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Lunedì, 16 Aprile 2018 08:59

Correva l'anno 1970, alle elezioni comunali del 7 giugno la lista "Unione Bruzia" si presentò con il progetto della "Grande Cosenza", l'unione fra i comuni

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Pino Gentile Pino Gentile

Correva il 1970, e vi era chi, anche allora, con grande lungimiranza, sognava una Grande Cosenza, una città che potesse conglobare i comuni limitrofi e divenire una grande città, la più grande città calabrese. Sono trascorsi ben 48 anni, quasi mezzo secolo, e quel sogno è ancora oggi un sogno irrealizzato. Tanti anni di campanilismo, di interessi piccoli e grandi e soprattutto di totale assenza di un ceto politico illuminato hanno impedito quello che già quasi mezzo secolo fa sembrava essere una normale e logica conseguenza dello sviluppo non solo urbanistico del territorio interessato.

La lista che auspicava una "Grande Cosenza" fu opera di un gruppo di giovani, la Gioventù Francescana che si impegnava presso il Convento dei Padri Cappuccini detti della Riforma. Ma non erano soli, vi erano anche giovani provenienti dalla destra, dalla sinistra e dal centro ma, come sempre, i progetti validi e le candidature di giovani per bene e speranzosi nel futuro sono state poi nelle elezioni massacrate e polverizzate dal solito sistema clientelare del voto di scambio, del voto al padrino politico, del voto acquistato con qualche banconota soprattutto nei quartieri popolari.

Ovviamente la lista per pochi voti non prese il quorum necessario ed il 7 giugno 1970 di quella non venne eletto nessuno. Sbancarono come era ovvio la lista della Dc e del vecchio Psi soprattutto con la grande affermazione di un giovane di 26 anni, un certo Pino Gentile, eletto nella lista del Psi, che poi, da allora sempre eletto ed oggi vicepresidente del Consiglio Regionale dopo 48 anni di ininterrotta carriera politica, record nazionale e forse planetario, fu il capostipite della crescita della famiglia politica più potente da sempre in città. La famiglia Gentile.

Il programma della lista "Unione Bruzia" prevedeva la conurbazione della città con i comuni viciniori con un nuovo piano regolatore e con un consiglio comunale di unificazione e con la trasformazione dei municipi minori in circoscrizioni municipali sorretti e coadiuvati da consigli di quartiere. Un programma avveniristico che non venne compreso e non venne apprezzato e che, ancora oggi, dopo mezzo secolo, ha un suo significato.

Ma un sogno era allora ed un sogno è ancora oggi e, probabilmente, lo rimarrà per sempre. La Calabria non è l'Eldorado e tanto meno non è la terra dei sogni che si realizzano ma è la terra dove i sogni rimangono solo sogni e dove la realtà, immutabile e stagnante, è sempre la stessa. Una terra dove nulla cambia e dove la rassegnazione ed il fatalismo congenito, storico, patologico, culturale e antropologico è parte della natura stessa del cosentino e della sua storia.

 


Redazione

 

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