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Lunedì, 24 Febbraio 2020
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L’evoluzione del linguaggio giornalistico (a cura di Edoardo Maruca)

Posted On Sabato, 08 Febbraio 2020 09:39

La Consapevolezza di redigere un giornale radio quanto più possibile di qualità ma senza la formalità tipica della Rai e la ricerca di quello che, con il passare degli anni, si sarebbe chiamato «format», animarono le redazioni radiofoniche. Un “italiano”, giornalisticamente parlando, in trasformazione anche nella carta stampata, come sottolineato nel 1987 dall’Accademia della Crusca: «Gli italiani scritti», oltre che da uno dei testi di riferimento per i professionisti del settore. (1)

Ecco L’Italiasko

Un Italiano semi perfetto che rendeva perfettamente l’intendimento, senza avventurarsi in «perniciosi e astrusi verbali». «Carte false, passare a miglior vita, ingorgo a doppia croce uncinata e traffico paralizzato, il Ministro che sale al Quirinale, la Polizia che brancola nel buio o ha fiutato una pista certa, lo sciopero proclamato, i Carabinieri battono tutte le piste… ma a tappeto, il Presidente della Reggina lo ha dichiarato a botta calda, doccia fredda invece per l’allenatore del Catanzaro che, qualche minuto prima della partita, ha appreso che mezza squadra era azzoppata, piove sul bagnato e si muore dal caldo o dal freddo, i magistrati cercano gli scheletri nell’armadio per fare quadrare il cerchio delle indagini, ma con quello che passa il convento non possono far altro che rodersi il fegato…»

Le Syndacation
Nonostante non fosse del tutto chiaro il concetto di «diffusione locale», il Broadcasting (2) si guardava bene dall'installare quel trasmettitore in più che avrebbe fatto intervenire la polizia postale e in Calabria, i primi timidi tentativi di collegamenti fuori dalla provincia di appartenenza, furono limitati dalle difficoltà orografiche del territorio. Dalla seconda metà degli anni 80, le prime «Syndacation», (3) ovvero consorzi di radio che commissionavano programmi di qualità, riuscirono a trasmettere «in differita», programmi informativi di approfondimento, ma ancora era lontana l'idea di giornali radio auto prodotti con notizie «originali». I primi ad accorgersi di questo cambiamento furono i politici e, da quel momento, gli sparuti comunicati sarebbero diventati interviste telefoniche, partecipazioni in diretta, inviti alle conferenze stampa.

Ascoltare nelle radio Calabresi Big della politica come i Ministri Giacomo Mancini, Riccardo Misasi, Dario Antoniozzi, Deputati, Senatori, oltre che il "ceto politico", ovvero di chi faceva politica per professione, attribuiva autorevolezza e prestigio, la radio dunque era ormai diventata un mezzo di promozione sociale... ed elettorale. «Peccato» che, insieme ai politici, ad accorgersi del successo delle radio private furono anche i gruppi extraparlamentari che, tra una lettera di minacce, un vetro rotto o qualche impianto sabotato, condizionarono non poco quella «libera» informazione. Tra tutti, l'episodio accaduto nel 1983, quando una domenica mattina del mese di Aprile, Radio Cosenza Centrale venne occupata da un non meglio identificato gruppo della destra radicale che, sotto la minaccia delle armi, costrinse gli speaker a leggere «il sole rinascerà quando il Duce ritornerà...»

Ad accorgersi del successo dei giornali radio anche la delinquenza, meglio nota come 'ndrangheta, che proprio in quel periodo fece un salto di qualità diventando imprenditrice sotto ogni profilo. La mala Cosentina si era impossessata «già da anni» di una stazione radiofonica, nello stesso periodo i giornalisti si ritrovarono a dover gestire notizie collegate con il potere politico, rapine milionarie a treni in corsa, sequestri di persona, guerre intestine che hanno generato una mattanza di oltre cento assassinii l'anno, anche eccellenti, come quello dell'ex onorevole democristiano ed ex presidente delle Ferrovie dello Stato Ludovico Ligato nell'agosto del 1989 o, quello avvenuto due anni dopo, del giudice Antonio Scopelliti, che indagava su importanti processi di mafia.

Oghey Ràga

Trascorsi ormai gli anni in cui parlare al microfono era un hobby da praticare la sera o nei fine settimana, (infatti in molte radio di giorno non c’era nessuno), gli editori iniziarono a reclutare figure professionali o quantomeno giovani speaker radiofonici, giornalisti da formare. Si poteva fare… era l’Italia della Milano da bere, della Y10 e dei primi “cine panettoni” e anche la Calabria che sempre ha annaspato sotto il profilo economico, conobbe un periodo di relativa prosperità: la zona industriale di Piano Lago con molti stabilimenti che producevano apparati elettronici di qualità, la Legno Chimica a Rende e la Pertusola Sud della Montedison a Crotone, i cementifici che a Castrovillari adoperavano migliaia di operai, la Centrale del latte di Cosenza, la Cassa di Risparmio di Calabria e di Lucania, le officine Omeca di Reggio Calabria.

Insomma si stava bene: le famiglie monoreddito riuscivano a vivere dignitosamente, mandavano i figli all’ università o affittavano la casa al mare per un mese, era l’Italia della super inflazione e della scala mobile (4). Era un periodo «tanto» quello della fine degli anni 80: tanti debiti, tanti crediti, tanta inflazione e tanti soldi, tanta attività commerciale e dunque tanta pubblicità.

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(1) “Scrivere bene e farsi capire”, “Manuale di linguaggio per chi lavora nel campo della comunicazione”, pubblicato nel 1988 da “Gutenberg 2000

(2) Cfr https://it.wikipedia.org/wiki/Broadcasting - In telecomunicazioni per broadcasting si intende la trasmissione di informazioni da un sistema trasmittente ad un insieme di sistemi riceventi non definito a priori.

(3) Cfr https://it.wikipedia.org/wiki/Syndication_(mass_media) - Il termine syndication (in italiano sindacazione o consorzio, e tavolta erroneamente chiamata syndacation) indica, nella diffusione radiotelevisiva, la vendita dei diritti di trasmissione di programmi radio e televisivi a singole emittenti televisive locali, senza passare attraverso una rete di emittenti televisive nazionali.

(4) Cfr https://it.wikipedia.org/wiki/Scala_mobile_(economia) - La scala mobile era uno strumento economico di politica dei salari volto ad indicizzare automaticamente i salari in funzione degli aumenti dei prezzi, al fine di contrastare la diminuzione del potere d'acquisto dovuto all'aumento del costo della vita, secondo quanto valutato con un apposito indice dei prezzi al consumo.

 

"L'Evoluzione del Linguaggio e del Giornalismo nella storia delle Radio Private" (di Edoardo Maruca)

 

Edoardo Maruca - PARTE SETTIMA

 

 

 

 

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