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Giovedì, 14 Novembre 2019
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Health

Dal sangue è possibile diagnosticare precocemente le 8 più comuni forme di tumore, sulla base di una nuovo test che combina l'analisi del Dna e delle proteine tumorali, con un'affidabilità che varia dal 69% al 98%, a seconda della forma di tumore. Ottenuto nella John Hopkins University di Baltimora, il test è descritto sulla rivista Science. Il metodo, sperimentato su 1.005 persone malate di tumore e su 850 volontari sani, si chiama CancerSEEK. Il gruppo di ricerca guidato da Joshua Cohen è riuscito a valutare le mutazioni di 16 geni legati a più forme di tumore, insieme ai livelli di 10 proteine. Insieme, questi strumenti sono in gradi di segnalare la presenza dei tumori di seno, fegato, ovaie, polmone, stomaco, pancreas, esofago e colon retto.

Posted On Venerdì, 22 Febbraio 2019 09:20

Lo scritto del dott. Elio D'Alessandro, esperto in tematiche sanitarie, prende spunto dalla storia di Giusy, una donna di 33 anni, moglie di Diego, che ha raccontato la sua storia, il suo calvario su Facebook. Al marito di Giusy, Diego, è stato diagnosticato un tumore al testicolo. Da allora inizia il calvario della malattia ed il calvario di doversi barcamenare fra incredibili carenze e scarsa professionalità. In un primo tempo Giusy accompagna il marito in ospedale dove inizialmente il tutto viene interpretato come una semplice infezione. Ma in seguito con apposite analisi si ritine opportuno procedere nell'asportazione chirurgica del testicolo.

Ma all'esame istologico si accerta che il carcinoma aveva già creato delle metastasi. Non fidandosi di varie analisi rilevatesi tutte farlocche, Giusy ed il marito, si sono rivolti a Milano all'Istituto Nazionale Tumori, come oramai sono costretti la gran parte dei calabresi che lottano contro i tumori. Nuovo intervento e ben 4 cicli di chiemoterapia. Una storia come tante altre che dimostra come l'emigrazione sanitaria sia necessaria. Una ennesima storia di malasanità, una ennesima storia di pazienti del Sud costretti ad andare a Milano e la Nord.

Giusy siamo tutto noi

Ho scritto tante volte sullo stato della nostra sanità in Calabria. Sulla necessità di dover intervenire senza perdere neanche un attimo. Sul falso problema del commissariamento. Su come noi calabresi facciamo brillare il nostro ingegno fuori casa e, ahimè, in casa nostra diventiamo quelli del reddito di cittadinanza. Sarà dovuto forse alla famosa ed ormai abusata bevuta dell’acqua dello Zumpu, ossia un adeguamento cronico allo stato di sudditanza? Chissà, certo che non facciamo nulla per uscire da questa situazione e cosa più grave, tra gli atavici problemi che ci affliggono, quelli della sanità non sono più procrastinabili. Fatti come quelli successi alla povera Giusy, e di cui vi invito a leggere la drammatica storia, non sono fatti sporadici in Calabria. Lei ha avuto il coraggio, dettato dalla disperazione, di raccontare il suo calvario come sfogo sopprimendo orgoglio e dignità per chiedere velato aiuto e, sopratutto giustizia. Richiesta d’aiuto di una persona disperata e sola che cerca di strappare il suo amore alla falce del Triste Mietitore.

Il caso di Giusy non fa altro che farci interrogare sulla millenaria domanda di cosa è la vita. Di come noi dobbiamo affrontarla e consumarla senza sprecarne un solo istante nel rispetto del Padre Eterno che ci ha donato questo miracolo. Come nel film di Frank Capra ed interpretato dal magistrale James Stewart, la vita è meravigliosa, ma può anche avere dei momenti bui e di disperazione, proprio come nel caso di Giusy. Ma Giusy siamo tutti noi e quindi quello che sta succedendo a Giusy può succedere a tutti noi. Inutile fare scongiuri amici. Ne fare l’errore, prettamente meridionale, di pensare che tutto ciò di brutto che la vita può riservare all’uomo non ci appartenga o che sia destinato solo agli altri. Sarebbe un grande errore di valutazione e di interpretazione della vita.

