincide con il ritrovamento del corpo di Aldo Moro e la coincidenza ne fece un triste quanto banale accostamento. Per il sistema imperante di allora nella tremenda Sicilia degli anni settanta la frettolosa chiusura del caso giudiziario è l'ennesima testimonianza di un sistema sociale chiuso ed inviolabile caratterizzato da una totale complicità e dalla più assoluta omertà. Ma la storia di Peppino Impastato segna uno spartiacque nella storia della lotta alla mafia in Sicilia e nell’intera nazione. La storia di un giovane figlio ed imparentato con una famiglia di rispetto di Cinisi, che decide, con coraggio di rompere gli schemi, di respingere la regola ferrea dell’omertà e del tacito silenzio. Il bel film di Marco Tullio Giordana, “I cento passi”, premiato con quattro Oscar al festival del Cinema di Venezia, ha fatto conoscere ed apprezzare la vicenda di Peppino Impastato al grande pubblico. Cento erano i passi di distanza fra la casa di Peppino e la casa del boss di Cinisi, Tano Badalamenti. Solo nell’aprile del 2001, dopo ben 23 anni dalla morte di Peppino, lo stesso Badalamenti è stato condannato all’ergastolo quale mandante dell’omicidio. Oltre venti anni di lotte per far rivivere la memoria di Peppino e giungere ad un atto di doverosa giustizia. Lotta condotta, con estrema decisione, dalla compianta mamma di Peppino, Felicia Bartolotta, che ha dedicato tutta la sua vita al ricordo del suo amatissimo figlio. Ma chi era realmente Peppino Impastato? Un giovane rivoluzionario che sognava di cambiare il mondo come tutti i giovani degli anni sessanta e settanta. Un giovane militante di “Democrazia proletaria” e, soprattutto un vero giornalista, anche se non è stato mai iscritto all’albo dei giornalisti in vita, ma iscritto alla memoria dall’Ordine dei Giornalisti della Sicilia. Un giornalista di fatto che aveva il coraggio di essere libero, di dire solo e soltanto la verità e che con la vita ha pagato il prezzo, sempre altissimo in ogni epoca, del coraggio della verità. Un giornalismo libero lontano mille miglia da quel giornalismo servile, velinaro ed ossequioso al potere che ancora oggi domina il mondo dell’informazione. Un “botto” e tutto dimenticato: questo hanno pensato i mafiosi del clan Badalementi quando gli legarono attorno al corpo la gelatina per farlo esplodere sui binari. Ma sbagliavano. La memoria esiste e Peppino Impastato è divenuto un'icona ed una luce per tutti coloro i quali credono ancora che l’impegno contro la mafia sia atto rivoluzionario e consacrazione ideale nell’eterna lotta fra il bene ed il male. La memoria parla di un ragazzo che rompe con la famiglia e la sua sacralità da Medioevo, che fonda un giornalino “L’Idea Socialista” e scrive che la “mafia è una montagna di merda”. Un'icona del coraggio che parla di manifestazioni contro la speculazione sul territorio possibile solo con un forte connubio fra mafia e politica. Peppino allora denunciava quegli anni bui, ma oggi, dopo tanti anni, gli anni bui sono prepotentemente ritornati. Oggi le organizzazioni criminali si riorganizzano sfruttando un clima di abbassamento della guardia ben lontano dagli anni delle lenzuola bianche di Palermo e delle manifestazioni antimafia in nome di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Nella sua trasmissione “Onda Pazza” che Peppino conduceva su “Radio Out” Don Gaetano Badalamenti diveniva “Don Tano Seduto”, Cinisi cambiava il suo nome in “Mafiopoli”, la strada principale “Corso Luciano Liggio”, il sindaco Gero Di Stefano in “Geronimo”. L’ironia contro il potere, l’allegria e la gioia di vivere in un mondo libero dalle paure e dalle mafie contro la cultura della morte e della violenza. Lo sberleffo continuo ed ironico contro l’ipocrisia e l’omertà dei ceti dominanti dell’isola. Ma l’esempio e la vita di Peppino Impastato non è stata vana. Gli amici di Peppino, la famiglia ed il Centro Siciliano di documentazione “Peppino Impastato” gestito da Umberto Santino, costituitosi parte civile in tutti i più importanti processi di mafia in Sicilia continuano, ancora oggi a tenere viva la memoria per costruire una Sicilia ed un Sud diverso.  Anche nel mondo del giornalismo militante, quello impegnato nell'antimafia sociale, Peppino Impastato ha lasciato un segno profondo, nonostante l'egemonia di oggi  come allora delle menzogne imperanti del potere e dei suoi servi.  
Gianfranco Bonofiglio

