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La concorrenza degli artigiani di Luzzi, una bella storia dell'ingegno calabrese 

La concorrenza degli artigiani di Luzzi, una bella storia dell'ingegno calabrese 

La notorietà delle scarpe di Castrolibero era ormai arrivata in tutta la Calabria e forse anche oltre. Per cui nei mercati, le calzature di Castrolibero, erano quelle a buon prezzo e maggiormente richieste. Certo c’erano in giro scarpe migliori provenienti dalle fabbriche del Nord, ma i prezzi non erano accessibili alla maggior parte dei calabresi. Castrolibero venne allora indicato e conosciuto nella provincia cosentina come “il paese degli scarpari”.

Non mancavano tuttavia, nei Comuni vicini altri artigiani delle scarpe. I concorrenti più agguerriti furono i calzolai di Luzzi, che producevano, anche loro, scarpe a buon mercato. Ci fu un momento in cui i “Luzzitani”, come venivano spregevolmente chiamati i cittadini di Luzzi, presero il sopravvento. Fu quando uno di loro “inventò” una scarpa con il battistrada di gomma (scarpa di tubo). Per farla breve, un artigiano di Luzzi ebbe l’idea di realizzare una scarpa partendo dalle carcasse delle ruote delle automobili. La tela interna veniva utilizzata per la tomaia (invece della pelle) e il battistrada in gomma veniva usato in luogo della suola.

Questa invenzione venne subito favorevolmente accolta dal mercato, in quanto le scarpe duravano molto di più e costavano molto di meno. Ben presto le botteghe artigiane di Luzzi cominciarono a sfornare scarpe su scarpe. L’artigianato di Castrolibero accusò il colpo, ma c’era un problema tecnico, che gli artigiani di Castrolibero non riuscivano a risolvere ne a carpirne “il segreto” ai colleghi di Luzzi. Il problema era di come facessero i concorrenti a dividere la “tela interna” dal “battistrada” delle ruote.

Si provò in tutti i modi, si promisero anche dei compensi ad alcuni artigiani di Luzzi che, tuttavia, non accettarono, continuando per oltre un anno a custodire il loro prezioso “segreto”. Poi un giorno il Sig. Francesco Marigliano (detto ciddruzzu), padre dell’artigiano Antonio Marigliano, trovandosi a Cosenza espose il problema ad un certo Raffaele Zinno, esperto di macchine e meccanica, che realizzò uno strumento, il cosiddetto “manganello” (u manganieddru) che tramite due ruote che giravano in senso inverso strappavano da un lato la gomma e dall’altro la tela interna.

Era il 1935-36 e il mistero delle scarpe di Luzzi era stato svelato. La concorrenza degli artigiani di Luzzi venne ben presto debellata e ancora oggi si racconta di camion pieni di carcasse di gomme marca Michelin che giungevano in Valle Crati pronte per diventare scarpe ma inconsapevolmente entrate nel  (oggi necessario) mondo del riciclo.

Filippo Giorno

 

 

 

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