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Mercoledì, 28 Marzo 2018 09:10

Alcune considerazioni sul Reddito Minimo e sulla situazione sociale esplosiva esistente nel Mezzogiorno

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In un articolo pubblicato dal sito LaVoce.info nel gennaio 2018 è precisato che secondo l’audizione dell’Istat in Parlamento i beneficiari del reddito minimo proposto in un disegno di legge del Movimento 5 stelle (n. 1148/2013) sarebbero circa 8,3 milioni di persone. Il costo stimato dall’Istituto nazionale di statistica è di 14,9 miliardi, mentre per l’Inps sarebbe di 30 miliardi (audizione del presidente Tito Boeri alla commissione Lavoro del Senato).

Un’altra stima è stata pubblicata su Lavoce.info da Francesco Daveri e Massimo Baldini, secondo cui le famiglie beneficiarie della misura sarebbero 4,9 milioni con un costo per lo Stato di circa 29 miliardi di euro. Concordo che la migliore misura di contrasto alla povertà è la crescita per cui bisogna puntare prioritariamente sullo sviluppo e sulla creazione di posti di lavoro, ma un reddito minimo è previsto in tutti i paesi europei, tranne che in Grecia ed in Italia.

Da sottolineare d'altra parte che esiste già un reddito di inclusione approvato dai Governo Renzi/Gentiloni e che con gli 80 euro il Governo Renzi ha destinato 10 miliardi di euro a persone già con un reddito. L'Italia ha un debito pubblico di oltre 2200 miliardi che tenderà ad aumentare ancora e va tenuto sotto controllo, ma la spesa della Pubblica Amministrazione è di 800 miliardi annui e trovare 10/15 miliardi per il reddito minimo non solo non sembra una impresa impossibile, ma è doveroso per evitare anche che ci siano ancora persone costrette a dormire per strada e nuovi suicidi.

E' da ricordare che in Italia nel 2017 le persone in cerca di occupazione sono state 2,9 milioni, di cui oltre la metà nel Mezzogiorno. Il tasso di disoccupazione è stato minimo in Trentino con il 4,4%, ed ha raggiunto i valori massimi del 21,5% in Sicilia e del 21,6% in Calabria, dove le persone in stato di povertà hanno raggiunto quasi il 40%. Sono risultati circa 148..000 disoccupati e oltre 211.000 persone inattive, ma forze di lavoro potenziali, che non cercano più lavoro per sfiducia, senza considerare le migliaia di persone costrette ad emigrare.

Soprattutto nel Mezzogiorno, pertanto, si è creata una situazione sociale esplosiva, che non può essere più ignorata e che va affrontata con urgenza e con un approccio integrato.

 

 

Vincenzo Gallo

 

 

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