COSENZA - L’urlo della vittoria strozzato in gola. Termina 0-0 al San Vito la gara di recupero (gara rinviata per impraticabilità del campo, ndr.) tra Cosenza e Benevento ma ai punti avrebbe meritato qualcosa in più l’undici di Braglia. I lupi ci provano sino all’ultimo a portare a casa i tre punti ma sotto porta sbagliano tanto. Su tutte l’occasionissima capitata sui piedi di D’Orazio che ha fatto gridare al gol ma che invece si è miseramente infranta sui piedi di un difensore sannita al minuto numero 65. Ottima la prova della retroguardia silana, dove giganteggiano Idda, Dermaku e Legittimo. Superlativo Palmiero a centrocampo. Evanescente Tutino, in avanti batte soltanto il cuore di Baclet.

VENEZIA - Tre punti pesanti sotto l’albero di Natale per Tutino e compagni. I rossoblù s’impongono per una rete a zero al “Penzo” di Venezia grazie al gol di D’Orazio, arrivato a 10’ dal triplice fischio. Un bel Cosenza quello andato in scena in Laguna. Grande primo tempo e ottime ripartenze nel secondo. La gara perfetta. Un po’ di sofferenza nella seconda parte di gioco ma il successo è nettamente meritato. Con questa affermazione i lupi escono nuovamente dalla zona play out. Ridimensionato, dunque, il successo esterno del Carpi a Cremona che resta a due lunghezze dai calabresi.

COSENZA - L’attesissimo derby del Sud tra Cosenza e Salernitana termina a reti bianche. Ma pesa sullo score del match la mancata assegnazione di un penalty sacrosanto ai lupi. Evidente parata in area con le mani da parte di un difensore campano su tiro di Tutino al 51’: rigore netto, tranne per il team arbitrale. Un vero scandalo, l’ennesimo in questo campionato che volge al giro di boa. Un vero peccato perché il Cosenza avrebbe meritato l’intera posta in palio. Ci prova sino al 94’ la pattuglia guidata dal sergente Braglia a far propria la partita ma si chiude sul nulla di fatto.

Allarme maltempo su tutt'Italia: oggi attesi nubifragi anche violenti da Nord a Sud e in alcuni casi raffiche di vento fino a 100 km/h. La Protezione civile ha emesso allerta rossa per Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Trentino Alto Adige e Abruzzo. Molte le scuole che resteranno chiuse, anche a Roma e in Toscana. L'Autostrada del Brennero è stata riaperta per il traffico in entrambe le direzioni tra Vipiteno ed il Brennero.

Continua a flagellare l'Italia l'ondata di maltempo che da oltre 48 ore sta interessando il nostro paese con temporali e piogge torrenziali, venti oltre i cento chilometri orari e mareggiate con onde anche di sette metri che stanno sferzando le coste. E purtroppo sale ancora il bilancio delle vittime: alle sei di ieri se ne sono aggiunte altre 3: una donna morta a Dimaro, in val di Sole, un vigile del fuoco volontario travolto da un albero mentre stava effettuando un intervento a San Martino in Badia, in Alto Adige, e un kite-surfista di 63 anni scagliato sulla scogliera di Cattolica dalle fortissime raffiche di vento.

La Commissione consiliare Ambiente, presieduta dal consigliere comunale Vincenzo Granata e che ha competenza anche in materia di protezione civile, ha ospitato l'audizione del Vice Presidente dell'Associazione Soccorso Alpino e Speleologico Calabria, avv. Giacomo Zanfei. L'incontro è stato utile e proficuo ai fini di una informativa conoscitiva che la Commissione consiliare ha inteso acquisire in ordine agli aspetti più propriamente operativi del Piano Comunale di Protezione civile approvato dal Consiglio comunale a fine dicembre 2017.

La neurochirurgia al Sud prova a ripartire da un calabrese doc, di origini arbëreshe, che da pochi mesi, al Policlinico di Bari, dirige l'Uoc di Neurochirurgia e la relativa scuola. Parliamo di Francesco Signorelli, professore associato presso l'università del capoluogo pugliese che, nonostante la sua giovane età (poco più che 50enne), vanta un'esperienza internazionale non indifferente.

Una particolare ed innovativa tecnica endoscopica ha permesso per la prima volta, di asportare ad una donna un tumore al colon. All’ospedale di Piacenza, è stato eseguito il delicato intervento da due professionisti il reggino Giovanni Aragona, Direttore facente funzione dell’unità operativa complessa di Gastroenterologia ed Epatologia e Gaetano Cattaneo responsabile della neonata U.O. di Chirurgia d’Urgenza.