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Lunedì, 30 Marzo 2020
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Calabria, politica e 'ndrangheta, mentre a Roma fanno finta di non vedere

Posted On Mercoledì, 26 Febbraio 2020 09:20
Gianfranco Bonofiglio Gianfranco Bonofiglio

Diciamoci la verità, che, come sempre è dolorosa. L'inchiesta "Eyphemos" non scopre nulla di nuovo. E' una delle tantissime inchieste giudiziarie che conferma quello che tutti conoscono. L'inscindibile, storico e decennale rapporto fra 'ndrangheta e politica. Sin dai lontanissimi anni '70 vi era chi, inascoltato e con coraggio, chiedeva il commissariamento e la sospensione del voto per alcune aree della Calabria dove il controllo della 'ndrangheta è totalizzante e dove il voto è da sempre deciso dai capi delle 'ndrine. "Abbiamo scoperto un panorama criminale che ci ha letteralmente sconfortato".

Con questa frase ha esordito nella conferenza stampa organizzata per illustrare l'operazione giudiziaria il Procuratore capo di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri. E' non vi è nulla da meravigliarsi. Ma quello che con coraggio è necessario rimarcare è che anche i partiti a livello nazionale conoscono il livello di collusione della politica con la 'ndrangheta in Calabria e continuano, in modo ipocrita e falso, a far finta di non vedere. A nulla serve il richiamo al garantismo o le sospensioni dal partito solo dopo le inchieste. Tanto per fare un valido esempio. Il partito di Giorgia Meloni, Fratelli d'Italia, negli ultimi tempi ha collezionato una sfilza di politici aderenti al partito che sono stati coinvolti in vicende giudiziarie.

Come al solito ad ogni inchiesta seguono le frasi di rito. Ma è possibile errare in continuazione. E' molto più probabile, invece, che si agisca con leggerezza e si valuti più l'apporto dei voti che la tanta c declamata legalità. E l'analisi vale anche per i partiti che si sono avventurati in Calabria per la prima volta come la Lega di Matteo Salvini che, incurante di una selezione mirata a non rimanere coinvolta in vicende spiacevoli, ha addirittura adottato la linea contraria. Ha nei fatti espulso chi ha lottato da anni contro la 'ndrangheta privilegiando chi, invece, è entrato nel partito all'ultimo minuto con i soliti pacchetti di voti spesso discutibili.

Certamente anche in questa legislatura come in tutte quelle precedenti tante saranno le inchieste e le operazioni giudiziarie che coinvolgeranno il ceto politico calabrese. Certamente non cambierà nulla di nulla, come sempre. Intanto il potere delle cosche sul territorio aumenta con la conseguenza di un sempre maggior controllo dell'elettorato. Il Procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, ha più volte affermato che la 'ndrangheta controlla il 20 - 25% dei voti in Calabria. Se a questo si aggiunge chi non va a votare è chiaro e lampante che in alcuni territori il controllo del voto è quasi totale.

A questo punto sarebbe il caso di "sospendere l'esercizio del voto per un certo numero di anni, commissariare tutti gli enti e bonificare il territorio". Sembra una proposta assurda ma vi è stato chi negli anni '70 fece questa proposta anche in Parlamento ed ovviamente venne deriso. E' trascorso mezzo secolo è nulla è cambiato. Anzi è tutto peggiorato e la 'ndrangheta è oggi l'organizzazione criminale più potente al mondo e la più addentrata nella politica. La sua scelta vincente.


Gianfranco Bonofiglio

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