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Franco Piperno, il caso Grasso "la pericolosa miscela tra giustizia e politica"

Pietro Grasso Pietro Grasso

Così il presidente del senato, già procuratore a Palermo e poi procuratore nazionale antimafia, è divenuto il leader di un nuovo partito della vecchia sinistra. Si conclude in questo modo, per il momento almeno, la traiettoria di un magistrato astuto dalle aule dei tribunali a quelle della politica. Il ceto politico persiste nell’affidare un ruolo di supplenza al potere giudiziario, con la conseguenza inevitabile di ridurre alcune delle questioni etico-politiche in problemi d’ordine pubblico.

Bisogna riconoscere che questa pulsione autoritaria non è certo di oggi: fin dall’inizio, intendo dall'unificazione del nostro paese, a fronte della impotenza egemonica del nuovo ceto politico, compare la tentazione di governare usando la violenza della legge - si pensi alla legge Pica, varata già nei primi anni sessanta del XIX secolo,per stroncare, tramite bersaglieri e giudici, le insorgenze nel Mezzogiorno d’Italia. Vi è come un filo nero che corre lungo tutta la nostra storia e l’imbratta, dalla legge Pica appunto qualche decennio oltre metà Ottocento, alle leggi speciali di Cossiga-Pecchioli un pò più di un secolo dopo, dal prefetto Mori al generale Dalla Chiesa.

E’ avvenuto che compiti e funzioni che tradizionalmente, nelle democrazie rappresentative, vengono affidati al potere legislativo ed a quello esecutivo, in Italia finiscono con l’essere monopolizzate dal potere giudiziario - così, mentre la magistratura invade la politica, la politica penetra all’interno della magistratura. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: riassunte al meglio, nei loro aspetti da Commedia dei Pupi, da quella indolenza aggressiva di Ingroia, siciliano, procuratore a Palermo e poi fondatore di un partito improbabile.

Articolo di Franco Piperno

Fonte: orestescalzone.wordpress.com

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