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Martedì, 04 Agosto 2020
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Nel suo discorso di congedo dalla Banca centrale europea, il presidente Mario Draghi avverte che per lo scenario economico dell'Eurozona "i rischi restano al ribasso, a causa della protratta incertezza geopolitica, del protezionismo e delle vulnerabilità delle economie emergenti". E aggiunge che "l'Eurotower resta pronta a modificare tutti i suoi strumenti monetari per far risalire l'inflazione. Necessaria una politica accomodante ancora a lungo".

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Gli italiani vanno pazzi per la pasta. Adorano in particolare le penne e gli spaghetti, mentre per quanto riguarda le ricette in cui godersi il proprio piatto preferito, la carbonara batte tutti. Un buon piatto di spaghetti pomodoro e basilico è un modo sano ed equilibrato per fare il pieno di energia e di buon umore e, bilancia alla mano, non è neppure un insulto alla linea. In occasione del World Pasta Day, che si celebra venerdì 25 ottobre, facciamo il punto sulle preferenze degli italiani e sulle indicazioni dei nutrizionisti. Al consumo di pasta e alle preferenze dei nostri connazionali è dedicato uno studio realizzato da BVA Doxa per The Fork, condotto in modalità CAWI (Computer Assisted Web Interviewing), su un campione rappresentativo della popolazione italiana composto da 600 rispondenti di età compresa tra i 18 e i 64 anni.

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"Mentre i cosentini aspettavano con ansia di sapere quale sarebbe stata la sorte della propria città, la nostra amministrazione continuava la gestione allegra dei fondi pubblici, approvando in Giunta ulteriori anticipazioni di cassa. A fine 2011 veniva deliberato il pre-dissesto del Comune di Cosenza per debiti ereditati dalle precedenti amministrazioni, con un periodo di risanamento di 10 anni (2012-2022). Il debito del 2011 è passato da 100 milioni a circa 350 milioni di oggi, quindi 200 milioni in più. Pertanto, questa amministrazione non solo ha fallito nei suoi obiettivi di risanamento quanto, aumentando la spesa corrente, ha contratto più debito di quanto sostenibile con le proprie entrate."

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C’è il sangue sulle strisce e la vita tutta attorno. I carabinieri  hanno coperto le chiazze con lo spray bianco, troppo bianco: e adesso quelle macchie candide disegnano quasi la traiettoria del proiettile che ha ammazzato Luca, dall’incrocio tra via Mommsen e via Bartoloni fino al pub John Cabot, il colpo di calibro grosso gli ha passato la testa ed è finito nella vetrina. Poi capita che vita e morte si intreccino in questa Roma che ci raccontano pacificata ma che è piena di droga, rapine e paure non raccontate più. Dunque si può morire sentendosi vivi come non mai, a 24 anni, uscendo dal pub con la fidanzata al braccio: si può morire ammazzati per proteggerla, davanti a cinquanta testimoni con una birra in mano, nel chiacchiericcio indolente di una serata di questo autunno che a Roma sembra ancora estate ed è così dolce da passeggiare, da farci l’amore.

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Cavalcare i luoghi comuni è sempre stata prerogativa di chi, desideroso di visibilità, ha sfruttato la credulità popolare. Siamo già abituati a pranoterapeuti, chiromanti, esoteristi di quart’ordine e persino ai terrapiattisti. Ma c’è di peggio: i nuovi apocalittici, che cercano nel progresso le cause di improbabili catastrofi prossime venture. Per qualche anno ci siamo sorbiti le fake sulle scie chimiche. Ora è il momento delle false informazioni sul 5G. Di ciò, probabilmente, è un esempio il convegno previsto lunedì 28 ottobre al salone degli specchi della Provincia di Cosenza, in qui si parlerà dei rischi connessi a questa nuova tecnologia. Sia chiaro che non esiste nessun documento ufficiale che attesti come e quanto il 5G faccia male. Chi sostiene il contrario è, nella migliore delle ipotesi, un ignorante. La scienza ufficiale si è espressa attraverso l'Istituto Superiore della sanità (Iss). Quest’ultimo, in un’audizione alla Camera ha chiarito che gli impianti 5G, per le loro caratteristiche, comportano meno pericoli per la salute rispetto alle attuali tecnologie.

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