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IL ROMANZO CRIMINALE COSENTINO (Seconda puntata)

Franco Pino Franco Pino

Con la morte di Luigi Palermo si avvia quel processo di trasformazione della criminalità cosentina che la condurrà, in tempi brevissimi, ad essere riconosciuta anche dalle altre organizzazioni criminali che fino ad allora l'avevano ignorata. Racconta Franco Pino nel ricordare quando appena morto Luigi Palermo, venne arrestato, “In carcere ho cominciato ad avere degli agganci con quelli di Reggio. Comincio così a conoscere esponenti della mafia reggina. Il primo che ho conosciuto è stato Nino Gangemi, braccio destro di Piromalli. Gangemi mi inserì nella 'ndrangheta vera e propria degli uomini d'onore. Io sono stato affiliato da Gangemi in carcere, come picciotto, poi a distanza di un mese, mi hanno dato il secondo grado, camorrista e, a distanza, di sei sette mesi, il terzo grado sgarrista”.

Franco Pino alla giovanissima età di 26 anni era già al terzo grado. Livello che nella 'ndrangheta consentiva già di essere capo società. E, per come delineò un altro pentito di 'ndrangheta, il codice dell'onorata società prevedeva ai quei tempi sette gradi, picciotto, camorrista, sgarrista, santista, vangelo, crimine, diritto e medaglione. Esisteva anche una figura un grado a parte, quello del “contrasto onorato” che è una figura esterna, cioè di colui che non è parte integrante dell'organizzazione però gravita nel medesimo ambiente ed è sempre a disposizione. I gradi venivano scalati per particolari meriti e per capacità d'azione. E non solo Franco Pino instaura solidi rapporti con gli ambienti reggini ma in quegli anni sono accertati da apposite inchieste giudiziarie anche rapporti con esponenti della mafia siciliana.

Risale al periodo degli anni '77 e '78 il verificarsi di numerose rapine che venivano compiute da specialisti di Catania che poi dividevano a metà il bottino con i loro amici cosentini. Accertati anche rapporti di un esponente di spicco del romanzo criminale cosentino, Mariano Muglia, che cadrà sotto il piombo dei killer, con esponenti della mafia siciliana di Messina. E fece clamore anche l'arresto a Cosenza di un professionista in rapine di fama nazionale, Ugo Ciappina, che venne coinvolto nella storica rapina di Via Osoppo che a Milano, nel 1958, fruttò l'equivalente di 60 milioni di euro di oggi e che a Cosenza venne incriminato per una tentata rapina in banca.

E non solo Franco Pino riuscì a creare solidi rapporti con i reggini ma li creò altrettanto solidi anche con un protagonista assoluto della malavita di quegli anni, Raffaele Cutolo, “Don Rafè”, il capo indiscusso della Nco, Nuova camorra organizzata. Leggendario l'incontro che Don Raffaele Cutolo organizzò nel suo castello di Ottaviano, quando avendo riunito esponenti di spicco della 'ndrangheta, della mafia siciliana e della Sacra Corona Unita oltre ad altri rappresentati della Camorra, teorizzò la possibilità di organizzare, con oltre 25.000 uomini armati di tutto punto una rivolta per conquistare il potere contro i politici e quando sostenne “I politici ce li mandiamo noi, ora basta, andiamoci noi stessi al governo”.

Ed in quel summit che venne interrotto dall'incursione delle forze dell'ordine venne arrestato anche Franco Pino che, con alcuni suoi sodali, era andato a rappresentare la 'ndrangheta cosentina. Nel 1978, dopo l'agguato che il clan Pino subì nella frazione Acquacoperta sulla strada della Sila, il 24 agosto scompare Aldo Curcio. Un caso di lupara bianca.

Un sistema che verrà utilizzato in numerosi casi anche negli anni a venire. Ma nel 1978 il romanzo criminale cosentino registra un episodio eclatante che suscitò ampio clamore in città e del quale si occuparono anche le testate giornalistiche nazionali. La sera del 27 ottobre al ristorante “L'Elefante Rosso” di Commenda di Rende l'imprenditore Gildo Perri, legato al clan Pino era seduto al tavolo con il potente boss della sibaritide, Giuseppe Cirillo ed al suo fianco vi era il figlioletto Pasqualino di appena undici anni.

I killer spararono all'impazzata dall'esterno della vetrata del ristorante indirizzando il piombo verso il tavolo dei commensali, ma l'unico a rimanere gravemente ferito fu il piccolo Pasqualino Perri che poi morì in ospedale. Era la prima volta che cadeva un piccolo innocente. Giuseppe Cirillo proveniva dalla Campania e nel 1975 costituì il “locale” di Sibari con la benedizione e l'assenso capo della 'ndrangheta reggina, Paolo De Stefano. Il locale di Sibari comprendeva le 'ndrine di Rossano, Cariati, Corigliano, Castrovillari, Altomonte. La vendetta non tardò ed il 20 maggio del 1979 sempre a Commenda a pochi metri dal luogo dove cadde Pasqualino Perri venne freddato dai killer Giuseppe Spina, fratello del potente boss Ciccio Spina, che venne ucciso a sua volta a gennaio del 1980 in Puglia.

Nel 1978, il 10 novembre cade con un agguato Francesco Paone. L'anno successivo, nel 1979, il 17 ottobre viene ucciso da un commando l'imprenditore Gildo Perri all'interno del suo cantiere di inerti in Contrada Petrara di Rose. Con lui muore anche Giuseppe Prezioso, un suo collaboratore. Questi sono stati gli ultimi anni '70. Un periodo buio dove il numero dei reati subì una forte impennata e dove i tentati omicidi, le rapine, le estorsioni aumentavano a ritmo vertiginoso, ma l'apice del conflitto e della prima guerra di mafia si registrò nei primi anni '80 ed in particolare l'anno nero fu il 1981 con ben 16 omicidi nella sola città di Cosenza. Anno che rimane il più violento del romanzo criminale cosentino. Ma anche nel 1980 si registrarono efferati delitti. La città tranquilla di un tempo è oramai solo un ricordo.

 

Gianfranco Bonofiglio

 

 

 

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