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Sabato, 28 Marzo 2020
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Mia Martini, Mimì donna indipendente ed emancipata, amori tormentati

Posted On Venerdì, 14 Febbraio 2020 08:35
Mia Martini Mia Martini

Domenica Rita Adriana Bertè nasce il 20 settembre 1947 a Bagnara Calabra, paesino “dal mare viola” in provincia di Reggio Calabria. È la seconda di quattro sorelle - la maggiore Leda e le più piccole Loredana e Olivia-, figlia dell’insegnante di latino e greco Giuseppe Radames Bertè e della maestra elementare e grande appassionata di fisarmonica Maria Salvina Dato. In occasione di un’intervista rilasciata a Enzo Tortora qualche anno più tardi, la futura cantante descrive quello della propria famiglia come un ambiente soffocante e violento, sottomesso a un padre estremamente manesco e possessivo nei confronti della moglie e delle figlie. L’infanzia e la giovinezza di Mia Martini si svolgono principalmente tra il comune marchigiano di Porto Recanati, dove la famiglia si è trasferita per motivi di lavoro del padre, e Ancona.

Alla piccola Mimì (questo il suo soprannome in famiglia) la musica interessa molto e in modo profondo: a cinque anni studia pianoforte e appena tredicenne, già grande appassionata di jazz, cerca avidamente piccole feste paesane, serate di intrattenimento, balere e concorsi locali per esibirsi e farsi notare. Percependo però il desiderio di raggiungere un ambiente più importante e ricco di maggiori stimoli, nel 1962 convince la madre ad accompagnarla in treno a Milano. I rifiuti sono numerosi, ma alla fine è proprio nel capoluogo lombardo che Mimì ottiene le attenzioni dell’importante discografico Carlo Alberto Rossi. Il produttore valuta di lanciarla come ragazza yè-yè con il nome di Mimì Bertè, sull’onda della moda europea di quel periodo.

Nel 1963, Mimì Bertè pubblica per la CAR Juke Box di Carlo Alberto Rossi - etichetta anche di Joe Sentieri e Jenny Luna - un 45 giri con due cover ("You Can Never Stop Me Loving You" di Ian Samwell, tradotta in “I miei baci non puoi scordare” e “I Want To Stay Here” di Andy Williams ed Edy Gorm, che diventa “Lontani dal resto del mondo"). Dopo la vittoria conseguita al Festival di Bellaria del ’64, incide i singoli “Il Magone” e “Ed ora che abbiamo litigato”, che presenta allo show televisivo di Lelio Luttazzi “Teatro 10”.

Nel ’66, su suggerimento di Carlo Alberto Rossi, firma un contratto con la più grande casa discografica Durium - sarà questo il primo di una lunga serie di cambiamenti di etichetta -, per la quale esce un 45 giri destinato all’estate contenente “Non sarà tardi” e “Quattro settimane”. Nell’insieme, si tratta di un esordio buono, che permette alla cantante di iniziare a rapportarsi con quel mondo musicale tanto anelato - e che d'altra parte tanto la saprà ferire- aumentando la propria notorietà e ottenendo riscontri nell’insieme positivi. Non abbastanza, tuttavia, da farle ottenere un successo davvero apprezzabile e non a sufficienza in confronto ai numerosi provini sostenuti, forse anche a causa della tensione verso il blues e il soul che tanto determinerà il successivo sviluppo vocale della musicista, ma che in quel momento ne rende poco naturale e credibile la figura di ragazza di yè-yè.

E Mia Martini sparisce. È il 1968 quando raggiunge Roma insieme alla sorella Loredana e all’amico Renato Fiacchini, al tempo diciottenne e che qualche anno dopo sarà più noto al grande pubblico con il nome d’arte di Renato Zero. Anime inseparabili, con i due Mia tenta a più riprese creare un gruppo mentre, per mantenersi, lavora al sindacato dei cantanti e dei cantautori, dedicandosi inoltre alla musica con alcuni piccoli gruppi jazz.

