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Venerdì, 10 Aprile 2020
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Associazione Culturale Donnicese, Conferenza del Prof. Franco Vetere su "Pitagora, l'Uomo, il Matematico, il Filosofo"

Posted On Lunedì, 30 Dicembre 2019 07:32
Franco Vetere Franco Vetere

Nei giorni scorsi su iniziativa dell'Associazione Culturale Donnicese presso l'Auditorium delle Vigne "Alessandro Bozzo" a Donnici Inferiore si è tenuta una interessante iniziativa culturale con la Conferenza del Prof. Franco Vetere su "Pitagora - L'uomo, il Matematico, il Filosofo". Il Prof. Franco Vetere è un noto conferenziere culturale, docente emerito di storia e discipline umanistiche, saggista, poeta e scrittore. L'incontro - Conferenza molto seguito da un pubblico particolarmente attento è stato presieduto dal Dott. Armando Filice. Della relazione su Pitagora redatta ed illustrata dal conferenziere Prof. Franco Vetere pubblichiamo una recensione a firma del saggista e critico letterario Prof. Eugenio Maria Gallo.

Il "PITAGORA" del Prof. Franco Vetere

E' uno studio attento e profondo lo studio di Francesco (Franco) Vetere su Pitagora, uno studio che offre, al lettore attento e magari desideroso d'un approccio alla filosofia, una bella pagina filosofica. E fonte di tesi filosofica, non solo di esegesi, si fa lo studio su Pitagora di Francesco (Franco) Vetere. Il "suo" Pitagora si presenta ed appare, in tutta la profonda dimensione della sua filosofia, come un punto fermo nel mondo presocratico, ma altresì come il senso di fondo dell'inquietudine spirituale e dell'ansia dell'uomo contemporaneo tutto teso ad una continua ricerca d'una misura in cui e per cui consistere. Pitagora, Crotoniate nativo di Samo, con la propria scuola costituisce un interessante modello educativo ed ascetico.

Di lui, come di Socrate, non restano opere, ci sono solo dei frammenti che risalgono, probabilmente, al secondo periodo della scuola. Pitagora è il filosofo dell'anima immortale e della metempsicosi, il filosofo del numero e della musica, dell'αρτιοπεριττον e della Teogonia. Ma è anche il filosofo di una scuola per iniziati. Scrive, in merito, Guido De Ruggiero: "Gli iniziati, almeno quelli di grado superiore, vivevano insieme, secondo il regime della comunione dei beni, praticavano alcuni riti e seguivano norme di vita ben determinata. Tra gli scopi della setta c'era la rigenerazione morale della società; tra le credenze religiose, quella della trasmigrazione delle anime; tra le pratiche e i riti, le purificazioni e l'esame di coscienza minuzioso e quotidiano.

In ciò si riconosce una certa affinità con l'orfismo" (1). Poi, in una nota a pié di pagina, aggiunge in merito all'orfismo: "Ma la religione dei pitagorici s'ispira più direttamente al culto di Apollo che non a quello di Dioniso"(2). Ed ecco cosa scrive Franco Vetere, con riferimento al culto di Apollo in Pitagora: "La saggezza egizia permea la sua filosofia di sacra Matematica fondata sulla scienza dei numeri e su nuovi principi universali sotto l'egida di Osiride. Ma a Delfo rigenera la scienza apollinea e la Mantica, o estasi profetica, di cui Apollo è il divino ispiratore" (3). Il numero è la voce portante del suo discorso filosofico, quel numero la cui "scienza", secondo il De Ruggiero, potrebbe trovare la ragione della propria genesi nella musica.

"Si attribuisce a Pitagora - scrive G. De Ruggiero - la scoperta che il suono di una corda vibrante varia con la lunghezza della corda stessa. Ed è facile pensare che questa scoperta l'abbia condotto a variare le condizioni delle sue esperienze acustiche e a produrre alcuni elementari accordi musicali. Egli doveva essere colpito dalla ricorrenza costante di alcuni numeri e tratto ad assegnare ad essi un valore mistico e simbolico" (4). Ed il "Numero", ricorda Franco Vetere, è la ragione dell'armonia dei "Mondi", in cui sono divisi "atomi" ed "astri". I numeri, come è a tutti noto, si dividono in pari e dispari; ma questa distinzione, che sembra una pura ovvietà, nella scuola dei pitagorici ha una misura essenziale che va ad identificare il dispari col perfetto (limitato) ed il pari con l'imperfetto (illimitato). Un ruolo particolare, tra i numeri, riveste il numero uno. Esso, apparentemente, è dispari, ma nella realtà, per la funzione che svolge nella formazione degli altri numeri, non è nè dispari, nè pari: l'uno, cioé, è il "parimpari" (αρτιοπεριττον).

In merito all'uno, il De Ruggiero scrive testualmente: "preso in senso ristretto esso appartiene alla categoria dei dispari; ma, in senso più largo, guardando la generazione di tutta la serie, esso ne costituisce il principio formatore, poiché, aggiungendosi al pari, produce il dispari, al dispari, il pari" (5). E, rifacendosi al discorso dei numeri, espressione di armonia, e dell'uno in particolare, Franco Vetere sottolinea: "il dies aureus coincide con l'approccio alle scienze matematiche e alla dottrina dei Numeri su cui domina Dio, supremo uno dell'Ordine, che include l'infinito. Monade e Diade sono figlie della Teogonia pitagorica in cui i numeri diventano i corollari di una Verità infinità plasmata dalla divina Tetraktis" (6).

Ma cosa potrebbero essere la Monade e la Diade se non l'uno (Monade) che, in quanto dispari, è perfetto e limitato, e la coppia (Diade) che, in quanto pari, è molteplice, illimitata ed indeterminata? E la Tetraktis cos'è? E' l'idea del sacro, che si estrinseca nella figura geometrica d'un triangolo equilatero che ha, per lato, il quattro e che, come si legge in un frammento di Filolao, è "principio di vita divina e umana" (7). Un'ultima osservazione, prima di chiudere, riguarda l'anima. In merito, lo studio di Franco Vetere, in una prosa interessante e chiara, sollecita a riafferrare il filo della trattazione, in cui si compenetrano dimensione naturale, divina ed umana, unitamente all'essenza d'un "dramma cosmico", in cui risiede anche il senso del mistero dell'anima e della sua storia.

Ed è in questo contesto che il Pitagora di Franco Vetere avverte ed esprime la complessa misura della moderna umanità. "La cosmologia - scrive Franco Vetere - svela il mistero della storia della Terra e dunque della storia dell'anima che si rifrange nella Metempsicosi" (8). Quest'ultima, infatti, radicandosi nella convinzione dell'immortalità dell'anima, religione a parte, traduce l'eterno respiro dell'ansia umana, respiro che sottende non solo la paura della morte, ma anche il bisogno dell'esser- ci e del non sparire, bisogno che si annida e vive da sempre nell'uomo. In questo senso, il Pitagora di Franco Vetere porta in sé ed esprime l'inquietudine dell'uomo di ogni epoca e, soprattutto, dell'uomo moderno.
Prof. Eugenio Maria Gallo

Cfr. Guido De Ruggiero, La filosofia greca, vol. I – Universale Laterza, Editori Laterza Bari 1967, p. 78.
Ibidem p. 78, nota 47.
Cfr. Francesco (Franco) Vetere.
Cfr. G. De Ruggiero, op. cit. p. 80.
Ibidem, p. 86.
Cfr. Francesco (Franco) Vetere.
Cfr. G. De Ruggiero, op. cit. p. 87.
Cfr. Francesco (Franco) Vetere.

Redazione

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