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Mercoledì, 29 Gennaio 2020
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Regionali, Oliverio: “Resto in campo per il futuro della Calabria”

Posted On Lunedì, 28 Ottobre 2019 10:21

“Se non ci fosse in gioco il futuro di questa terra, se non ci fossero presenze e gruppi di potere che vogliono la sua involuzione, non avrei esitato a tirarmi indietro. E non perché me lo imponeva Zingaretti”. E' quanto afferma l presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, con riferimento alla sua intenzione di ricandidarsi alla carica di governatore alle prossime Regionali. “Sono ‘scomodo’ perché in questi anni ho rotto le consuetudini della gestione del potere in Calabria. Le alleanze si decidono sui territori. Chi pensa di utilizzare la Calabria come merce di scambio politico ha una grave responsabilità. Questa atmosfera creata sul voto in Umbria è la chiara espressione di una visione distorta, di una statura politica al di sotto di quella che meritano i cittadini. Cosa c’entra l’Umbria con la Calabria e con il governo nazionale?”.

L’attuale inquilino della Cittadella regionale sarà uno dei protagonisti principali dell'imminente campagna elettorale per le regionali in Calabria. Degli amici e degli ex amici se ne parlerà subito dopo. Oliverio è convinto che la sua azione di governo debba proseguire. Sarebbe la prima volta per un presidente di Regione avere la riconferma e governare per altri cinque anni.

Pacato, sobrio, profondamente riflessivo, così è apparso l’intervento di Mario Oliverio alla presentazione del libro del giornalista Michele Drosi: “Mario Oliverio, la sfida riformista di un presidente scomodo”, al folto uditorio che assiepava lo splendido Salone degli Specchi della Provincia di Cosenza, lo stesso che lo aveva visto protagonista per dieci anni al governo del più importante ente della più grande provincia della Calabria. Mancava l’attuale padrone di casa, Franco Iacucci, che per tredici lunghi anni aveva collaborato con lui, fianco a fianco, gomito a gomito e che oggi è tra i sostenitori più accaniti ad una sua non ricandidatura.

“Ringrazio Michele Drosi perché questo libro è un'operazione verità e perché offre ai lettori una griglia di quello che abbiamo fatto in questi anni. Nel 2014 la Regione era una palude. Siamo partiti con gli stivali nel fango. Abbiamo lavorato molto e realizzato tanto. Oggi nella sede della Regione non ci sono più le segreterie politiche attorno agli assessorati. Quella stagione è finita. Abbiamo chiuso 19 partecipate e fondazioni come Calabria Etica, Calabresi nel mondo e Field, che creavano solo spreco di denaro pubblico e clientele. Abbiamo eliminato il rapporto malato tra politica e università. Abbiamo messo in discussione nicchie di potere consolidato e, per questo, abbiamo il dovere di proseguire il cammino intrapreso”.

“Sono orgoglioso della mia storia, una storia che ha sempre avuto come bussola la difesa della legalità, della democrazia e dei valori della libertà, la difesa dei più deboli”. Notata l’assenza di Mimmo Bevacqua che per ben due consiliature Oliverio aveva voluto accanto a sé alla vicepresidenza della Provincia contro tutti quelli che lo sconsigliavano profondamente di ripetere quella scelta. Non c’era neanche Carlo Guccione che in questi cinque anni, dopo la sua estromissione dall’assessorato regionale, ha condotto dall’interno della maggioranza di governo una battaglia frontale contro Oliverio e la sua giunta. Non c’erano, infine, nemmeno Stefania Covello ed Ernesto Magorno, Pietro Midaglia, Mario Franchino, Pietro Lecce.

Alcuni di loro hanno cambiato partito, altri preferiscono stare dalla parte dei proconsoli campani di Zingaretti, Stefano Graziano e Nicola Oddati che hanno assunto una linea che, comunque andrà a finire la vicenda regionale, ai più appare suicida e senza alcuno sbocco per un Pd e per un’intera classe dirigente che sembra ormai essersi consegnata “mani e piedi” ai diktat giustizialisti del movimento Cinquestelle. Un alleato di governo che fa di tutto per non nascondere il suo grande disprezzo per un partito che considera il principale responsabile dei problemi della Calabria. Oliverio ha registrato le assenze ma è apparso determinato, come sempre. Amareggiato e deluso, ma fortemente deciso ad andare fino in fondo. In ballo non c’è una semplice schermaglia politica fatte di piccoli dispetti e vendette personali, ma il futuro della Calabria.

“La Calabria non è una regione semplice da governare. I suoi problemi vengono da lontano e si sono accumulati nel tempo. Governare qui non è la stessa cosa che governare altrove. Ecco perché ogni risultato, e noi ne abbiamo realizzato abbastanza in questi cinque anni, rappresenta un fatto straordinario.” Continua Oliverio. “Nel libro di Drosi è raccontata la storia di questi cinque anni, della Calabria che abbiamo ereditato. Una regione in ginocchio, senza alcuna credibilità a livello nazionale ed internazionale. Siamo partiti con gli stivali nel fango e abbiamo conseguito traguardi importanti. Certo non tutto è stato risolto e ci sono ancora tanti problemi da affrontare, ma la strada che abbiamo imboccato è quella giusta."

"Oggi la Calabria non è più solo criminalità organizzata e disorganizzazione, ma c’è tanto di positivo che abbiamo già evidenziato e che ancora dobbiamo evidenziare. Le tante realizzazioni elencate in questo volume sono frutto di un segno riformista che ha rotto schemi, affrontato problemi che da anni venivano ignorati, messo da parte gli interessi particolari per un disegno generale e utilizzato bene le risorse dell’Unione Europea. Oggi nella Cittadella regionale non ci sono più le segreterie politiche attorno agli assessorati. Quella stagione è finita. Abbiamo chiuso 19 partecipate e fondazioni come Calabria Etica, Calabresi nel mondo e Field, che creavano solo spreco di denaro pubblico e clientele. Abbiamo eliminato il rapporto malato tra politica e università. Abbiamo messo in discussione nicchie di potere consolidato e, per questo, abbiamo il dovere di proseguire il cammino intrapreso”.

 

 

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