Nel ’69, durante una serata in discoteca in Sardegna viene perquisita e trovata in possesso di hashish, al tempo considerato una droga alla pari di stupefacenti più pesanti. Sarà quindi arrestata per traffico di droga (in seguita l'accusa diventerà quella di detenzione) e condannata a scontare quattro mesi di carcere a Tempio Pausania. Durante la permanenza in prigione, ricordata come estremamente traumatica anche a distanza di moltissimi anni e che impedirà inoltre la stampa del lavoro “Coriandoli spenti/L'argomento dell'amore”, tenta il suicidio.

Scontata la pena torna a Roma. Segue nuovamente un periodo di intensa gavetta, che la porta a partecipare come corista nei Cantori Moderni di Alessandroni, al disco “Per un pugno di samba” di Chico Buarque de Hollanda e ad esibirsi con il trio di Totò Torquati.

E poi arriva febbraio del 1971. Una serata organizzata all’ultimo, i gestori dello storico locale Piper che la contattano frettolosamente chiedendole di improvvisare una serata nel locale, un’esibizione protratta fino a notte inoltrata. È in questa occasione fondamentale che Mia incontra Alberigo Crocetta, avvocato, proprietario del Piper e scopritore di talenti (tra questi Mal e Patty Pravo), che oltre a offrirsi come suo produttore comprende meglio di chiunque altro la necessità di apportare un radicale cambiamento all’immagine di Mimì per poterla lanciare sul mercato discografico internazionale. Mia Farrow è il riferimento per il nome Mia, Martini il suggerimento di Crocetta scelto fra le parole italiane più riconoscibili all’estero.

E dunque ecco Mia Martini: dopo essersi spostata alla RCA, nel 1971 pubblica un 45 giri dalle sonorità d’avanguardia e di estremo impatto: registrato con il complesso La Macchina, il disco contiene due brani, la dissacrante “Padre davvero” e “Amore... amore... un corno!”, scritta da un giovane Claudio Baglioni e da Antonio Coggio.

Pur ottenendo la vittoria al primo Festival della Musica d’Avanguardia e delle Nuove Tendenze di Viareggio, il lavoro viene censurato dalle radio a causa di alcuni riferimenti espliciti scandalosi per l’epoca, come il rapporto conflittuale fra padre e figlia, la gravidanza (“e con mia madre dormivi nel fieno/anche in aprile e di me era piena”, cui Rai sostituisce “la luna era piena”), la donna come indipendente ed emancipata, l'amore come sentimento tormentato (“Ti servo solamente, dentro il letto. Ti servo solamente, quando è notte”). A distanza di una decina d’anni, la stessa Martini riconoscerà la componente “violenta” dei testi di quel 45 giri e del successivo sconvolgente primo album, in cui troveranno spazio, discostandosi in modo importante dalla musica leggera dello stesso periodo, anche sesso, crisi religiose, il suicidio.

"L'importante è buttare i ricordi alle proprie spalle. Io l'ho fatto con un disco, un 33 giri intitolato "Oltre la collina", nel quale ho praticamente messo tutta me stessa, tutto il mio passato. [...] Una vita avventurosa, imprevedibile. Soprattutto sofferta".

Nel 1971 esce per la RCA il gigantesco primo album della cantante, “Oltre la collina”, considerato uno dei migliori dischi realizzati da una donna in Italia e fra i migliori della discografia d’autore. Tra i primi concept album italiani mai registrati, il disco affronta argomenti controversi come il disagio giovanile, la disperazione e lo stupro e afferma Mia Martini a livello sia nazionale che internazionale, portandola a ottenere anche le attenzioni di Lucio Battisti, che la vuole nel suo speciale televisivo “Tutti insieme”.

