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Lunedì, 16 Dicembre 2019
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20 luglio 1969 - 20 luglio 2019 - La storia dell'allunaggio a 50 anni dallo sbarco sulla Luna

Posted On Sabato, 20 Luglio 2019 07:20

Il primo sbarco sulla luna è avvenuto il 20 luglio 1969: oggi, 20 luglio 2019, ricorre quindi il 50esimo anniversario dall’allunaggio. A farsi carico di questa prima, incredibile impresa è stato Neil Armstrong. Le sue impronte sul nostro satellite hanno emozionato tantissime generazioni che hanno visto in quel gesto tutte le speranze dell’essere umano. Ma prima ancora che a Neil Armstrong fosse permesso di calpestare il suolo lunare, sono state tante le navicelle partite per lo spazio che hanno permesso alla scienza di ammirare da vicino come fosse fatta la Luna. L’esplorazione della luna è iniziata molto prima dello sbarco del primo uomo. Ad oggi è impossibile negare come un simile evento abbia provocato cambiamenti radicali nella visione d’insieme. Anche la cultura popolare è stata travolta da questa svolta, già nel 1968 s’iniziava a parlare di Stanley Kubrick e il suo 2001 Odissea nello spazio.

E pensare che tutto era iniziato per via dello scontro tra Stati Uniti e Unione Sovietica, nell’ambito della Guerra Fredda, una corsa allo spazio partita il 4 ottobre 1957 dal “bip” del primo satellite artificiale sovietico Sputnik. La storia insegna: gli americani volevano raggiungere la Luna a tutti i costi per incassare una vittoria, rubandola ai sovietici. Una sfida di tecnologia e politica che portava con sé il sapore di un sogno, quello del primo uomo sulla Luna. Il 20 luglio di 50 anni fa fu lasciata la prima traccia di uno scarpone sul terreno lunare, un punto d’arrivo di un’impresa senza precedenti tutt’oggi mai replicata. Quando parliamo di allunaggio, intendiamo la discesa di un veicolo sulla Luna. Il programma Luna è partito nel 1959 con la sonda Luna 2 ed è riuscito a inviare il primo veicolo riuscito ad impattare con il satellite Luna 9. Il primo atterraggio morbido sulla Luna è avvenuto il 3 febbraio 1966.

Il primo allunaggio di un essere umano è arrivato tre anni dopo con Neil Armstrong, comandante della missione Apollo 11, e con Buzz Aldrin, mentre Michael Collins controllava il modulo di comando Columbia. Quel giorno, in Italia, furono 20 milioni le persone letteralmente attaccate agli schermi delle prime televisioni per vedere le immagini della Luna. Nel mondo, erano in tutto 900 milioni i cittadini con gli occhi e il cuore al satellite posto a 384mila chilometri sopra le loro teste. Sulla luna, gli uomini hanno potuto camminare, saltellare, piantare una bandiera, giocare a golf e persino guidare un’auto. Per la prima volta nella storia, un paio di uomini americani poteva calcare la superficie di un altro pianeta. La luna non è altro che una gemella diversa della Terra, poiché presenta una composizione simile a quella del nostro pianeta (una scoperta ottenuta dopo il prelievo di alcuni campioni raccolti durante la missione).

Nel 1971, David Scott salì a bordo dell’Apollo 15 e portò con sé una piuma per dimostrare la teoria dei gravi in diretta televisiva. L’anno seguente, Nixon chiuse il programma Apollo in anticipo annullando le ultime tre missioni: l’Unione Sovietica era ormai stata sconfitta e l’America combatteva una gara contro se stessa. Tutto il mondo conosce la missione spaziale che risponde al nome di Apollo 11. I primi uomini sulla Luna devono il loro successo al progetto Apollo 11. Tra quei primi astronauti c’erano Neil Armstrong e Buzz Aldrin: “L’Aquila è atterrata”. Era il 20 luglio 1969 e alle ore 20:17 UTC Amostrong è stato il primo uomo a mettere piede sul suolo lunare, sei ore più tardi dell’allunaggio. All’epoca, il presidente Nixon non era così ottimista circa il successo della missione ed era già pronto a un eventuale discorso, se gli astronauti non fossero tornati indietro. “Il fato ha decretato che gli uomini che sono andati sulla Luna per esplorarla in pace, resteranno sulla Luna per riposare in pace”, così recitava l’inizio del suo discorso, mai tenuto, perché gli astronauti tornarono a casa e con la vittoria in tasca.

