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Venerdì, 28 Febbraio 2020
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La Calabria, le elezioni ed il voto di scambio

Posted On Giovedì, 13 Febbraio 2020 06:16
Giuseppe Aieta Giuseppe Aieta

La recente vicenda che ha coinvolto il consigliere regionale Giuseppe Aieta del Pd, riconfermato alle recentissime elezioni del 26 gennaio con 7.454 voti nella lista Democratici e Progressisti in coalizione del centrosinistra con il candidato alla Presidenza, Pippo Callipo, indagato per corruzione dalla Procura di Paola, ripropone il tema mai risolto del modello culturale e del sistema che da sempre vige in tutte le campagne elettorali dal dopoguerra ad oggi. L'indagine seguirà il suo corso ed ovviamente auguriamo al consigliere regionale Giuseppe Aieta di poter chiarire la vicenda e di uscirne nel miglior modo possibile.

Essere indagati, in una società dove il garantismo è segno di indiscussa civiltà, non è certamente sinonimo di colpevolezza. Ma rimane, al di là della specifica vicenda, un valido interrogativo su come sia possibile non correre il rischio di incappare nel reato di "corruzione elettorale" o di "voto di scambio" in una terra che vive di "bisogno" e che culturalmente è da sempre abituata a rivolgersi al "politico" per chiedere un suo prezioso e possibilmente risolutivo intervento per risolvere il problema che spesso genera quel bisogno. In un sistema sociale perennemente precario, in un modello sociale dove i voti si esprimono non per appartenenza di partito, o per ideologia, ma solo per "amicizia", per "conoscenza" del candidato è possibile prendere voti senza dover promettere interventi e soluzioni a destra e a manca.

In Emilia Romagna su dieci che vanno alle urne a votare solo due esprimono una preferenza, in Calabria su dieci che vanno a votare tutti e dieci vanno a votare solo ed unicamente per dare la preferenza all'amico che conoscono per poi avere la possibilità di chiedere la soluzione ad un problema, che può essere l'assunzione temporanea di un figlio che può essere un trasferimento, che può essere di tutto. Nella Prima Repubblica le segreterie politiche che errano poi nulla altro che "agenzie sbrigatutto" possedevano gli archivi dei votanti con i fascicoli dove in ogni fascicolo era annotato il favore fatto, dall'assunzione alla falsa invalidità, alla multa fatta cancellare, al progettino approvato, alla raccomandazione per qualche esame, e così via.

I fascicoli erano migliaia e vi era di tutto. Ma allora vi erano anche i posti, le assunzioni agli Ospedali, ai Comuni, agli enti regionali, e così via. Vi sono stati politici che negli anni '60, '70 e '80 hanno fatto migliaia di assunzioni per chiamata diretta o tramite concorsi, ovviamente, tutti fasulli e con i vincitori già determinati. Quella cultura, quel modello di vita è duro a morire anche oggi che posti pubblici non ve ne sono più, anche oggi che i giovani sono costretti ad emigrare, spesso figli di chi, invece, in epoche felici è stato "sistemato" da Riccardo Misasi, Cecchino Principe, Giacomo Mancini, o da qualcun altro dei tanti politici della Prima Repubblica.

Un modello culturale, quello del voto di scambio, duro a morire. "Io ti voto ma tu che mi dai?", quale candidato non si è sentito dire questa frase, probabilmente nessuno. Ma il passaggio ad una classe politica diversa, deve essere mediato da un radicale cambiamento del concetto stesso del voto, non più solo amicale o per conoscenza, ma quale sintesi di un valore, di una idea, di una valutazione progettuale, di un complessivo disegno di sviluppo del territorio e di valutazione delle conoscenze e delle capacità di un candidato che si vuole votare. Ma questo è un sogno. Una vera utopia. Un sogno che mai si realizzerà.


Gianfranco Bonofiglio

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