In questo stesso anno, la cantante è tuttavia anche colpita da un avvenimento spiacevole: due dei musicisti in tournée con lei perdono infatti la vita in un incidente stradale. L’episodio, unito all’abbigliamento un po’ estroso e vagamente zingaro della musicista e certamente a una forte invidia nei confronti di un talento autentico e straordinario, darà origine a una serie di voci e dicerie sul conto della musicista e della presunta sfortuna da lei emanata, destinate a protrarsi e ingrandirsi nel corso del tempo con effetti deleteri sul benessere di Mimì.

Nel 1972, quando Crocetta abbandona la RCA per spostarsi alla Ricordi, Mia lo segue e incide il singolo di enorme successo “Piccolo uomo”. Scritto da Bruno Lauzi e Michelangelo La Bionda e musicato da un diffidente Dario Baldan Bembo (non va dimenticato che, al di là degli ottimi risultati conseguiti, la Martini era fondamentalmente ancora un’esordiente), il pezzo viene presentato al Festivalbar di quell’anno e permette a Mimì la vittoria del primo premio, consacrandone la figura.

In seguito ai numerosi inviti alle più importanti trasmissioni televisive, il 45 giri ottiene una straordinaria promozione e diventa il primo Disco d’Oro per le vendite nella carriera della musicista, anticipando i successi della Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia, dove “Donna Sola” riceve la Gondola d’Oro, e del suo secondo album “Nel mondo, una cosa”, che riceve il Premio della Critica Discografica come migliore LP del '72.
("E continuo sulla stessa via/ sempre ubriaca di malinconia/ ora ammetto che la colpa forse è solo mia/ avrei dovuto perderti, invece ti ho cercato./ Minuetto suona per noi, la mia mente non si ferma mai". Il celeberrimo brano "Minuetto", eseguito alla popolare trasmissione "Canzonissima" nel 1973)

Il 2 aprile 1973 Mia Martini registra la monumentale “Minuetto”, scritta per lei da Franco Califano sulla base dei più recenti episodi sentimentali della cantante. Suo lavoro più venduto in assoluto e per ventidue settimane consecutive nella top-ten dei 45 giri più acquistati, il pezzo ha un successo straordinario, garantendole un nuovo disco d’oro e una seconda vittoria al Festivalbar, cosa fino a quel momento possibile soltanto a Battisti.

Nell’arco di tre anni, l’arruffata Mia Martini percorre una brillante parabola ascendente. Nel 1974, la critica europea la considera la cantante dell’anno. Oltre a registrare diversi successi in altre lingue (francese, tedesco e spagnolo) e ad ottenere riscontri di rilievo anche all’estero, la cantante concorre nuovamente alla Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia con l’EP dell’anno prima “Il giorno dopo”, che sarà il 33 giri più venduto dell’anno e che includerà fra gli altri anche la straordinaria “Dove il cielo va a finire”. I mesi seguenti sono ancora molto densi, tra un nuovo disco (“È proprio come vivere”) e un'ulteriore partecipazione al Festivalbar, dove però si esibisce senza concorrere in virtù delle due precedenti vittorie consecutive. In ottobre ottiene il Disco d’Oro per il primo milione di dischi venduti.

Accompagnato da riscontri crescenti e da una frenetica e intensa attività fra speciali televisivi, programmi radiofonici e consegna di premi (Premio della Critica Europea per “Nevicate”, miglior cantante donna dell’anno secondo il referendum indetto da TV Sorrisi e Canzoni), nel 1975 esce “Sensi e controsensi”. Tuttavia, sull’onda dell’enorme popolarità acquisita dalla cantante, la Ricordi comincia ad esercitare su di lei una pressione estremamente invadente, che culminerà con l’obbligo di incidere solamente canzoni edite dall’etichetta stessa.

Il pensiero dei produttori è che la musicista abbia una voce in grado di rapportarsi con qualsiasi tipo di pezzo, ma ciò esprime chiaramente anche la sostanziale noncuranza dell’ambiente musicale che orbitava intorno a Mia Martini nei confronti delle sue preferenze e dei suoi gusti. È dunque sotto queste premesse che nel ’75 esce anche un secondo disco, “Un altro giorno con me”, nel quale la cantante ha un ridottissimo margine di scelta, che troverà felici esempi in “Questi miei pensieri” e in alcuni inediti pubblicati trent’anni dopo ("Meglio sì meglio se", "Dire no").

