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Lunedì, 05 Marzo 2018 00:27

Quando votare diventa una tortura...

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Una sezione elettorale calabrese va in tilt e causa una coda chilometrica. Risultato: tre ore di fila per deporre la scheda nell'urna. C’è il bello della diretta e il bello della testimonianza. In queste ore sono circolate in rete varie notizie sul caos di alcune sezioni elettorali, forse dovuto ai bollini di sicurezza, ennesimo (e probabilmente non ingiustificato) meccanismo antifrode escogitato dal legislatore. Ma la verità, probabilmente, è un’altra: la celerità delle operazioni di voto è dipesa più dall’abilità e dalla preparazione delle commissioni che dalla farragine della normativa.

Chi scrive, infatti, è testimone di una coda chilometrica all’interno di un seggio. Dunque: siamo a Rende, nei pressi di Cosenza. Il seggio elettorale intasatissimo è quello allestito nei locali delle Scuole elementari di Quattromiglia. La cosa curiosa di tutta questa vicenda, che ha suscitato proteste che definire accese è poco, è che l’intasamento del seggio è stato causato da una sola sezione: la numero 7.

Per chiarire ulteriormente, è il caso di fare qualche numero. Il seggio in questione è composto da quattro sezioni: la numero 7, che conta circa 1.400 e rotti elettori, la numero 9, che ne conta 1.032, la numero 11, che ne conta 1.230 circa, e la numero 27, la più leggera, con circa 750 elettori. Ora, la sezione andata in tilt è stata la 7. Al riguardo, c’è chi ha fatto dell’allarmismo inutile, parlando di persone in fila con bambini piccoli in braccio, che chi scrive non ha visto. Ma il problema c’è stato, pure bello grosso: la fila degli elettori in attesa iniziava dall’ingresso dell’edificio e contava almeno 200 persone fino all’ingresso dell’aula dove dovevano svolgersi le operazioni. Il tempo medio per votare è stato di circa 3 ore e qualcosa per elettore.

Un’elettrice è entrata alle 19 ed è riuscita a uscire alle 22,15. Per completare il quadro, val la pena di aggiungere qualche informazione secondaria. Ad esempio, l’ampiezza dei corridoi: 2 metri e mezzo circa, che va bene per gli alunni, non per persone adulte e anziane. Questo dato rende l’idea delle condizioni di pesante disagio in cui è avvenuta l’attesa degli elettori. Di chi la responsabilità?

Parrebbe del presidente del seggio. A quanto è stato riferito da parecchi elettori, il presidente avrebbe esercitato un controllo ferreo su tutte le operazioni di voto, a partire dall’apertura delle buste e dalla consegna delle schede a finire con le verbalizzazioni. Sempre stando a informazioni carpite dagli elettori, all’interno della sezione sarebbero state utilizzate solo 2 delle 4 cabine a disposizione.

Certo, la numero 7 era la sezione più affollata. Però il confronto con le altre sezioni rivela qualche altro elemento non a favore di questo presidente troppo pignolo e non troppo preoccupato delle condizioni in cui i cittadini hanno dovuto votare. Alle 21,50 circa nella sezione 9 avevano votato già circa 600 elettori su 1.032 aventi diritto. Non pochi e tutti smaltiti, visto che davanti all’ingresso dell’aula non c’era praticamente file. Lo stesso numero, forse qualche decina in più, aveva regolarmente votato alla 11, il cui ingresso risultava sgombro di persone, e circa 500 erano i votanti della 27.

Oltre i numeri, risultano efficaci alcune scene, di cui scrive è stato pure testimone. Innanzitutto, i fischi e le proteste degli elettori in fila, che hanno fatto temere per l’incolumità fisica dei membri della commissione: non a caso, la sezione 7 è stata presidiata da alcuni carabinieri e dal vicecomandante della Polizia municipale di Rende. C’è da aggiungere, sempre secondo alcune testimonianze, che il presidente del seggio avrebbe rifiutato le offerte di aiuto degli scrutatori di altri seggi e che alcuni elettori avrebbero tentato di segnalare il problema all’ufficio elettorale della prefettura di Cosenza e a quello del Comune di Rende, parrebbe senza risultati.

Alcuni elettori, inoltre, si sono rifiutati di fare la fila e hanno abbandonato il seggio. Serve altro? Questo piccolo, disturbante episodio sembra il degno corollario di una campagna elettorale nata male e svoltasi peggio. Votare già non è un piacere: non a caso la Costituzione lo definisce dovere. Ma così diventa una tortura.

Fonte: indygesto

 

 

 

 

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