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Venerdì, 28 Febbraio 2020
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Il consigliere regionale della Calabria Giuseppe Aieta (Pd) indagato per corruzione dalla Procura di Paola

Posted On Mercoledì, 12 Febbraio 2020 06:56
Giuseppe Aieta Giuseppe Aieta

Ancora non è stato proclamato consigliere e già è sotto indagine per i voti che lo hanno rispedito in Regione. Per la procura, tutti risultato di accordi corruttivi. Inizia male la seconda avventura in Consiglio regionale del consigliere di centrosinistra uscente, Giuseppe Aieta, uno dei pochi fedelissimi dell’ex governatore Mario Oliverio ad aver strappato la ricandidatura nella coalizione di centrosinistra, “confinato” nelle liste dei Democratici e Progressisti. La notizia dell’indagine a suo carico si è diffusa ieri, quando dalla sua segreteria politica in tanti hanno visto uscire gli investigatori carichi di carte, faldoni e computer. Ma a darne conferma è stato lo stesso Aieta che sulla sua pagina Facebook ha pubblicato l’avviso di garanzia per corruzione che oggi gli è stato notificato.

“A seguito della notifica della proroga di indagini preliminari a mio carico, pochi giorni addietro avevo richiesto all’autorità giudiziaria inquirente di essere ascoltato in ordine ad ogni eventuale contestazione. In data odierna, previo appuntamento, mi sono recato presso la procura della Repubblica di Paola per essere ascoltato” - confessa sui social -. “È in tale circostanza che ho appreso di essere indagato per corruzione”. Insieme a lui, sotto inchiesta per lo stesso reato, sono finiti due sindaci del cosentino, Giovanni Pirillo di Longobucco e Pino Capalbo di Acri, anche dipendente della struttura di Aieta in regione; Emilio Morelli, marito di una consigliera comunale di Roggiano Gravina, altro comune del cosentino e un imprenditore del settore sanità, Giuseppe Chiaradia.

Tutti quanti hanno promesso ad Aieta voti e sostegno alle regionali del 26 gennaio scorso, in cambio di assunzioni, favori e interventi. E per i magistrati, Aieta avrebbe di buon grado accettato. Lo hanno fatto - elencano i magistrati nei capi di imputazione - un gruppo di dipendenti delle Terme Luigiane, immensa area termale controllata dalla Regione ma in sub-concessione ad una società privata. Un regime che proprio quest’anno è stato messo in discussione. In cambio di una proroga, un gruppo di dipendenti avrebbe promesso di votare e far votare Aieta che avrebbe accettato l’offerta con “atto contrario ai doveri d’ufficio - si legge nell’avviso di garanzia - stante la indebita ingerenza dell’Aieta in contrasto con i doveri di imparzialità e buon andamento della Pubblica amministrazione”.

Stessa promessa avrebbe fatto l'imprenditore Chiaradia in cambio di un aiuto per l'accreditamento delle proprie strutture presso la Regione. Ma al vaglio degli investigatori c’è anche la “spartizione” della struttura del consigliere fra chi gli avesse portato voti e consensi. Dal dipendente Pino Capalbo, anche sindaco di Acri, dove il consigliere regionale è stato campione di preferenze, Aieta avrebbe accettato la promessa di voti e sostegno, da ripagare a elezione avvenuta con una conferma del lavoro in struttura. Anche questo “un atto contrario ai doveri d’ufficio perché l’assunzione - si legge nell’avviso di garanzia - non era né necessaria né utile per la pubblica amministrazione, ma esclusivamente strumentale a soddisfare le predette esigenze personali ed elettorali”.

Medesimo scambio sarebbe stato promesso da Emilio Morelli, marito di una consigliera comunale di Roggiano Gravina, che ha in cambio di consensi ha chiesto di essere parcheggiato in struttura, mentre il sindaco di Longobucco, Giovanni Pirillo, lo aveva reclamato per il figlio, Domenico. Argomenti su cui Aieta, assistito dal suo legale, Vito Caldiero, questa mattina è stato ascoltato per ore. “Ha risposto a tutte le domande del procuratore e negato qualsiasi addebito” afferma il legale. Il diretto interessato ha invece usato i social per dare la propria versione.

“Ho spiegato e chiarito all’autorità giudiziaria ogni contestazione punto per punto. Continuerò, come la mia storia umana e politica dimostra ad impegnarmi nelle giuste battaglie politiche con la determinazione di sempre, così come continuerò ad avere pieno rispetto e fiducia nei confronti della magistratura” afferma su Facebook, annunciando la decisione di autosospendersi dal Pd, dove da mesi vive da separato in casa. Il suo circolo invece, si schiera in sua difesa.

Le indagini - sostengono gli attivisti - arrivano “come un fulmine a ciel sereno”, Aieta “da circa quindici anni ha occupato incarichi amministrativi a tutti i livelli, dimostrando sempre di essere un punto di riferimento per tutte le iniziative a sostegno della legalità e del rispetto delle regole”. Per questo, affermano, “il circolo del Pd di Cetraro è certo che Aieta saprà dimostrare la sua totale estraneità ai fatti che gli sono addebitati. Il Pd ribadisce la sua piena e totale fiducia alla magistratura a cui chiede di accertare rapidamente i fatti e di procedere con rigore e determinazione”.

 

 

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