Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy

Domenica, 31 Maggio 2020
itenfrdees

Cronaca

 

Le mafie non uccidono più. Oramai hanno cambiato pelle. Sono divenute nel tempi holding economiche, veri centri di potere, controllano parte consistente del mercato, acquisiscono aziende in fallimento e li riportano nel mercato a pieno titolo, controllano sempre più l'economia. Il tutto grazie alla disponibilità immensa di liquidità proveniente dalla gallina dalle uova d'oro che da sempre consiste nel monopolistico controllo del mercato della droga che consente guadagni enormi. E non è solo la droga, continua l'attività dell'usura e tanti altre attività illegali che forniscono quella liquidità necessaria per infiltrarsi sempre più nell'economia. Un fenomeno che, ancora oggi sottovalutato, è in atto da anni, da decenni. Nel libro "La Mafia Imprenditrice" edito da "Il Mulino" e scritto dal sociologo ed esperto di mafia, Pino Arlacchi, nel lontanissimo 1983, si profetizzava la continua espansione delle mafie nell'economia sino a divenirne esse stesse il motore principale. Ciò veniva scritto ben 37 anni fa. I sequestri di beni acquisiti tramite attività mafiose, seppur importanti, sono una piccolissima quota della realtà. E non è certamente il Mezzogiorno d'Italia il teatro degli investimenti delle mafie. I luoghi son ben altri. Basti pensare ai capitali immensi delle famiglie di 'ndrangheta che hanno conquistato mezza Milano. Non vi è dubbio che la capitale della 'ndrangheta sia la città meneghina. Probabilmente gli unici a non saperlo sono i milanesi. La forza del denaro, la corruzione del denaro, il potere economico in una società basata solo sul consumismo e sull'apparire è immenso. E' spesso imbattibile. Aveva ragione il pentito di mafia, Don Masino Buscetta, il boss dei due mondi, che con le sue rivelazioni consentì il maxiprocesso di Palermo, monumento storico della lotta alla mafia che costò la vita dei giudici Falcone e Borsellino, quando sosteneva che "la Mafia ha vinto", motivando tale frase nel fatto che la mafia, oramai sdoganata e divenuta holding imprenditoriale, non aveva più necessità di uccidere ed aveva raggiunto il potere. Aveva scalato la società. Aveva attraverso al forza dell'intimidazione e attraverso la corruzione, male endemico e diffusissimo nel nostro Paese, attivato quell'ascensore sociale che ha condotto le famiglie di mafia dai bassifondi dove sono anti ai grandi palazzi del potere. I mafiosi di nuova generazione, i figli, i nipoti dei vecchi boss sono imprenditori, incensurati, vivono fra Parigi, Londra, Milano, New York. Viaggiano in prima classe, sono manager, sono assidui frequentatori dei paradisi fiscali, sono giovani riveriti e vincenti. Questa è la nuova mafia. Questi sono i nuovi modelli. Ed il nostro Paese anche sul piano legislativo è molto indietro, la lotta alle mafie annaspa, tanto non uccidono più, non creano allarme sociale. E'una nuova mafia che ben si concilia con le altre forme di potere, l'alta finanza, l'alta politica. E' un potere fra i poteri. E forse la lotta alle mafie non interessa più nessuno. Tanto, quel che conta è il mercato, è il Dio denaro. Anche quello che puzza di droga, che puzza di illegalità. Ma è uno sbaglia. Il denaro non ha odore. E vince sempre.
Gianfranco Bonofiglio
 
