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Elezioni Regionali Calabria - Si voterà, quasi sicuramente il 26 gennaio 2020. Il presidente uscente insiste per essere ricandidato

Posted On Giovedì, 07 Novembre 2019 09:12
Mario Oliverio Mario Oliverio

Nel caos delle regionali calabresi, almeno una certezza finalmente c'è. Il 26 gennaio si andrà alle urne. Come in Emilia-Romagna. O almeno, così ha annunciato il governatore Mario Oliverio, che dopo mesi di risposte sibilline ha sciolto le riserve e annunciato la data dei comizi. Formalmente. Perché la convocazione diventi ufficiale, manca ancora il via libera dei presidenti delle Corti d'appello e del Viminale, ma in fondo - dicono i tecnici - si tratta di una formalità. L'annuncio è arrivato a margine di quella convention di fedelissimi e compagni di strada dell'ultima ora che il governatore ha definito "la Leopolda calabrese".

La segreteria di Nicola Zingaretti da mesi non ne fa mistero: di Oliverio e delle sue cordate non ne vuol sapere e i big calabresi del partito si sono ordinatamente accodati. Il governatore e i suoi ci hanno provato con le buone e con le cattive, con le trattative felpate e i sit-in sotto al Nazareno, a convincere il nazionale a cambiare rotta. Ma la risposta è stata sempre e solo un secco no. Colpa delle troppe inchieste che pesano sul governatore e sul suo entourage, di sondaggi per nulla confortanti e della necessità di riprendere in mano un partito che neanche tre commissariamenti sono riusciti a mettere in ordine.

Ma il governatore non demorde, alle regionali ci vuole essere e da protagonista. Dalla sua ha un po' di circoli del cosentino, il Partito socialista, guidato dal segretario regionale Luigi Incarnato, i crotonesi di "Calabria in rete" della dinastia politica degli Sculco, qualche lista civica. Dal Pd ha portato via il seguito dell'ex consigliere regionale Nicola Adamo e della moglie, la deputata Enza Bruno Bossio, che insieme ad Oliverio sono anche indagati per manovre politiche, secondo i magistrati di Catanzaro, non proprio adamantine.

"Il centrosinistra calabrese - annuncia Oliverio dal palco della sua convention - è quello che oggi è qui. Sono presenti tutte le forze riformiste, laiche, liberali, socialiste, democratiche e progressiste. Insieme a loro tante espressioni civiche, competenze, professionalità e una folta rappresentanza della imprenditoria produttiva". In realtà, da quando il suo Pd gli ha chiuso le porte in faccia, negandogli la ricandidatura, il governatore è diventato assai meno schizzinoso nella ricerca di alleati. La strategia è semplice: costringere il Nazareno alle primarie o presentarsi da autonomo, alla testa di quante più civiche possibile. Male che vada, si ragiona fra gli oliveriani, servirà a contarsi. E a strappare quel fastidioso 4-5% che può compromettere l'esito del voto.

Però su una cosa Oliverio e i suoi non sbagliano: i democrat calabresi alle elezioni non sono pronti. Almeno ufficialmente. Sotto traccia invece si continua a lavorare per un accordo con i pentastellati. La pubblica chiusura del capo politico Luigi Di Maio non sembra aver interrotto le trattative e le prime dichiarazioni del neo eletto coordinatore pentastellato per le regionali, Paolo Parentela, sembrano confermarlo. "Con il Pd si può iniziare a parlare, ma a condizione che avvii una bonifica al suo interno - ha detto all'emittente regionale LaC - Solo se vedessimo un Pd nuovo potremmo cominciare a parlare. Ma non è detto che sarebbe un sì automatico".

Di certo, la convocazione dei comizi all'ultima data utile, potrebbe agevolare l'interlocuzione. Da una parte e dall'altra nel frattempo si smussano gli angoli e si pensa a "candidati civici" a cui è difficile dire di no, come il superprefetto Giuseppe Gualtieri (Pd) o il medico Ferdinando Laghi e l'imprenditore Pippo Callipo (M5s).

Se i giallo-rossi trattano, a destra rifiatano. Le consultazioni fissate all'ultima data utile danno ossigeno (e margine di trattativa) anche al centrodestra. La scelta di Forza Italia di proporre come candidato unitario il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto ha quasi causato un incidente diplomatico con la Lega, che ha minacciato addirittura di sfilarsi dalla coalizione. Con un Comune quasi ufficialmente in default e tre inchieste sul groppone, Occhiuto - hanno detto chiaramente Salvini e i suoi - non può essere un candidato rappresentativo in Calabria. E Forza Italia, al netto di un paio di dichiarazioni al vetriolo, si è adeguata.

Nonostante il partito di Silvio Berlusconi in Calabria vanti percentuali ben più significative della media nazionale, il responso delle urne in Umbria pesa, ma d'altra parte la Lega è commissariata da un anno e ancora tutta da strutturare. Per questo, da settimane si tratta e si ragiona su un candidato alternativo, che non faccia saltare l'accordo per la ripartizione delle candidature nel centrodestra e sia incontestabile anche per Occhiuto e i suoi. A spuntarla - dicono i ben informati - potrebbe essere il fratello dell'attuale sindaco di Cosenza, Roberto Occhiuto, al momento deputato di Forza Italia. Ma fino al 26 gennaio c'è ancora un sacco di tempo per litigare.