Ripeterò pure, fino ad essere pedante, che chi è causa del suo mal pianga se stesso. Come vi sentiresti se in casa vostra al posto vostro venisse qualcuno da fuori a decidere come dovresti organizzare la vostra giornata, la conduzione della famiglia? Come vi sentireste se poi dopo la venuta del salvatore nominato vi accorgesti che nulla è cambiato ma che addirittura è peggiorato? Certamente vi è stato tolto la patria potestà perché avete dimostrato l’incapacità di essere capo famiglia, di non saper allevare i propri figli dando loro una adeguata educazione e una speranza di futuro, ma anche vi è stata tolta perché voi incautamente e con sottomissione,caratteristica del meridionale, pensavate di delegare ad altri, ai politici per caso, il futuro dei vostri cari. Loro, i politici per caso, non sono stati altro che, come nel Medioevo alcuni avventurieri svolsero un ruolo di primo piano nella tratta degli schiavi africani, venditori della nostra dignità e non solo, in cambio di un posto nei paesi dei balocchi, e per un titolo di senatur.

Sono stati gli anelli di congiunzione tra padroni e sottoposti. Vorrei capire, come diceva un altro politico per caso, che c’azzecca, con la necessità di una Calabria senza LEA, mettere a capo delle priorità dell’agenda sanitaria calabrese l’approvazione da parte della Commissione Sanitaria della creazione di un unica Azienda attraverso l’unione dei presidi Ospedalieri Pugliese-Ciaccio e l’Università. Questo ci fa capire che i commissari catapultati in un girone dell’inferno dantesco come quella della sanità calabrese, sono anche loro costretti alle derive regionalistiche di chi, nella totale confusione ma nella totale consapevolezza del mandatario, è stato assegnato un ruolo primario nella programmazione sanitaria. Avrei voluto che i due commissari, invece di fare passerelle in località montane o mascherarsi da pavidi salvatori della patria, fossero andati in giro a verificare personalmente i bisogni dei calabresi e i danni secolari causati dai loro mediocri coinquilini! Nulla di tutto ciò. Senza voler entrare in merito alle squadre di commissari come Scura-Urbani o Cotticelli-Shael mi chiedo come fece Don Abbondio nel capolavoro del Manzoni, ”chi sono costui?”.

Nulla voglio togliere alla loro autorevolezza ma chi sono e sopratutto perché due personaggi completamente estranei alla nostra terra devono essere mandati ad immetterci sulla buona via? Ahimè, non finirò mai di ripetere che la colpa è solo ed esclusivamente nostra. Ci siamo fidati di persone sbagliati e che ad arte ci hanno tenuti affamati per poi comprarci con un piatto di lenticchie persino cucinati alla “povarieddri”, mentre loro si nutrivano e si nutrano con piatti prelibati offerti da noi. Quando nel caso della povera Giusy devo sentire ancora parlare di pressappochismo della classe medica calabrese non mi sta bene. Ai medici calabresi non manca il cervello manca la testa. Come più volte detto il pesce puzza dalla testa. In certi casi non hanno neanche la carta per scrivere i referti o le stecche, come è successo all’ospedale di Rossano-Corigliano, dove hanno dovuto stabilizzare una braccio rotto con del cartone, mentre in quel di Catanzaro si fanno disquisizioni sul titolo V e sul regionalismo differenziato.

Bella faccia tosta. Come può un nostro medico, con tutta la buona volontà, avere quegli stimoli e raggiungere quei risultati come i loro colleghi del nord se li hanno messi su una nave allo sbando senza capitano o nelle migliori delle ipotesi con un condottiero “schettiniano”? Come è possibile che continuano a ripetersi fatti come quella di Giusy quando avendo prenotato con un mese di anticipo una risonanza magnetica per addome superiore e inferiore con metodo del contrasto, quindi molto mirata ma indispensabile e urgente per il compagno affetto da tumore, prenotazione fatta al CUP di Cosenza il quale, come racconta Giusy, dirotta il tutto ad un Centro Diagnostico di Corigliano-Rossano, convenzionato con il servizio sanitario regionale e che a sua volta, sposta per ben due volte l’esame fino a quando pochi giorni fa vengono chiamati e arrivando da Cosenza per le 15:30, orario fissato per l’esame, il malcapitato accede alla RMN alle 17 e dopo 40 minuti, il medico, rivolgendosi al malato dice, come continua nel suo racconto Giusy, che essendo un esame complesso non se la sentiva di eseguirlo e di riprogrammare il tutto per il Lunedì susseguente ed alla richiesta di spiegazioni il medico, come racconta Giusy, risponde visibilmente imbarazzato che alla macchina mancava un pezzo e che non riescono ad acquisire le immagine come vorrebbero e che non se la sentono di eseguire quel tipo di esame.

