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Domenico Massenzo: "Viaggio shock ad Aushwitz e Birkenau! Percepivo come delle strane presenze lì intorno e sentivo anche il respiro del diavolo..."

Posted On Mercoledì, 09 Ottobre 2019 07:40

"Ho fatto passare qualche giorno per riprendermi dallo shock della visita ad Aushwitz e Birkenau! Giuro che non esagero, percepivo davvero come delle strane presenze lì intorno che si aggiravano mentre camminavo tra le costruzioni, e poi vicino al muro delle esecuzioni, nei pressi del camino, dei forni crematori, delle camere a gas... erano le anime di milioni di vittime innocenti che vagano ancora in cerca di una pace che forse non troveranno per tutta l’eternità! Ma si sentiva anche il respiro del diavolo, anzi dei molti demoni che sicuramente guidarono le mani ed ispirarono le menti delle belve umane che pensarono e operarono quelle orrende stragi! Solo dopo ben 48 ore riesco adesso a scriverne."

Questo è quanto abbiamo "rubato" da un post su Facebook del nostro lettore, il dottor Domenico Massenzo. "La cosa che più mi ha colpito ad Aushwitz è stata la stanza piena di scarpette di bambini... tutte piccole, colorate e di varie forme! Ne ho viste ammassate centinaia e centinaia e guardandole mi e’ venuto più che naturale sforzarmi di immaginare i volti di quei bimbi e quasi li ho visti nell'atto di infilarci dentro i loro piedini. In quel momento confesso che mi è mancata l'aria e all'improvviso mi sono ritrovato che piangevo! Ho visto anche tante altre persone intorno a me con le lacrime agli occhi. Com’è stato possibile che degli uomini come noi abbiano potuto uccidere tutti quegli innocenti?"

"Sfilavano incolonnati al suono di marcette quei poveri piccoli, mentre cantando tutti felici e contenti marciavano completamente ignari verso le camere a gas. Ci hanno mostrato i buchi nei soffitti di quegli orribili cameroni da cui i boia delle SS facevano cadere su quei poveri cristi delle latte ripiene del gas mortale, ma solo dopo averli ingannati facendo loro credere che erano stati portati lì per fare le docce e che da quei finti rubinetti sarebbe uscita acqua. Quegli uomini, quelle donne, i vecchi ed i bambini impiegavano circa 15 minuti per morire, ma dopo atroci spasimi e inaudite sofferenze, consapevoli di stare per morire soffocati, senza alcuna speranza o via di fuga e soprattutto guardando con orrore gli altri deportati contorcersi negli spasmi del soffocamento fino a che i loro occhi non schizzavano dalle orbite."

"A tragedia completata, dopo qualche minuto che serviva per il ricambio dell'aria, in quella specie di bolgia dell'inferno in terra entravano le squadre di prigionieri addetti alla raccolta dei cadaveri e ad avviarli ai forni crematori, ma non prima di aver tagliato loro i capelli, strappato dalle bocche i denti d’oro, tolti gli occhiali ecc. Le loro ceneri venivano usate come fertilizzanti, e le divise a righe passavano senza alcuna pulizia ai prigionieri appena scaricati dai treni che arrivavano di continuo. Fino al 1942 i deportati ad Aushwitz furono fotografati all'arrivo, poi non più, non ci fu più tempo per farlo... erano troppi ed erano talmente tanti quelli destinati alla morte dalla soluzione finale che non ci fu più spazio per inutili convenevoli."

"C’ è una stanza con appese alle pareti le foto di qualche migliaio di prigionieri, uomini e donne, che riportano scritte due date: quella del loro arrivo al campo e quella della loro morte. Quelle foto si salvarono dal rogo appiccato dalle SS per eliminare le prove delle stragi poche ore prima dell’arrivo delle truppe sovietiche. Fu un deportato che ingannò i nazisti buttando i negativi in una stufa spenta invece che in quelle accese ed è così che sono arrivate fino a noi. Le date di morte riportate su quelle foto ci informano che quasi tutti non resistevano più di 2-3 mesi da quelle del loro arrivo al campo. Il motivo era che i deportati mangiavano pochissimo: ad ognuno di loro toccava quotidianamente un tozzo di pane raffermo, un cucchiaio di marmellata e una tazza di brodaglia! Con questo nutrimento dovevano lavorare dalle 5.30 del mattino fino alla sera nelle fabbriche situate lì vicino o nei campi."

"Quelli che non morivano di fame, cedevano alla fatica, alla debolezza ed alle malattie. Quelli che si salvavano dal tifo dal paratifo, dal colera e dalle gravi infezioni respiratorie, se troppo deboli venivano gasati all’istante e sostituiti dalle centinaia di deportati che i vagoni piombati provenienti da tutta Europa scaricavano lì vicino. Del resto i nazisti trovavano di gran lunga più conveniente procurarsi sempre nuova manodopera a costo zero che nutrire a lungo e mantenere in vita quella che già utilizzavano fino allo sfinimento. Ho visto la foto sconvolgente di quel maresciallo criminale delle SS che operava la selezione dei deportati non appena scesi dai treni. Con un semplice gesto del pollice, proprio come quello degli imperatori romani nel Colosseo, decideva ogni giorno il destino di centinaia di loro."

"Il pollice a destra avviava quegli sventurati verso la fila degli idonei al lavoro di schiavo! Era quella degli uomini e delle donne giovani e di media età in buone condizioni di salute e nutrizione. Pollice a sinistra, invece, li indirizzava ad ingrossare la fila dei vecchi, dei malati, dei disabili e dei bambini, tutti destinati alle camere a gas poche ore dopo il loro arrivo. Una vera fabbrica del terrore. Non dimenticherò mai tutto ciò che ho visto e sentito in quel luogo che odora ancora di morte e dove tuttora sembra di sentire echeggiare le grida disumane di quei milioni di disperati e di infelici che morirono proprio lì, e che vogliono comunicare ancora al mondo in quel modo le atroci sofferenze subite in quel terribile luogo!"