La necessità di recuperare una maggiore libertà artistica, unita a un trattamento economico ottimo, conducono quindi la cantante ad accettare di ritornare alla RCA attraverso la sua etichetta satellite Come il vento. Nel ’76 pubblica “Che vuoi che sia... se t’ho aspettato tanto”, al quale partecipano anche Amedeo Minghi, Mango e Memmo Foresi. Oltre che mediante l'ottimo supporto della casa discografica, che provvede a diffondere l’album in Europa e in Canada, l’album è lanciato anche attraverso uno speciale a colori realizzato dalla Rai per la regia di Ruggero Miti e una nuova partecipazione al Festivalbar e alla Mostra Internazionale di Musica Leggera (in quest'ultima occasione, Tv Sorrisi e Canzoni descrisse il look della cantante scrivendo che la Martini "pareva essere inciampata in una cometa").

Attraverso un concerto tenuto per la televisione francese, la cantante viene notata e apprezzata dal “Frank Sinatra della Francia” Charles Aznavour, che la invita ad esibirsi con lui in una tournée europea che culmina in un concerto all’Olympia di Parigi. “Rimasi conquistato dal suo entusiasmo, dalla sua forza dirompente. Colpito dalla sua semplicità e soprattutto [...] dal fatto che Mimì era una monomaniaca della musica. Posso dire che, di tutti i musicisti e gli artisti che ho incontrato nel corso della mia vita, lei è stata una delle persone più autenticamente interessate alla musica”. (Ivano Fossati).

Dopo aver rappresentato l’Italia all’Eurovision Song Contest con “Libera” e al World Popular Song Festival Yamaha di Tokyo con “Ritratto di donna”, con la quale vince la manifestazione, nel 1977 Mia Martini pubblica “Per amarti”, nel quale si avvale per la prima volta della collaborazione di un’importante personalità della musica italiana con cui qualche mese prima, “su basi sanguinolente e catastrofiche”, ha iniziato una relazione: Ivano Fossati.

Quello con il musicista ligure sarà un incontro ricchissimo sul piano musicale, ma che segnerà profondamente, anche a livello fisico, la zingara della musica leggera italiana. In un’intervista con Ivana Zomparelli per "Noi Donne", rilasciata nel maggio 1990, Mia Martini ricorderà la genesi e lo sviluppo della sua storia con Fossati come il movimento in un “campo minato. Avevo un contratto con un’altra casa discografica, e ho dovuto romperlo a causa sua. Perché era geloso, dei dirigenti, dei musicisti, di tutti. Ma soprattutto era geloso di me come cantante. [...] La prova d’amore era abbandonare del tutto anche la sola idea di cantare e distruggere completamente Mia Martini. Io ero combattuta, non riuscivo a farlo. Il fatto che ci fossero tutti quei debiti da pagare (citata in tribunale dalla Ricordi per inadempienza contrattuale la cantante era stata infatti condannata al pagamento di una altissima multa pari a 90 milioni di lire, nonché al sequestro di tutti i beni e guadagni e al ritiro del nuovo disco dal mercato) era il mio alibi per non smettere”.

Insieme agli alti e bassi del rapporto con Fossati, in questo periodo vira verso un punto di non ritorno anche il rapporto con la RCA, da cui la cantante non si sente adeguatamente spinta e che anzi ritiene responsabile della creazione di un ambiente non positivo intorno a lei. Passa dunque alla Warner Bros, unica disponibile al pagamento dell’ingente quantità di debiti accumulata dalla musicista a causa delle cause perse. Per quest’ultima etichetta esce nel 1978 “Danza”, scritto e prodotto da Fossati e considerato uno dei lavori di maggior rilievo della cantante.

 

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