Roba da matti. Ma non finisce qui. Rimessosi in macchina per tornare a Cosenza, vengono richiamati e sull’uscio del Centro gli viene restituita la famosa ricetta rosa e viene detto loro che l’esame non se la sentono di farlo e di cercare altrove. Ma se tutto il racconto di Giusy, e francamente non trovo motivi per dubitarne, risponde a verità, questa struttura è una delle risposte all’enorme debito che abbiamo per migrazione sanitaria. Inutile che cercano pezze alla Conferenza delle Regioni. Ma di cosa vogliamo parlare. Questa gente è peggio del cancro che ha aggredito il povero compagno di Giusy. Vogliamo anche chiederci chi c’è dietro a queste strutture beneficiate da fatidiche convenzioni dati per consensi elettorali. Vogliamo capire che i politici per caso si avvicinano alla sanità solo perché hanno capito che è la vacca da mungere e fonte di ricchezza nonostante la loro profonda ignoranza in materia.

D’altra parte, come insegna il caso di Giusy, per come intendono loro sanità non serve capire. Abbiamo crocifisso per vent’anni Silvio Berlusconi per il conflitto d’interesse ma mi pare che noi in regione Calabria lo ignoriamo del tutto. Vogliamo capire una volta per tutti che a chi ha gestito tutto questo finora va tirato un calcio in culo definitivamente? Vogliamo finire di riciclare i soliti mediocri che si classificano come manager della sanità? Vogliamo capire che questi politici che si “sacrificano” per i loro cittadini curano solo i cazzi loro. Spero tanto di poter cominciare, con il vostro aiuto, ad invertire la rotta affinché si faccia in modo che i nostri figli non siano costretti a migrare da questa terra non maledetta, ma resa tale da questi farabutti.

dott. Elio D'Alessandro

 

 

 

 

Posted On Mercoledì, 20 Febbraio 2019 08:35

Una specie di sogno ad occhi aperti per un paziente cui hanno sempre detto che il diabete di tipo 2 è una malattia cronica, progressiva, di fatto inguaribile. La VLCKD, la Very Low Calorie Ketogenic Diet, un protocollo di dieta chetogenica innovativo, che non prevede l’assunzione di grassi, accompagnato da alimenti funzionali che compensano i micronutrienti necessari all’organismo durante questa fase, consente di “rimettere in ordine” il metabolismo, di curare l’obesità e il diabete di tipo 2 e quindi più in generale la “Diabesità” ovvero, quel complesso di peso in eccesso e squilibrio metabolico che conduce inevitabilmente all’obesità e al diabete e che altrettanto inevitabilmente riduce l’aspettativa di vita dei pazienti coinvolti.

Posted On Mercoledì, 13 Febbraio 2019 09:47

Oggi la richiesta delle tre regioni, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna sull’autonomia rischia, a detta di molti, di privare Roma di funzioni di indirizzo e di controllo sulla salute pubblica e non solo. Addirittura l’Aifa, Agenzia Italiana per il Farmaco, rischia di perdere i suoi poteri. Quando l’amico Nino Cartabellotta Presidente della Fondazione Gimbe sottolinea che questo provvedimento allargherà il divario tra Nord e Sud non ha tutti i torti. Sappiamo già, come più volte ribadito, che nascere a San Pietro in Guarano o nascere a Pordenone equivale a vivere e morire gli uni in paradiso, gli altri, noi del Sud, all’inferno. Esistono già 21 sistemi sanitari differenti che generano la violazione del principio che la Costituzione assegna ai cittadini, l’uguaglianza!

Posted On Venerdì, 08 Febbraio 2019 10:16
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