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Martedì, 27 Febbraio 2018 09:39

La Calabria, la 'ndrangheta e l'ecomafia

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Sul mondo dei rifiuti, con molte ombre e poche luci, si concentra una delle tante e lucrose attività gestite da una 'ndrangheta sempre più imprenditrice e sempre più addentrata nella gestione degli affari che contano. L’ecomafia rappresenta, sempre più, un grande serbatoio di affari di cospicua entità per una organizzazione che ha assunto gli aspetti e le caratteristiche di una vera e propria holding economico-finanziaria. Dal recente rapporto della Commissione Parlamentare Antimafia si desume che sul territorio nazionale risultano essere ben 138 le cosche coinvolte negli ultimi anni in reati di tipo ambientale. Le organizzazioni criminali dedite all'ecomafia hanno esteso e diversificato le loro attività con attività cosiddette collaterali come il traffico illegale di rifiuti con la creazione di discariche abusive, il cemento illegale ottenuto con la mistura di rifiuti ma, soprattutto, con la gestione dei rifiuti pericolosi o tossici.

Tantissimi i casi di gestione illegale di rifiuti e di rifiuti tossici, in particolare, che hanno costellato decine e decine di inchieste giudiziarie negli ultimi anni. La Calabria, sempre più pattumiera d'Italia, da sempre è stata teatro di interessi criminali nel campo dell'ecomafia. E molte le inchieste che hanno coinvolto imprenditori senza scrupoli, personaggi politici eccellenti ed esponenti di primo piano delle famiglie criminali calabresi. Dalle discariche abusive rinvenute dalle forze dell'ordine nei primi anni ottanta nel territorio di Santa Domenica Talao, nell'alto tirreno cosentino, agli interramenti di ferrite di zinco in alcune aree del cassanese adibite alla produzione di agrumi al ritrovamento di ben 135.000 tonnellate di rifiuti tossici rinvenuti dai militari della Guardia di Finanza nel bel mezzo di vasti agrumeti situati nel comune di San Calogero, provincia di Vibo Valentia.

Ed ancora una volta nelle inchieste compaiono anche aziende di altre regioni italiane che , invece di seguire le normative obbligatorie per lo smaltimento di rifiuti tossici e nocivi alla salute, preferiscono far sparire gli stessi con diversi stratagemmi e sfruttando organizzazioni criminali dedite all'occultamento illegale. Far smaltire 135.000 tonnellate di rifiuti tossici in sicurezza e secondo le normative vigenti avrebbe avuto un costo di 18 milioni di euro. Molto più conveniente farli sparire ad un costo molto più basso. E in una delle passate relazioni della commissione antimafia si cerca anche di fare i conti in tasca all'immenso business dell'ecomafia. Oltre un miliardo e quattrocento milioni di euro annuali provenienti dalla gestione illegale dei rifiuti pericolosi.

Oltre un miliardo e seicento milioni di euro per la gestione dei rifiuti speciali. E, dulcis in fundo, non si può non menzionare il vorticoso flusso economico legato al mondo degli appalti pubblici per la gestione dei rifiuti urbani. E' difficile poter stabilire quale sia la percentuale di infiltrazione delle organizzazioni criminali in questo specifico settore nel quale operano anche aziende ed imprese al di sopra di ogni sospetto, ma è altrettanto certo che esistano anche imprese ed aziende che, apparentemente pulite e limpide, in realtà rispondono a consolidati interessi di natura criminale. Un settore nuovo ed innovativo, quello dell'ecomafia, che, sul piano della criminalità calabrese, dimostra ed evidenzia in modo palese quel processo di trasformazione di una criminalità a sfondo rurale in una criminalità in grado di tessere rapporti di collusione con il livello dei colletti bianchi e degli insospettabili. L’ecomafia, un mondo inesplorato e difficile, sul quale sarebbe opportuno accendere i riflettori, per fare, nel mondo dei rifiuti, un po' di pulizia.

Redazione

 

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