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IL ROMANZO CRIMINALE COSENTINO (Terza Puntata)

Antonio Sena Antonio Sena

Il clima a Cosenza dopo gli omicidi avvenuti nel 1979 si surriscalda e si entra con il biennio '80-'81 nel clima rovente dell'acuirsi dello scontro senza esclusione di colpi. Oramai si è alla caccia dei rivali da abbattere. Nel 1980 a cadere il 14 febbraio Elio Sconnetti, legato ad Antonio Sena, e nello stesso anno scompare nel nulla Armando Bevacqua. Ma quello che accadde il 27 agosto all'interno del vecchio carcere di Colle Triglio, nel centro storico della città è il chiaro segnale di come la guerra fra le opposte fazioni sia giunta oramai a livelli altissimi. Nell'ambito di un vero e proprio regolamento di conti all'interno del carcere viene aggredito con armi da taglio nella sua cella Carlo Mazzei, che morirà durante il trasporto in ospedale. E non solo la guerra fra opposte fazioni si intensifica nella città di Tommaso Campanella ma anche in provincia si registravano agguati ed omicidi.

Particolare clamore suscitò l'omicidio di Giannino Losardo, consigliere comunale del Pci e segretario della Procura di Paola che venne consumato il 21 giugno. Questo era il clima di quegli anni, a Napoli Don Raffaele Cutolo imperversava dal suo castello di Ottaviano, a Reggio Calabria le potenti famiglie storiche della 'ndrangheta investivano nel nuovo e proficuo business, quello del narcotraffico, con la gestione di enormi quantitativi di denaro. Lo Stato era impotente, la legislazione del tempo era fortemente insufficiente a combattere un fenomeno dilagante e le carceri erano una palestra ed un luogo dove i padrini continuavano a comandare e dove si affiliavano i nuovi adepti alle organizzazioni. E non solo. Racconta Franco Pino da collaboratore di giustizia riferendosi agli anni '80. “Per Cosenza ero importantissimo, c'erano pezzi grossi che mi sostenevano.

E poi non è che voglio passare per Robin Hood, però quando la mattina davanti alla Boutique dei Fiori arrivavano 100 persone con 100 problemi diversi e io riuscivo a risolverne 70-80, beh mi sentivo realizzato. Io mi alzavo alle 6.00 di mattina, alle 6.10 ero già alla boutique dei fiori: passavano tutti, quelli del forno mi lasciava il pane fresco, veniva il fruttivendolo, quello dei pesci, erano tutti amici veri, e ci prendevamo il caffè insieme. Mi volevano bene, a me piaceva che il rispetto me lo guadagnavo, non è che lo imponevo col fucile. Quando ero in carcere e mi aveva fatto arrestare qualcuno, quante lettere mi arrivavano in cui dicevano chi mi aveva fatto arrestare o chi aveva avvisato la polizia. Io non sapevo chi era questa gente, me lo mandavano a dire perché mi volevano bene, non perché volevano soldi in cambio”. E queste parole chiariscono anche l'accettazione sociale e la cultura dominante del tempo. Quella di considerare gli uomini del crimine uomini d'onore, personaggi vincenti dei quali essere amici, per poter vantare protezione e considerazione sociale.

Questo era il clima della città. Questo era il clima nel quale giovanissimi venivano attratti e soggiogati dal desiderio di una carriera criminale. Erano gli anni di Renè Vallanzasca, il bel Renè, amato dalle donne, gli anni della Banda della Magliana. Ed in questo clima da anni '80 a Cosenza si continuava a morire. Si giunge al 1981. Un anno terribile. Nel solo territorio ricadente nella Circoscrizione di competenza del Tribunale di Cosenza si registrano nel 1981 19 omicidi e 136 rapine. Cifre record mai più eguagliate. Un triste rosario di morte quello del 1981. Si inizia il 5 gennaio con Alfredo Morelli, indicato poi dai pentiti come uno degli esecutori del delitto di Luigi Palermo. Il 25 gennaio cade Mario Coscarella. Ed il 1981 è anche l'anno nel quale cadono per mano mafiosa degli innocenti che ebbero solo la grande sfortuna di trovarsi casualmente nei posti sbagliati, uccisi da proiettili vaganti che sibilavano nei tanti agguati che si consumavano senza sosta.

Ad aprile nell'ambito di un agguato teso ad esponenti del clan Pino un proiettile vagante uccide Pasquale Barone, un inerme passante. Ed il 28 maggio viene ucciso Antonio Palermo, fratello di Luigi Palermo. In realtà la vittima designata era il fratello Mario. Un tragico errore di persona che costerà al vita ad Antonio Palermo che non era mai stato coinvolto in fatti criminali e che era lontano dall'ambiente. La guerra continua ed il 12 luglio viene ucciso a San Lucido Giovanni Drago, imparentato con Franco Pino. Tale omicidio scatenerà una furiosa vendetta con Franco Pino, il “boss dagli occhi di ghiaccio” che chiede ai suoi amici del reggino l'arrivo a Cosenza di due esperti killer per eliminare Carlo Rotundo, esponente di primo piano della cosca avversa. Ed il 23 luglio Carlo Rotundo, mentre scende dalla sua auto blindata per fare rifornimento di carburante, viene raggiunto da un mare di piombo.

Nel frattempo un giovane, Salvatore Altomare, custode di un museo a Venezia, che era sceso in Calabria per salutare la sua famiglia, mentre guidava la propria auto con al suo fianco la giovane moglie e la figlioletta di soli tre anni si accascia sullo sterzo della sua autovettura spirando perché colpito da un proiettile vagante. Un altro inerme passante che muore solo perché passa al momento sbagliato nel posto sbagliato. E nel 1981 cadranno anche Vincenzo Petrungaro, Mario Maestri, Santo Nigro, Francesco Porco e Giovanni Gigliotti. Erano gli anni delle auto blindate, ne circolavano a decine. E nonostante tutto ciò la classe politica del tempo ed i rappresentanti delle istituzioni continuarono a sottovalutare quello che stava accadendo. Ma questa è tutt'altra storia, e sul quesito se in quegli anni la criminalità organizzata ebbe la possibilità di avvalersi anche di coperture istituzionali mai nessuno ha saputo dare una risposta. E certamente rimarrà per sempre un quesito insoluto.

 

Gianfranco Bonofiglio

 

 

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