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La Fiction "Gomorra", un mito pericoloso e dannoso per i giovani

La Fiction "Gomorra", un mito pericoloso e dannoso per i giovani

Al fianco della vasta filmografia e bibliografia dedicata alle mafie e dedicata alla esaltazione del male si è sempre sviluppato un dibattito su cosa potesse essere il mito del male per i giovani. Tanto si è discusso sul film "Il Padrino" tratto dal libro di Mario Puzo, si è discusso sul mito di "Scarface", il leggendario narcotrafficante interpretato da Al Pacino, nel film diretto da Brian De Palma, la cui villa, location del film, è stata addirittura copiata da alcuni boss della 'ndrangheta che hanno costruito le proprie ville su quel modello quale simbolo di potenza e ricchezza, mentre poco si discute sulla fiction "Gomorra" che, trasmessa su Sky, ha avuto un successo di audience impressionante, anche fuori dai confini nazionali.

Basti accennare che quello di "Gomorra" rappresenta un successo di pubblico, di critica, e, soprattutto, di produzione. La serie è stata venduta in ben 50 paesi, dalla Germania, alla Francia, dalla Scandinavia fino all'America Latina oltre che negli Stati Uniti d'America dove ha collezionato critiche entusiastiche e lodi sperticate. Magliette, souvenir, gadget su Gomorra ed i suoi protagonisti. Altro che le statue di cartapesta edificate  nei parchi di "Villa Borghese" dai fans della fiction "Romanzo Criminale" che idolatravano i protagonisti della banda della Magliana. Ma quello che deve essere sottolineato è che nella Fiction 

"Gomorra" non si assiste alla lotta fra il bene e il male, non si assiste a gruppi di poliziotti o di eroici magistrati che combattono le organizzazioni criminali. Si assiste solo alla guerra fra il male. Le istituzioni, la polizia, la magistratura, il poliziotto buono, l'eroe del bene è completamente assente. Si assiste al trionfo del male. quello più terribile. Quello che porta un figlio ad uccidere il proprio padre armando la mano a chi aveva ucciso la madre di uno dei principali protagonisti della serie. Genny Savastano, figlio di Pietro Savastano. Una violenza inaudita, assurda, in un mondo diabolico forse ancora più esagerato della realtà dei tempi più cupi della storia della Camorra e dell'avvento dei casalesi.

Ma ci si è chiesti cosa possa produrre nei giovani il mito di "Gomorra"?. Ci si è chiesti se davvero non vi è il rischio dell'emulazione e del mito di personaggi che sono criminali disposti a tutto e che uccidono a tutto spiano senza mai avere alcun problema con la giustizia e con uno Stato che nella trama del film è completamente assente? Quale messaggio vien colto dai giovani, quale lezione, quale esempio arriva da tali fiction? Far comprendere quale sia stata la violenza dell'epopea dei casalesi e di quale violenza abbia pervaso la Camorra è cosa buona e giusta ma mitizzarne i protagonisti è forse un ribaltamento della funzione della conoscenza del fenomeno.

Roberto Saviano ha avuto sicuramente il merito di aver fatto conoscere al mondo le atrocità della Camorra e certamente lo Stato ha reagito con maggiore fermezza anche per l'effetto mediatico e l'attenzione dell'opinione pubblica mondiale sull'organizzazione criminale campana, ma l'aver contribuito alla realizzazione della fiction con più serie e con tante puntate rischia di vanificare il lavoro svolto creando il mito e la leggenda di personaggi negativi e alfieri del male, che, come tutti sanno, esercitano un grande fascino sui giovani e, soprattutto, su quelle masse giovanili delle periferie che sognano di divenire grandi boss per arrivare al potere, alla ricchezza e al rispetto che da sempre sono state e saranno le attrazioni del male. Ed il male spesso sulla terra e fra gli uomini ha molto più forza del bene.

Gianfranco Bonofiglio

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