Posted On Venerdì, 15 Maggio 2020 11:44

L’Officina delle Culture "Gelsomina Verde" nata a Scampia per l'impegno anticamorra e per l'impegno nell'antimafia sociale di Ciro Corona rappresenta un modello di impegno civile di altissimo livello che assurge a pieno titolo ad essere da esempio non solo a Napoli ma per l'intero territorio nazionale. Scampia con i suoi 60.000 abitanti non è una realtà semplice con il suo 70% di disoccupazione giovanile ma non è certamente una terra di sola camorra, anzi. Tanti sono coloro che sono impegnati a farla risorgere, a far nascere una nuova Primavera di Scampia e di tutta Napoli. E fra questi in prima fila da sempre Ciro Corona. Ma negli ultimi giorni non sono poche le difficoltà che attanagliano L'Officina delle Culture "Gelsomina Verde". A renderle note lo stesso Ciro Corona sul suo profilo facebook. E tale denuncia non poteva rimanere inascoltata. Infatti sulle colonne del "Corriere del Mezzogiorno" a firma del giornalista Luca Marconi si legge un articolo dedicato all'Officine delle Culture "Gelsomina Verde" con alcune domande poste a Ciro Corona. Lo riportiamo integralmente: "Pugni alzati dai balconi di Palazzo San Giacomo... ogni giorno quelle stesse mani prendono a schiaffi gli emarginati, le periferie, i disoccupati, i figli di una Napoli violentata»,in altre parole Scampia, 70% di disoccupazione giovanile". E poi: «L’Officina delle Culture “Gelsomina Verde” perde la possibilità di ottenere altri 300 mila euro per creare lavoro vero sul territorio di Scampia. Servirebbe il rinnovo entro giugno. Se solo Luigi de Magistris Sindaco di Napoli e l’assessore Alessandra Clemente si rendessero conto dei danni che hanno causato e continuano a causare ai giovani di Scampia! Dopo i finanziamenti persi di SIAE, AMAZON, ora perdiamo quelli di Fondazione UNIPOLIS col bando Culturability. Decine e decine di opportunità lavorative perse! Come volete risollevare la Città, con l’elemosina dei 300€ al mese dell’emergenza? Vergogna DemA!».
Chi scrive, anzi tuona, decisamente arrabbiato, dal suo social, è il creatore di (R)Esistenza Anticamorra, l’associazione delle Vele e della Selva di Chiaiano (Lacandona) tolta ai boss e restituita a campagna, una impresa che pure dà lavoro ai giovani del territorio. E nemmeno una associazione nemica della giunta de Magistris, anzi. Allora chiediamo a Ciro Corona cosa è successo. Anche perché i commenti ai post sono anche peggiori («Appena esci da Officina arriva il contratto, la mia solidarietà». E Corona: «Lo so ma dovranno ammazzarmi prima»).
Corona, scusi, lei è di sinistra da sempre, portava la bandiera rossa sui trattori alla Selva Lacandona, perché critica i pugni alzati a Palazzo San Giacomo?
«La festa del primo maggio è stata occasione per rilanciare questa problematica dell’Officina delle Culture, l’assessore Clemente, prossima candidata a sindaco, è in difficoltà con questo pasticcio e nemmeno ci rispondono più. Il primo maggio abbiamo avuto la notizia che non potremo partecipare al bando Unipolis rivolto ai centri sociali già attivi ma se non siamo in regola salta del tutto la messa a regime delle 13 realtà che sono all’interno dell’Officina delle Culture: questa occasione ci avrebbe consentito di assumere per due anni almeno sette persone, abbiamo dovuto già chiudere la comunità alloggio, la biblioteca, la sala multimediale Amazon mandando via già otto persone, tutti giovani del quartiere, questa la dimensione del danno, allora: o partiamo dal fallimento delle politiche giovanili sul territorio o non si va da nessuna parte. Allora, quei pugni chiusi sono schiaffi ai disoccupati e alla periferia, il problema più grande è questo».
Ma piuttosto perché non può esserci rinnovo del contratto?
«A Officina servirebbe il rinnovo del comodato d’uso entro giugno prossimo, impresa non irrealizzabile in altri contesti ma a Napoli gli assessori al Patrimonio sono impegnati da due anni a risolvere questo pasticcio burocratico, senza alcun risultato: il Comune di Napoli, dopo delibera di Giunta e contratto con l’associazione (R)esistenza Anticamorra, affida la struttura alla partecipata AsìA per problemi di bilancio. Da allora il centro polifunzionale, che ormai conta 13 realtà e la frequenza di 400 persone in media al giorno, vive nel limbo. Il Comune non può più rinnovare il contratto, la partecipata non può per statuto, le associazioni non hanno alcuna intenzione di lasciare un luogo di aggregazione dopo averci investito centinaia di migliaia di euro e aver trasformato l’ex piazza di spaccio in un modello virtuoso invidiato in tutta Italia, e senza aver mai chiesto un solo euro di finanziamenti pubblici. Dunque, dopo i finanziamenti persi di SIAE, AMAZON, dopo la chiusura della biblioteca, dell’aula multimediale, il licenziamento di 8 persone, giovani del territorio, ora Scampia perde il finanziamento di Fondazione UNIPOLIS, con le annesse decine e decine opportunità lavorative».


Fonte: "Corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/"
Articolo di Luca Marconi

Posted On Sabato, 09 Maggio 2020 19:04

News dalla Calabria