Un timore ben fondato, anche a causa della disavventura con Apollo 13: il serbatoio d’ossigeno esplose durante la fase di crociera e Jim Lovell in quella circostanza pronunciò la frase entrata poi nella cultura popolare: “Houston, abbiamo un problema”. Anche Armstrong aveva rischiato la vita durante un test con il modulo Lem e i primi uomini che avrebbero dovuto camminare sulla luna - Virgil Grissom, Edward White e Roger Chaffee - hanno perso la vita all’interno dell’Apollo 1: era il 1967. Grazie all’Apollo 11, ben 12 uomini hanno potuto camminare sul suolo lunare in meno di tre anni e mezzo: dal primo uomo sulla Luna, ne sono arrivati tanti altri (tutti americani) dal 1969 al 1972. Sono tantissimi gli eventi che ricordano i 50 anni dal primo allunaggio, in particolare in Italia. Documentari, film, mostre per ricordare un importante passo per l’umanità.

Dal Veneto all’Emilia Romagna fino in Sicilia: tantissimi gli eventi in calendario dedicati a quel giorno di 50 anni fa quando Neil Armstrong e Buzz Aldrin mettevano piede per la prima volta sulla luna. Oggi, 20 luglio 2019, in molti si attrezzeranno per scrutare il cielo con il telescopio, in particolare per spiare il satellite della Terra, rivivendo le emozioni che hanno provato 50 anni fa coloro che poi hanno calcato il suolo lunare. Ad esempio, al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo Da Vinci a Milano con il visore Playstation Vr si può anche decollare, allunare e rientrare sulla Terra. All’aeroporto di Milano Malpensa nell’attesa di salire a bordo dell’aereo si può visitare la mostra di Aldo Rota “Energy of Space”. Anche le biblioteche del Comune di Roma organizzano tantissime attività aperte a tutti. 

“Un piccolo passo per l’uomo, un gigantesco balzo per l’umanità”, così come “L’Aquila è atterrata”: due frasi divenute iconiche pronunciate da Neil Armstrong, l’astronauta che ha camminato per primo sul suolo lunare nel 1969. Laureatosi in ingegneria alla Purdue University, Armstrong iniziò a lavorare in un gruppo che studiava velivoli che fu poi assorbito dalla Nasa. Divenne astronauta nel 1962, quattro anni dopo gli fu affidato il comando di Gemini 8 e in quella prima missione, al fianco di David Scott, fu il primo a collegare due veicoli in orbita. Due furono le date che cambiarono per sempre la sua vita: il 20 luglio 1969, quando camminò per la prima volta sulla Luna, e il giorno seguente. Edwin Eugene “Buzz” Aldrin è l’eterno secondo, colui che nessuno ricorda quando si parla dell’allunaggio, un prezzo duro da pagare perché, al ritorno da quella magica missione sulla luna, Buzz ha affrontato un periodo di depressione dal quale è poi rinato. Oggi, Aldrin sogna un nuovo allunaggio per gli Stati Uniti e nel frattempo si gode la vecchiaia e i suoi numerosi nipotini.

Michael Collins, l’uomo che ha soltanto sfiorato la luna a differenza dei suoi compagni di viaggio. L’astronauta nato a Roma il 31 ottobre 1930 non ha mai camminato sul suolo lunare, motivo per cui il suo nome non ha mai spiccato come quello dei suoi colleghi. Ciò che molti non sanno (o dimenticano) è che il ruolo di Collins è stato determinante per la riuscita della missione e per il ritorno a casa.Oggi Stati Uniti e Russia collaborano per la costruzione della più grande struttura mai realizzata fra le stelle: la Stazione Spaziale Internazionale è frutto del lavoro anche con le agenzie spaziali di Europa, Canada e Giappone. Terminata ormai l’epoca dello Space Shuttle – andata avanti per trent’anni dal 1981 e al 2011 e che aveva garantito i voli degli astronauti americani ed europei – la Russia è l’unico paese in grado di portare uomini in orbita con il suo lanciatore Soyuz. Gli Stati Uniti hanno dichiarato di voler portare di nuovo l’uomo sulla luna nel 2024 con il programma Artemis, ma non hanno intenzione di farlo da soli: il loro intento è di unire le forze con il Giappone.

Nel frattempo, la Cina sta costruendo una sua stazione spaziale e ha dimostrato un interesse per la Luna, della quale sta già esplorando il lato nascosto con la sonda Chang’e 4. La Cina non è l’unica interessata alla Luna: anche l’India e Israele sono ammaliati dal satellite. Anche i privati hanno manifestato interesse al punto che la Nasa ha stretto accordi con aziende private (la SpaceX di Elon Musk, la Sierra Nevada e ancora Boeing, Lockheed Martin, Orbital-ATK e la Blue Origin di Jeff Bezos). La differenza tra l’allunaggio del 1969 e quello che verrà sta nell’intento: non si va sulla luna per visitarla, ma per restarci. Nei laboratori della Nasa come in quelli dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) si studiano tecnologie capaci di difendere l’uomo dai pericoli delle radiazioni e per costruire alloggi che li ospiteranno, probabilmente con una stampa 3D.

 

 

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