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Domenica, 08 Dicembre 2019
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Grande clamore mediatico e tanti interrogativi sull'indagine della Procura di Salerno su alcune toghe calabresi

Posted On Venerdì, 18 Gennaio 2019 08:52

Enorme il clamore mediatico, anche a livello nazionale, a seguito della notizia pubblicata da "Il fatto Quotidiano" e poi ripresa da tutti i mass - media, dell'indagine in corso da parte della Procura di Salerno su alcuni magistrati calabresi. Atto dovuto quello dei Pm di Salerno in seguito alle carte inviate dalla Procura di Catanzaro guidata dal Procuratore capo, Nicola Gratteri. L'invio risale al periodo estivo dell'anno da poco trascorso ed in alcuni casi come quello relativo al Procuratore Capo della Procura di Castrovillari, Eugenio Facciolla, sembra che vi siano stati già i chiarimenti idonei relativi a sole questioni amministrative e d'ufficio senza alcuna rilevanza penale, per come si è affrettato a specificare il legale dello stesso Procuratore capo Facciolla.

Ma quello che è lecito chiedersi è il perché alcune notizie che dovrebbero essere riservate e nel caso dei magistrati ancor più riservate considerando la credibilità ed il ruolo degli stessi, ad un certo punto, diventano notizie da prima pagina per un quotidiano nazionale. Inoltre a chi giova rendere pubblico uno scontro di vedute e di opinioni fra il Procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, ed il Procuratore Generale di Catanzaro, Otello Lupacchini, due fra i massimi esponenti della magistratura italiana che possono vantare risultati eccellenti ed da anni un impegno quotidiano per la lotta contro il crimine e per la legalità. Indubbiamente la vicenda è di quelle che faranno discutere e che susciteranno visioni opposte e contrarie.

Da un lato i soliti complottisti o manati della teoria del complotto che potranno elaborare chissà quali segrete strategie per chissà quali segreti fini, dall'altro chi sosterrà che tale clamore mediatico nazionale probabilmente finirà in un polverone da dimenticare ed archiviare in poco tempo. Certamente ora la Procura di Salerno sarà chiamata ad abbreviare i tempi per analizzare compiutamente le carte in proprio possesso e valutare se nelle stesse sussistono realmente elementi probanti che possono far definire l'ipotesi di determinati reati o se nelle stesse non vi sono gli elementi sufficienti per qualsiasi ipotesi di reato e, quindi, passare all'archiviazione conseguente. Anche perché è bene precisare che si parla solo di ipotesi che vanno vagliate e che il tutto è solo teorico.

Potrebbero anche prefigurarsi situazioni di incompatibilità ambientali anche perché quando un Magistrato opera nella città nella quale è nato e cresciuto è più facile che possa essere gioco forza condizionato ambientalmente. Infatti vi è chi sostiene con forza che in alcune Procure territorialmente contraddistinte da territori ad alta densità criminale non sarebbe inopportuno affidare la guida degli uffici giudiziari a magistrati completamente avulsi dal territorio. Emblematico il caso di Antonino Caponnetto che giunto a Palermo dalla sua Firenze alla guida della Procura riuscì ad essere l'ispiratore ed il vero creatore del mitico "Pool di Palermo" che riuscì a impostare il maxiprocesso e che segnò l'inizio della lotta alla mafia. Lotta che costò la vita ai giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Indubbiamente le indagini dei Pm di Salerno continueranno con la massima imparzialità e senza alcun condizionamento, soprattutto quello mediatico ed il Consiglio Superiore della Magistratura continuerà tranquillamente a valutare se sussistono, o meno, condizioni di incompatibilità ambientale. Ma tale esposizione mediatica di magistrati in prima linea impegnati in un territorio difficile come quello calabrese potrebbe anche influire negativamente sulla serenità degli uffici giudiziari anche se sarà compito della Procura di Salerno di accertare i fatti. In un simile contesto forse qualcuno potrebbe avere interesse ad alimentare probabili condizioni di incompatibilità per isolare o rallentare l'azione giudiziaria e di indagine portata avanti dalla Procura di Catanzaro guidata magistralmente dal Procuratore Capo, Nicola Gratteri.

Esercitare l'azione giudiziaria in una terra oscura ed ambigua come quella calabra è compito arduo e difficilissimo. La storia insegna che le manine occulte ed i corvi si trovano ovunque, e, spesso, anche nelle istituzioni. Del resto il potere della 'ndrangheta è stato sempre quello di avere scelto di non scontrarsi mai con gli apparati dello Stato come incautamente venne scelto nella strategia stragista dei corleonesi di Totò Riina, ma di infiltrarsi negli apparati dello Stato con collusioni e rapporti oscuri. I calabresi hanno la necessità di avere fiducia assoluta negli apparati della giustizia e tali accadimenti non alimentano tale fiducia.

Ma certamente l'apparato giudiziario calabrese nel suo complesso saprà dare in tempi brevi le risposte giuste portando a conclusione le tante indagini in corso soprattutto nell'ambito dei rapporti fra la criminalità e quell'area oscura, quel terzo livello di insospettabili che è sempre rappresentato l'architrave del potere e della crescita delle organizzazioni criminali e di quel fenomeno di corruzione dilagante che ha ammorbato e continua ad ammorbare l'aria ed impedire qualsiasi azione di riscatto, di rivalsa e di crescita della nostra terra di Calabria.


Redazione

 

 

 

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