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Lunedì, 17 Febbraio 2020
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L'Angolo della Memoria

Verso la fine del 1985, dopo il clamore suscitato dall'omicidio di Sergio Cosmai si cerca da entrambi le parti in conflitto di ritrovare un periodo di tregua, ma nell'ambito della criminalità cosentina vi sono anche giovani che agiscono in proprio suscitando le ire del capi clan. Come nel caso di Marcello Gigliotti e Francesco Lenti i cui corpi vengono ritrovati in Sila nel marzo del 1986. I due, per motivi di gelosia e di poco peso, avevano ucciso , per come raccontarono diversi collaboratori di giustizia, nel 1985 Francesco Salerni e, poco tempo dopo, il dipendente comunale Francesco Palmieri. Avevano agito in proprio e questo era intollerabile per le regole delle consorterie mafiose. Vennero invitati ad una cena e lì si compì il loro tragico destino.

Posted On Sabato, 22 Giugno 2019 09:26

Il Romanzo Criminale bruzio, nonostante la continua e voluta sottovalutazione, è invece, un romanzo costellato da episodi di grande rilevanza e con protagonisti eccellenti. Non solo i cosentini ma anche personaggi che hanno fatto la storia di uno dei periodi più oscuri e terribili che l'Italia abbia mai vissuto: gli anni '92-'93. gli anni delle stragi di mafia, gli anni della morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Nessuno poteva immaginare neanche minimamente che nel 1988 un boss del calibro di Filippo Graviano, capo assoluto del quartiere Brancaccio di Palermo e fedele luogotenente di Totò Riina, potesse recarsi più volte a Cosenza per venire a far visita ai suoi grandi amici, i fratelli Notragiacomo ed i fratelli Bartolomeo.

Posted On Sabato, 15 Giugno 2019 08:26

La libertà dell'informazione e soprattutto di quell'informazione impegnata a far crescere la cultura della legalità e che, anche negli ultimi tempi, è sottoposta agli ennesimi tentativi di controllo e censura, ripropone il dilemma del ruolo reale che il giornalismo può assurgere nella lotta per la verità. Ed il caso di ricordare la storia di coloro i quali credendo fermamente nel ruolo del giornalismo nella lotta alla criminalità, nella lotta alle mafie, hanno immolato la propria vita. Nove i giornalisti caduti sotto il piombo della mafia. Nove storie diverse ma accomunate da un comune tragico destino e dalla comune esigenza di verità. Dal primo omicidio che risale al lontano 5 maggio 1960 di Cosimo Cristina, collaboratore con "L'Ora" di Palermo all'omicidio di Beppe Alfano, corrispondente del quotidiano di Catania"La Sicilia" avvenuto l'8 maggio 1993.

Posted On Lunedì, 03 Giugno 2019 08:52

Correva il 1981. L'anno nel quale si consumò il triste primato del maggior numero di morti ammazzati nell'ambito della guerra fra clan che ha insanguinato la città Bruzia, nella prima guerra di mafia che vide contrapposti il clan Pino-Sena ed il clan Perna-Pranno che entrarono in conflitto per il controllo del territorio. Era l'anno in cui a Cosenza circolavano circa 50 auto blindate, l'anno in cui venivano sequestrati giubbotti antiproiettile superleggeri ed armi, per quel tempo, sofisticatissime, mentre il numero degli organici della Polizia di Stato era quello identico al 1965. Ma nell'ambito di quel periodo vi fu un particolare aspetto che venne sempre sottovalutato e che, invece, delineava il peso che aveva acquisito lo stesso Pino anche mediante la costruzione di solidi rapporti criminali al di fuori dei confini della città dei Bruzi.

Posted On Giovedì, 02 Maggio 2019 09:03
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