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Sabato, 28 Marzo 2020
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12 donne calabresi entrate nella storia. Pisano, Pellicano, Levato, Tufarelli Palumbo, Pontorieri, Montanari, Sesini, Giugni Lattari, Faragò, Cambria, Bruni, Aieta

Posted On Mercoledì, 29 Gennaio 2020 07:58

Rita Pisano, la comunista calabrese che incantò Pablo Picasso. Esempio di donna forte e sensibile, nata a Pedace (provincia di Cosenza) nel 1926, si iscrisse giovanissima al PCI. Donna inflessibile contro le ingiustizie sociali e le diseguaglianze, fu sindaco del suo paese per 20 anni: dal 1964 al 1984, anno della sua prematura morte. Ma il suo nome è reso celebre da un particolare episodio: quando aveva 23 anni, a Roma, incontrò il celebre pittore Pablo Picasso, che incantato dalla sua bellezza le fece un ritratto, dal titolo “Jeunne fille de Calabre”.

Clelia Pellicano, la marchesa che lottò per i diritti delle donne. Nata a Napoli nel 1873, sposo a 16 anni il marchese Francesco Maria Pellicano di Gioiosa Jonica, con lui si trasferì nella nostra Regione e allevò i suoi sette figli. Quando rimase vedova si occupò di dirigere il patrimonio familiare, diventando anche giornalista e scrittrice. Collaborò con diverse riviste e scrisse opere letterarie con lo pseudonimo di Jean Grey. La più nota è: “Novelle calabresi”, dove con ironia e criticità viene raccontata la realtà di Gioiosa.

Giuditta Levato, la contadina che morì per la sua terra. Nel ’44 il ministro dell’agricoltura Fausto Gullo emanò dei decreti che miravano a migliorare la vita dei contadini, attraverso la donazione di terreni incolti. Ma i latifondisti non accettarono queste concessioni e da qui scoppiarono delle feroci battaglie. In una di queste Giuditta, incinta del suo terzo figlio, fu colpita all’addome da un colpo di fucile. Morì poco dopo all’ospedale, a soli 31 anni.

Caterina Tufarelli Palumbo, la prima donna sindaco in Italia. Laureata in giurisprudenza, fu eletta sindaco, all’unanimità, il 24 marzo 1946, nel comune di San Sosti (provincia di Cosenza) all’età di 24 anni. Si impegnò molto per migliorare le sorti del suo paese e la vita della gente. Fece costruire scuole, strade, l’acquedotto, l’orologio, il mercato coperto e una struttura per le famiglie meno abbienti. A fine legislatura, nel 1952, lasciò un bilancio consuntivo con tutte le opere realizzate, scusandosi per quello che non era riuscita a fare. Morì il 7 dicembre 1979 a soli 57 anni, è stata una donna che ha insegnato come agisce chi ama davvero la propria Regione.

Concetta Pontorieri, la prima laureata calabrese. Nata a Rombiolo (provincia di Vibo Valentia) nel 1897, sfidò tutta la sua famiglia perché voleva iscriversi all’università. Riuscì nell’impresa, si iscrisse alla facoltà di scienze naturali alla Sapienza di Roma, laureandosi col massimo dei voti. Proseguì la sua vita insegnando scienze nelle scuole superiori e viaggiando. A fine carriera, ricevette la Medaglia d’oro dal Ministro della Pubblica Istruzione.

Carmelina Montanari, la partigiana sidernese che sfidò i fascisti. Donna da un coraggio fuori dal comune, nata a Siderno, è stata riconosciuta partigiana il 9 settembre 1943. Insieme al marito, ha combattuto i fascisti, in nome della libertà. Sono stati entrambi arrestati, traditi da un contadino, loro amico, per cinque kili di sale. Hanno creduto più volte di essere vicini alla morte, ma alla fine sono riusciti a salvarsi. Morì il 30 settembre 2008, per un cancro. Anche in quest’ultima prova, ha dimostrato estremo coraggio.

Silvestra Tea Sesini, la partigiana in aiuto dei più deboli. Nata a Biella nel 1887, durante la seconda guerra mondiale fu staffetta partigiana, venne per questo catturata dai tedeschi, ma salvata dalla fucilazione grazie all’arrivo degli Alleati. Il suo desiderio di aiutare gli altri, la condusse nel 1958 a Siderno. Grazie al suo buon carattere e alla sua cultura fu subito ben voluta da tutti i sidernesi. Fu nominata membro della Neo Commissione per la biblioteca; mentre in politica si iscrisse al Partito Comunista. Morì il 27 gennaio 1960, esprimendo come ultimo desiderio di essere seppellita nel cimitero di Siderno Marina, con la sua immagine rivolta verso il mar Ionio, mare da lei definito “Divino”.

Jole Giugni Lattari, la prima donna a entrare in Parlamento. È stata la prima donna calabrese a entrare in Parlamento, nonché la prima donna d’Italia a essere eletta nelle liste del Movimento Sociale Italiano. Nelle file del MSI ha conquistato un ruolo di leader, grazie al suo impegno in ogni attività e alla sua eloquenza. Attivò diverse proposte di legge a favore della scuola, salvò l’industria metallurgica in Calabria, cercò di realizzare porti, strade e ferrovie nella nostra Regione. Donna esemplare, che ha lavorato per veder fiorire questa Terra.

Cecilia Faragò, l’ultima fattucchiera calabrese. Nata a Zagarise (provincia di Catanzaro) nel 1712, è stata accusata di essere una strega e di aver causato, con la sua magia, la morte di un uomo. Ma la difesa di un giovane avvocato di Catanzaro, Giuseppe Raffaeli, riuscì a dimostrare l’innocenza della sua assistita e convinse che la stregoneria non doveva essere perseguita come reato, tanto che il re di Napoli decise di abolirlo. La donna fu assolta, diventando un’eroina civile.

Adele Cambria, la penna graffiante del giornalismo italiano. Nata a Reggio Calabria nel 1931, è stata una delle più importanti giornaliste italiane. Nonostante il parere contrario della famiglia, decise di realizzare il suo sogno, quello di diventare giornalista. Si trasferì a Roma e riuscì nel suo scopo: collaborando e diventando direttrice dei più importanti giornali d’Italia. È stata anche scrittrice e convinta femminista. Il suo motto era: “Vado, vedo, scrivo”. È morta a Roma il 5 novembre 2015.

Amalia Bruni, la scienziata a un passo dalla cura dell’Alzheimer. Nasce a Girifalco (provincia di Catanzaro) nel 1955. È una scienziata e neurologa di fama mondiale, grazie alle sue scoperte sull’Alzheimer. Attualmente è direttrice del Centro Regionale di Neurogenetica di Lamezia Terme. Attraverso i suoi studi è a un passo dalla scoperta del gene, che è causa della malattia.

Angela Maria Aieta, la desaparecida calabrese. Nata a Fuscaldo (provincia di Cosenza) nel 1920, da giovanissima emigra in Argentina con la sua famiglia. Qui si sposa e conduce una vita tranquilla, fino all’arresto di uno dei suoi quattro figli. A questo punto inizierà una battaglia per ottenere la libertà del figlio e i diritti per tutti i cittadini. Perciò verrà arrestata dal regime militare argentino, torturata per mesi e alla fine gettata dall’aereo, ancora viva, nell’Oceano Atlantico, diventando una desaparecida.

 

Autore: Rosalba Topini -  Fonte: larivieraonline.com

 

 

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