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Pd, nell'assemblea regionale la centralità del referendum, con lo sponsor di Oliverio, Minniti e Magorno in Calabria assicurata la vittoria del "No"

Marco Minniti Marco Minniti

Il Pd continua ad associare al referendum di ottobre il proprio impegno e soprattutto la figura del Premier e segretario Matteo Renzi. Considerando che la leadership di Renzi nel Paese è oramai verso il declino non vi è dubbio che l'esito del referendum sarà identico all'esito di Fassino quale candidato sindaco del Pd a Torino che ha perso clamorosamente contro la candidata del movimento 5 Stelle, oggi sindaca, a dispetto di tutte le previsioni possibili ed immaginabili che davano per scontata la vittoria dello stesso Fassino. Basti immaginare che in Calabria gli sponsor del si al referendum rispondono al nome di Marco Minniti, Mario Oliverio ed Ernesto Magorno.

Un trio che garantisce la vittoria del "No" e ne rappresenta il miglior sponsor possibile. Ed anche nella riunione della direzione regionale del partito dove ci si aspettava di tutto ma poi, come sempre, non è accaduto nulla di nulla l'argomantazione principale è stata quella del referendum: e a dettare le regole come sempre il vero padre - padrone del Pd in Calabria, il potentissimo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti, Marco Minniti. E nel concludere i lavori, come sempre, Minniti ha sostenuto che "Il referendum deve essere centrale nell’attività del Pd perché è un passaggio cruciale per l’Italia e la leadership di Renzi è un patrimonio e come tale dev’essere considerato dal mio partito. Su quella partita si gioca un elemento vitale per l’Italia, in un contesto in cui c’è l’onda lunga dell’incertezza: basti pensare al Regino Unito dopo la Brexit con l’attuale crisi della classe dirigente, alla confusione in Spagna, all’Austria con la ripetizione delle elezioni presidenziali per errori procedurali, alle evidenti difficoltà della Francia.

Tra crisi economica e terrorismo c’è un clima di grande incertezza al quale si deve rispondere tenendo insieme stabilità e riformismo. Bisogna trasmettere il messaggio che in Italia c’è stabilità, che è condizione essenziale per superare i problemi sociali di un paese. E dobbiamo fare riforme a 360 gradi, perché questo tema affronta il cuore del sistema Stato: se, come ritengo, la riforma passa l’Italia può affrontare la sfida riformista. In Italia abbiamo una leadership giovane e riformista, e leadership così non si inventano a tavolino e non si trovano dietro l’angolo.

Dobbiamo vedere come prendercene cura. La leadership di Renzi è un patrimonio e come tale deve essere considerata dal mio partito”. Minniti ha anche discusso della situazione del partito ed ha affermato, in riferimento alla giunta regionale, che si deve "sostenere lo sforzo di innovazione che sta facendo. Sarebbe utile fare un bilancio dopo due anni di governo aprendolo alle forze sociali della Calabria, pensando magari ad agosto di organizzare un seminario sulle scelte delle politiche di governo e sulle questioni che abbiamo di fronte".

Sarebbe interessante poter chiedere al potentissimo sottosegretario Minniti a quale sforzo di innovazione si riferisce dato che a giudizio unanime dei calabresi la giunta regionale ed il Governatore Oliverio hanno sinora fatto rimpiangere non solo lex Governatore Scopelliti ma anche ed addirittura l'ex ministro e Governatore Agazio Loiero. Evidentemente il Pd vive in un mondo tutto suo ed è sempre più lontano dai calabresi che soffrono e che assistono all'assenza totale di una Regione che non riesce a fornire alcuna risposta in nessun campo. Purtroppo quando il potere è assoluto la storia insegna che chi lo detiene non riesce più a vedere la realtà. E ciò vale soprattutto per il Governatore Oliverio e tutto il Pd calabro che accecato dal potere ha oramai perso ogni legame con il territorio.

Redazione

 

 

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