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Venerdì, 16 Marzo 2018 09:26

Edison alla ricerca dell'oro nero nello Ionio

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Rosella Cerra Rosella Cerra

Notizia del primo marzo 2018 la corporation energetica italiana Edison e la francese Total, hanno avuto l’ok definitivo da parte del Parlamento greco, per 4 concessioni di ricerca di idrocarburi nel mare Ionio. Le due compagnie fanno parte di un consorzio insieme alla locale HellenicPetroleum. Il 27 febbraio 2018, per la stessa Edison, viene avviata la procedura per l’ottenimento di un altro permesso di ricerca sempre nel mare Ionio. Nello Studio di Impatto Ambientale(SIA) si precisa che: “L’Istanza di Permesso di Ricerca è stata presentata in data 28/08/2013 al Ministero dello Sviluppo Economico dalla società Petroceltic Italia S.r.l. (Petroceltic) (50%) in associazione con Edison S.p.A. (Edison) (50%)” inoltre “L’Area di Istanza di Permesso di Ricerca è ubicata nel Mar Ionio, a circa 14 miglia nautiche da Santa Maria di Leuca (LE), e si estende per una superficie di 729,020 km2. L’indagine sismica si svolgerà su una superficie di 300 km2 (Area di Progetto), all’interno dell’Area di Istanza di Permesso di Ricerca”.

Per questa istanza, in data 09/04/2015, la Commissione per gli Idrocarburi e le Risorse Minerarie (CIRM) ha espresso parere favorevole; si è espressa anche la Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale VIA e VAS (CT VIA e VAS) che ha formulato il parere N. 2199 del 14/10/2016 contenente indicazioni che sono state recepite nel SIA presentato a febbraio. Questa altra istanza èadiacente alle altre due della Global Med, la d89F.R-.GM e la d90F.R-.GM, per le quali, nel mese di ottobre 2017, ha avuto i Decreti di Compatibilità Ambientale. I due blocchi della Global Med messi insieme costituiscono un unico blocco di oltre 1400 km2, al quale quindi si aggiungerebbero le oltre 700 km2 di superficie marina della nuova istanza.

Si potrebbe anche ipotizzare che una volta avuto il permesso la Edison possa poi acquisire anche le aree concesse alla Global Med e costituire quindi un’unica area di estrazione. Tecnicamente l’area marina interessata appartiene al Mare Ionio Settentrionale, al confine con il Mare Adriatico Meridionale e al confine con la linea delle acque territoriali e riguarda solo la Regione Puglia, non coinvolgendo la Calabria e la Basilicata. Di fatto le attività di ricerca con air-gun e le eventuali future attività estrattive, non possono prescindere dalle ripercussioni a lungo raggio che inevitabilmente avranno sulle altre regioni prospicenti; sovrapposte poi ad altre istanze già in fase più avanzata di ottenimento del permesso, costituiscono una fonte di pericolo e di danno molto più ampia di quello che potrebbe essere una isolata e lontana attività.

E comunque si ritrova nel mezzo di diverse aree protette e di prossima istituzione. Viene spesso sottovalutato l’effetto a lungo raggio dell’azione degli air-gun e l’acidificazione del mare che favorisce la propagazione del suono in maniera non del tutto nota e che pertanto comporta un coinvolgimento anche di altre regioni sulle quali si proietta. Lo stesso SIA contiene un breve cenno a questo fenomeno riconoscendo comunque che: “Gli attuali cambiamenti climatici stanno influenzando le acque marine e, pertanto, anche gli organismi che vi vivono. Le principali conseguenze possono essere riassunte nell’aumento della temperatura (e quindi un abbassamento del termoclino) e nell’acidificazione delle acque. Mentre non sono previsti impatti legati all’aumento di temperatura, in ragione dell’elevata profondità in cui si trova il fondale dell’area di studio (~1000 m), non si escludono impatti correlati all’indebolimento delle strutture scheletriche dei coralli e di altre formazioni carbonatiche (e.g. conchiglie) legati all’acidificazione”.

