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Movimento 5 Stelle, "preoccupante presa di posizione della Regione Calabria sulla procedura di fusione dei comuni di Rossano e Corigliano"

Movimento 5 Stelle, "preoccupante presa di posizione della Regione Calabria sulla procedura di fusione dei comuni di Rossano e Corigliano"

Il M5S di Corigliano Calabro prende atto del modo responsabile con cui i comuni di Corigliano e Rossano, sia pur con ritardo, han deciso si approcciarsi al procedimento di fusione. Tanto, all’esito del comunicato stampa diramato dall‘Amministrazione Comunale di Rossano in data 5.12.2017, nel quale viene sottolineata, come ineludibile esigenza a carattere preliminare, quella di garantire adeguata copertura finanziaria alla legge sulla fusione, prevedere un piano di aggiornamento del personale dei due comuni, ipotizzare un ricorso al POR 2014-2020 per sforzo finanziario straordinario e costituire, non per ultimo, un osservatorio o cabina di regia (adempimenti che, come più volte ribadito dal M5S, avrebbero dovuto garantire sin dall’inizio il procedimento di fusione –cd. piano di fattibilità-, anche per evitare che la consultazione referendaria si esaurisse, così com’è stato, in vuota espressione di voto circa “Fusione Si” o “Fusione No”). 

Ancora, s’apprende che i Sindaci dei due Comuni han chiesto di essere sentiti dalla Commissione Regionale, al fine di chiarire i suddetti aspetti propedeutici (che inevitabilmente passano anche attraverso l’armonizzazione dei rispettivi bilanci).  Sennonché, desta non poca preoccupazione, in quanto vanificherebbe i predetti insopprimibili snodi procedimentali, la dichiarazione rilasciata dal Vice Presidente della Giunta Regionale nell’ambito della seduta in data 6.12.2017 della Commissione Regionale Affari Istituzionali e Affari Generali, secondo cui, pur nel prendersi atto della richiesta di audizione dei due Sindaci, l’approvazione della legge sulla fusione dovrà al più presto avvenire entro giorni 60 dalla pubblicazione nel BURC degli esiti della consultazione referendaria.

Il riferimento, per quanto implicito, è al termine previsto dall’art. 45 della legge n. 13 del 1983. Vien da chiedersi: ma il termine di giorni 60 così richiamato è previsto a pena di decadenza oppure può essere prorogato per lasciare che le due amministrazioni possano, di concerto con la Regione, fondare i suddetti presupposti fondamentali ? Stupisce che la Regione abbia in passato derogato il termine previsto dall’art. 41 della stessa legge per l’indizione del referendum (..evidentemente ossessionata dalla fretta di chiudere i buoi…senza che alle collettività interessate si desse la possibilità di esprimere la propria opinione su una “concreta proposta” di fusione e non su una demagogica e populistica idea astratta…), e che in seguito, sempre in preda alla predetta ossessione (sulle cui cause bisognerebbe interrogarsi !), si sia determinata in senso contrario cioè ritenendo che il termine previsto dall’art. 45 per l’approvazione della legge sulla fusione non sia prorogabile (e tanto, si badi, pur persistendo l’esigenza, sino ad oggi elusa, di riempire di contenuti l’ipotizzata fusione).

Si ha l’impressione che, quando fa comodo (indizione di un referendum in assenza di contenuti) i termini siano ritenuti elastici e non perentori e che, invece, quando non fa comodo (audizione dei Sindaci per dare un contenuto alla fusione), i termini siano ritenuti perentori ! La conclusione inevitabile delle riflessioni che precedono è che, nell’ambito procedimentale di tale sciagurata ipotesi di fusione, aleggi l’operato di veri e propri azzeccagarbugli (aggettivo in passato usato dagli stessi verso chi rivendicava il rispetto della legalità), volto, in pregiudizio del legittimo interesse delle popolazioni interessate a migliorare il proprio futuro, alla deviata, non oggettiva quanto interessata applicazione della legge in materia. Ogni altra valutazione viene lasciata ai tanti cittadini ed in particolare a quelli che, pur in assenza di contenuti, si siano spesi per un acritico “si” di adesione a tale anomala ipotesi di fusione, forse l’unica a distinguersi (naturalmente in senso negativo) per la sua palese illegittimità e contrarietà a tutte le altre fusioni già verificatesi in ambito nazionale. 

Redazione

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