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Venerdì, 28 Febbraio 2020
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ASP-etta e spera

Posted On Giovedì, 13 Febbraio 2020 09:41

Riceviamo da un cittadino di Rende e pubblichiamo: "Quando in una città a cui piace definirsi “europea”, le barriere architettoniche continuano a scontrarsi prepotentemente con transenne d’ignoranza e mancanza di empatia, in questo caso, credo che, una cittadina intera, debba attraversare una spessa coltre di vergogna prima di arrivare alla redenzione e poi definirsi come meglio crede! Vivo la mia paraplegia in piena autonomia, almeno ci provo, ma mi scontro quotidianamente con dei limiti che sono, prima di tutto, mentali. Limiti di una realtà che rifiuta, nei fatti, la mia condizione è quella di chi, come me, è affetto da disabilità. Quando si cerca di portare alla ribalta la necessità di un riconoscimento fattivo dei nostri diritti, si corre il rischio di essere accusati di voler solo strumentalizzare una disabilità che, credetemi, non godiamo ad avere."

"Sul nostro territorio non vi è un parcheggio disabili che non sia occupato da un “abile”. Mai nessuno ha risposto, almeno in maniera tempestiva, alle mie richieste di intervento in tal senso. Non provo nessun sadico piacere a far multare chi incorre in questa contravvenzione, chiedo solo di poter vivere la mia vita alla pari di quella di ogni cittadino che paga le tasse. La maggior parte delle rampe d’accesso sono impraticabili per l’eccessiva pendenza, per l’inadatta pavimentazione o perché, accade molto di frequente, un accorto automobilista vi sistema comodamente la sua autovettura. Possiamo negare l’evidenza e far finta che tutto vada per il meglio, ma non è così."

"La politica degli struzzi non si addice ad una società civile. Da 26 anni, ormai, mi reco costantemente all’ASP di Quattromiglia, quartiere della nostra bella cittadina, per ottenere le autorizzazione alla fornitura degli ausili di mia pertinenza ed è da 26 anni che mi vedo negare la possibilità di farlo in maniera autonoma. I parcheggi riservati a persone con disabilità sono perennemente occupati impropriamente ed, anche quando si riesce a trovare collocazione nelle vicinanze, il percorso da affrontare per raggiungere l’agognata meta, è, a dir poco, tortuoso. Non sono ancora attrezzato per il rally racing. La mia analisi è dura e senza orpelli. Il tempo di invitare ad “un’educazione alla disabilità ed alla “diversità” come elementi imprescindibili dell’agire civico”, è finito."

"Perché accade che, le barriere architettoniche diventano, persistentemente, barriere sociali, e diseducativi esempi di convivenza incivile. È terminato il tempo delle richieste che fanno appello ad una ragionevolezza che è stata sempre e, volutamente, surclassata, passando per le strade dell’indifferenza. Oggi occorre, necessariamente, porre rimedio, attraverso opere concrete ed immediate, alle mancanze che subiamo quotidianamente, come se non bastasse la nostra disabilità a renderci difficile l’esistenza. Esistiamo, fatevene una ragione, abbiamo dei diritti che non rispettate."

"Basta subordinare diritti primari ed elementari risoluzioni per far spazio a politiche che, di inclusivo, probabilmente, hanno solo l’alibi. E non parlateci più di bilanci e difficoltà di gestione che, per certe fatuità con annesso tornaconto, i fondi, stranamente, ci sono sempre. Amareggiato. G.L., cittadino di Rende."

 

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