Lo Studio non riporta il legame esistente fra tale fattore e la propagazione del suono. Sono infatti molti gli studi e le ricerche volte in tale direzione, che dimostrano come il coefficiente di attenuazione del suono sia sensibile all’aumento dell’acidificazione e che proprio nella porzione di mare da loro individuata, dagli studi a disposizione, ha fra i più alti tassi registrati. Sarebbe quindi opportuno e prudente non procedere con alcuna attività di ricerca fintanto che non si facciano ulteriori studi, cosi come più volte sollecitato nelle precedenti osservazioni presentate contro altre istanze, invocando anche il Principio di Precauzione. Anche l’ISPRA ha sollecitato nelle opportune sedi la necessità di un approfondimento di queste ricerche.

Come affermato in uno studio presentato il 30 luglio 2013 al Forum sulla Ricerca ISPRA inerente la tematica dell’Acidificazione Marina che illustra il lavoro svolto in ottemperanza della Direttiva sulla Strategia Marina (MSFD) ed in particolare dell’Art. 8: Valutazione iniziale (InitialAssessment) Marine acidification: conoscenze attuali e prospettive future: “Risultati di simulazioni sull’andamento futuro indicano che, anche riducendo le emissioni di CO2, l’inerzia del sistema atmosfera-oceano è tale per cui il processo di acidificazione potrà proseguire comunque esponendo il biota a condizioni mai sperimentate precedentemente nella storia evolutiva. Alle modificazioni prodotte dall’acidificazione marina si sommeranno altre alterazioni ambientali e in particolare quelle legate all’aumento della temperatura. Dal periodo pre-industriale ad oggi si è avuto un decremento del valore pH delle acque superficiali degli oceani di 0.1 unità.

Il livello di acidificazione marina del Mar Mediterraneo è compreso tra -0.14 e -0.05 unità di pH (Touratier e Goyet, 2011)”. Il Mar Mediterraneo per le sue caratteristiche chimico/fisiche appare una delle regioni maggiormente impattate dall’acidificazione marina”. Mentre nelle Criticità esposte nello studio viene evidenziata una: “Assenza di progetti di ricercaspecificamente indirizzati ai mari italiani che restano ad oggi poco caratterizzati con molti e diversi aspetti ancora da investigare e comprendere, anche nell’ottica di una corretta valutazione dei rischi e di una efficace pianificazione delle politiche di intervento”. Fra le Idee Progettuali: “Al fine di colmare le lacune messe in evidenza nella prima valutazione iniziale della MSFD è necessario programmare linee strategiche future finalizzate alla: predisposizione di una Rete Nazionale Integrata per il Monitoraggio a lungo termine del Livello di Acidificazione (pH) e di Alcalinità (Flussi di CO2) nei mari italiani ad integrazione delle stazioni già esistenti in aree utili alla caratterizzazione delle sottoregioni così come definite nella MSFD”.

Siamo in attesa di ulteriori informazioni relative alla Rete Nazionale Integrata, che dovrebbe coinvolgere enti di ricerca quali CNR(Consiglio Nazionale delle Ricerche), ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), OGS (Istituto Nazionaledi Oceanografia e di Geofisica Sperimentale), CONISMA (Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare). Al momento non vi sono comunque sviluppi in positivo. Sulla costa di fronte, al largo di Crotone, vi sono le altre tre istanze della Global Med, una delle quali ha avuto di recente il Decreto di Compatibilità Ambientale, mentre le altre due hanno già avuto il via libera anche da parte del Ministero dello Sviluppo Economico. I ricorsi promossi da alcuni comuni e dalla Regione Calabria sono stati respinti al TAR. La Regione ha già fatto ulteriore ricorso al Consiglio di Stato, ma la tendenza che ha predominato finora è stata quella di favorire le compagnie petrolifere.

Occorre quindi che vi sia una inversione di tendenza innanzitutto politica e quindi culturale ed economica. Dalle ultime elezioni politiche un segnale è stato mandato. In una intervista al Guardian nel 2016 Steven Hawking lanciò un monito: 'We face awesome environment alchallenges: climat echange, food production, over population, the decimation of otherspecies, epidemic disease, acidification of the oceans. 'Together, they are a reminderthatwe are at the most dangerous moment in the development of humanity'. Trad: "Affrontiamo grandi sfide ambientali: cambiamenti climatici, produzione alimentare, sovrappopolazione, decimazione di altre specie, malattie epidemiche, acidificazione degli oceani. Insieme, ci ricordano che siamo nel momento più pericoloso dello sviluppo dell'umanità"

Dottoressa Rosella Cerra, coordinatrice di diverse osservazioni contro diverse istanze nell’area del Mare Ionio

 

 

 

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