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Mercoledì, 29 Gennaio 2020
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Elezioni Umbria, Di Maio sotto accusa

Posted On Lunedì, 28 Ottobre 2019 08:47
Luigi Di Maio Luigi Di Maio

Quando arrivano i primi exit poll, il Movimento trema: l’8,5% suona come "una disfatta" come commenta Gianluigi Paragone. Che rincara la dose: "Quando non hai la coerenza di fondo poi la paghi. Avremmo fatto meglio ad andare da soli". La linea Maginot del Movimento in Umbria ha un numero ben preciso: quel 10%, la doppia cifra, che serve appunto a decretare se la sconfitta abbia o meno le dimensioni dell’abisso in casa pentastellata. Alle scorse Europee e alle ultime Regionali l’asticella per i Cinque Stelle si era fermata al 14% e un’oscillazione negativa era nell’aria. Le cause? Triplici secondo alcuni pentastellati: la crisi di governo con la conseguente alleanza con il Pd e il test locale giallorosso "in una regione non facile".

Un modo per dire che "il Movimento è arretrato ma non troppo". Elementi che però potrebbero non bastare a calmare i parlamentari già sul piede di guerra e pronti a chiedere la testa di Luigi Di Maio. Ma il Movimento è molto diviso al suo interno, nonostante la rabbia dei "ribelli". "Deve fare un passo indietro", dicono alcuni Cinque Stelle di peso parlando del capo politico. "Vogliamo sentire il parere di Grillo e Casaleggio", rincarano la dose, facendo intendere l’intenzione di arrivare a una prova di forza per leadership con Di Maio (che ieri è stato alla festa di laurea di Paola Taverna). Già oggi i malpancisti si muoveranno. Non manca addirittura il totonomi su possibili candidati alla leadership pentastellata.

Ma c’è chi ha punti di vista differenti. Lo stesso Paragone parla di un "errore di Conte, di Fico e di Grillo". La battuta d’arresto in Umbria in questo caso non tocca il leader, ma il progetto politico: "I fan dell’alleanza con il Pd dovranno ricredersi. E in ogni caso la nostra strada sui territori non sono queste alleanze", argomentano. "L’esperimento non ha funzionato", ribadisce una nota del M5S. A vacillare casomai è l’asse giallorosso e anche "l’effetto Conte", al punto che si sottolinea: "Tutto il governo ha fatto campagna in Umbria ma evidentemente non basta", dicono i vertici. Un messaggio implicito anche al premier.

"Bisogna ricostruire dalle macerie", sostiene un’altra voce del gotha pentastellato. Se è il caso - si ragiona - anche con estremi rimedi, cioè astenendosi dal partecipare in quelle Regioni in cui "il Movimento deve riflettere". Ciò che pare certo è la volontà dei vertici di non cedere alle pressione dei parlamentari per candidarsi alle prossime Amministrative: "Non possiamo tagliare deputati e senatori, per poi dare l’idea che chi vuole trovarsi un paracadute nelle Regioni". 

 

 

 

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